Il problema segnalato da Laura Boldrini esiste?

Sì, con l’esplosione del web si è posto all’attenzione un problema “antico”: quello della “festa dei folli” che non avviene più per un giorno all’anno, ma 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. In rete.

Con meccanismi assai preoccupanti quando la furia “spontanea” viene adoperata per operazioni assai discutibili: voti on line, Quirinarie ecc ecc. Ma il problema si pone con maggiore intensità oggi che vengono prese di mira persone note ed opinion leader. Avete scoperto che nella rete c’è la violenza verbale? Benvenuti nel club, di noi che la subiamo da vent’anni, ma quello che state notando è solo che la mareggiata che cambia il mondo vi bagna i vestiti.

E’  spiacevole per voi e per gli abiti, ma non è il centro del problema. Lasciatevi spiegare perché sbagliate risposta solo perché sbagliate la definizione del problema. Senza nessuna arroganza, ma sulla base dell’esperienza.

Battaglia culturale?

La riforma e la controriforma furono guerre culturali. Non disdegnarono l’uso della tortura e del fuoco.

Cosa intendiamo per battaglia culturale? Che bisogna combattere contro i grandi centri di avvelenamento e contro le abitudini del piccolo utente in preda a furore che usa “psiconano” (perché gli insulti valgono anche quando sono rivolti al Nemico, vero?).

E questa battaglia come vogliamo farla? Non è la libertà l’unico modo di farla? La libertà di esprimersi: perché scusate, non è che l’umanità sia diventata uno schifo dal giorno alla mattina. E’ che prima non poteva esporre le sue budella. Ora può. Nascondiamo le budella o proviamo a spostare il ragionamento verso il cervello? Una cultura democratica fa questo senza censura, repressione, leggi. Lo fa con l’esercizio della libertà. E’ la differenza fra la nostra e storia e quella dei paesi a democrazia liberale, no?

Bisogna fare legge ad hoc per perseguire diffamatori, calunniatori e insultatori su web?

Il presidente della Camera sarà sensibile ad un argomento: attenzione a non dare una risposta di “polizia” ad un problema sociale. Sociale e universale.

La rete è una forza inarrestabile e solo in paesi preda di un delirio reazionario più o meno manifesto viene ostacolata, violata, censurata. Ma rinunciamo ai sostantivi della retorica. Chi è la rete? Le persone, gli individui, presidente. E la responsabilità individuale il perno di ogni cosa.

Ora bisogna fare leggi ad hoc? Non va bene la disciplina sulla diffamazione? Non basta il codice penale vigente? Attenzione alla vocina che invita alla soluzione di polizia: in questo momento vi sta dicendo: “ma i responsabili in rete non si trovano, ci vogliono strumenti più efficaci per trovarli.”

Già: i responsabili in rete non si trovano, se mi offendono il poliziotto mi dice “lasci stare”, ci vogliono strumenti più efficaci per trovarli?

Presidente, è una balla. Chiunque, se gli addetti di polizia non sono incapaci o pigri, è rintracciabile sulla rete: scriviamo da reti aziendali o da provider che hanno i nostri indirizzi, codici fiscali, numeri di telefono. Di che stiamo parlando? Di pochi “anonimizzati”? Chieda ai Servizi se non si può beccare anche un anonimo. Lo chieda seriamente però, si faccia dire davvero ciò che sanno.

Ma io voglio solo che sia chiuso il sito che diffama, che calunnia ecc ecc?

Presidente, è come colpire i responsabili di un crimine che si sono rifugiati in un palazzo abitato facendo saltare tutto con la dinamite. Se chiude un sito, toglie la libertà a chi usava quel sito senza commettere reati.

Ma i miei consiglieri dicono, mi mostrano, mi fanno vedere…

Stanno parlando di mettere la mani nella posta, nei siti, nei profili Facebook, nel comportamento on line degli utenti della rete internet. E’ come se per prevenire una manifestazione dove pochi rompono le vetrine, ci mettessimo a pedinare tutti i potenziali partecipanti alla manifestazione. A lei piacerebbe, presidente?

Lo fanno in altri paesi!

Ed è falso. Escludendo dal ragionamento la Cina, l’Iran e qualche altro, “gli insulti” diventano un problema quando l’autorità decide che sono un problema. Lo fa l’amico Putin, che in questo modo mette in galera le Pussy Riot. Che hanno fatto quelle ragazze? Hanno parlato di libertà sessuale alla Chiesa e detto cose pesanti sull’autorità. Lei ritiene di dover reprimere i comportamenti insultanti? E come farà a distinguere non fra chi insulta e chi no, ma fra Lei, presidente, e l’amico Putin. Fra l’Italia e la Russia?

Ma il problema resta

Sì, il problema resta, ma mi verrebbe da risponderle “E’ una rivoluzione, signora Presidente”. Perché l’errore che fa l’Italia (E l’Europa), da quando è apparsa internet, è quella di fare barricate, di limitare, chiudere, denunciare. Dica la verità, in questi momenti le stanno sollecitando di tutto, le stanno dicendo che qui si stuprano bambini e si vendono le donne, vero? Anche le navi trasportano schiavi, ma nessuno propone di abolire il mare.

Ma può, presidente Boldrini, una classe dirigente che si vuole progressista negarsi al cambiamento e lasciarlo tutto in mano ai manipolatori, agli attenti registi del “siete morti, arrendetevi”?

Non capite che quei personaggi hanno successo perché voi ragionate e vi esprimete con la cultura della penna stilografica che usava Lenin? Presidente, è una rivoluzione. Il vento porta fuoco e merda, bisogna combattere, non reprimere.

Resta un poscritto:

Ma ha un futuro una cultura che affronta il problema dello hate speech con la repressione? 

Aggiungi un commento!