Non si fermano le violenze in Venezuela. E con esse anche le vittime tra le strade del paese sudamericano nelle proteste contro ‘l'Assemblea Costituente del Popolo’, l'ultima iniziativa del presidente Nicolas Maduro per “riformare la struttura giuridica dello stato” e “portare la pace al nostro Paese”, una mossa già denunciata come golpista dall'opposizione. Il bilancio delle proteste – nella capitale Caracas, ma non solo – contro il governo dall’inizio di aprile ha già raggiunto un bilancio drammatico: almeno 33 morti con centinaia di feriti e migliaia di persone fermate o arrestate. La repressione è arrivata fin dentro le università. Giovedì sera, la polizia e la Guardia Nazionale sono intervenuti in vari campus per reprimere le manifestazioni. Un leader studentesco, José López, è rimasto ucciso mentre partecipava a un’assemblea nel suo campus, nella città di El Tigre, nella regione orientale di Anzoátegui. Da segnalare in tal senso il gruppo di studenti dell'Università Cattolica che ha marciato fino alla sede della Conferenza Episcopale a Caracas, per consegnare ai vescovi un messaggio per Papa Francesco, "perché deve sapere che ci stanno picchiando e ci stanno uccidendo", come ha raccontato uno degli stessi dimostranti al quotidiano El Nacional.

La protesta degli studenti.

La protesta studentesca è arrivata all’indomani di una delle giornate più sanguinose dall’inizio delle mobilitazioni di aprile. Almeno 300 persone sono rimaste ferite negli incidenti a Caracas, alcune sarebbero in pericolo di vita. Le unità antisommossa della Guardia Nazionale hanno caricato senza sosta i cortei. Anche il vicepresidente del Parlamento, Freddy Guevara, è rimasto ferito da una granata lacrimogena e ha ricevuto 12 punti di sutura alla caviglia sinistra, mentre il deputato dell'opposizione Julio Montaya ci ha rimesso una spalla durante una carica. Le autorità hanno chiuso oltre 30 stazioni della metro, oltre ad avere organizzato numerosi posti di blocco.

Donne in marcia contro Maduro.

Ma le proteste non si fermano. Per la giornata di domani Lilian Tintori, moglie del leader oppositore venezuelano Leopoldo Lopez in carcere da tre anni, ha annunciato "una manifestazione di sole donne, senza uomini e senza armi", vestite di bianco e con "un fiore in mano", per chiedere che "cessi la repressione e si restituisca la democrazia nel nostro paese". Tintori – insieme a dirigenti femminili e alle compagne di prigionieri politici – ha denunciato che la repressione della protesta si sta inasprendo nel paese. "Ieri abbiamo contato 400 feriti, oggi altri 30 solo all'Università", ha detto.