Tra le misure previste dal "Cura Italia" per tamponare gli effetti dell'emergenza Coronavirus, anche 100 euro in busta paga per i redditi da lavoro dipendente, da erogare ai lavoratori in azienda durante il mese di marzo 2020. Un bonus esentasse che va rapportato però agli effettivi giorni di lavoro svolti in sede. Una misura per alcuni ritenuta iniqua, come per l'infermiera di Fano Michela Venturi, che lavora a Senigallia. In una lettera-appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha esposto il suo sdegno: "La ringrazio, ma il mio lavoro vale molto di più".

La lettera dell'infermiera

Michela Venturi, 39 anni, infermiera al lavoro presso l'ospedale di Senigallia esordisce così: "Cento euro in più al mese per rischiare la vita? Anche no. No, perché "il mio lavoro vale molto di più". Ma soprattutto no perché "basta una sola, minima distrazione e si rischia di infettarsi". Una lettera struggente che sottolinea le difficoltà di chi lavora tutti i giorni in prima linea:

Durante i miei turni non bevo e non mangio perché ho paura che con un solo errore mi infetti e di conseguenza trasmetta il virus ad altri. Così ogni tanto ho un calo di zuccheri, ma non mollo. Ho paura che solo spostandomi gli occhiali e la mascherina o togliendomi i guanti causa dolore insopportabile al viso e alle mani, possa contrarre il virus. La ringrazio, ma io quei soldi non li voglio.

Il bonus di 100 euro in busta paga: chi lo prende

Come da Decreto Legge n. 18/2020 per far fronte all’emergenza Coronavirus Covid-19, i lavoratori dipendenti al lavoro in sede durante il mese di marzo 2020 saranno premiati con un bonus massimo di 100 euro netti esentasse, che sarà erogato dal lavoratore nella busta paga di aprile 2020, accanto all’ex bonus Renzi. Spetta ai lavoratori dipendenti pubblici e privati con un reddito complessivo, al netto quindi e non al lordo, non superiore a 40 mila euro. Sono esclusi, quindi, i cococo.