Un’ondata di dichiarazioni a favore di Juan Guaidò. Un effetto valanga, partito dalla Spagna con il premier Pedro Sanchez che ha riconosciuto il leader dell’opposizione in Venezuela come presidente ad interim del paese. Seguito dalla presa di posizione di tutti i grandi d'Europa: Gran Bretagna, Germania, Austria, Olanda, Svezia. E prima di loro la Francia, il cui ultimatum era scaduto alla mezzanotte portando Macron a prendere posizione. Chi resta in silenzio e non prende posizione, invece, è il governo italiano. Mentre Sanchez dà il la: “Nelle prossime ore mi metterò in contatto con i governi europei e latinoamericani che vogliono unirsi a questo riconoscimento. Guaidó deve convocare il prima possibile elezioni libere perché il popolo del Venezuela deve poter decidere del proprio futuro. La comunità internazionale dovrà rispettare il risultato e verificare questo processo”, afferma il premier spagnolo. Seguito da tutte le grandi capitali Ue.

Reagisce Mosca, che con il portavoce del presidente russo Vladimir Putin prende posizione e parla di “ingerenza”: “Reputiamo il tentativo di legittimare l’usurpazione del potere un’interferenza diretta e indiretta negli affari interni del Venezuela”. Ora sono più di 20 i Paesi che sostengono ufficialmente Guaidò, tra questi non solo quelli europei ma anche, sin dal primo momento, Stati Uniti e Canada. Dall’altra parte si schierano invece Cina, Russia e Turchia.

La posizione italiana

Se la Lega sembra avere le idee chiare, non si può dire lo stesso per il Movimento 5 Stelle. Così il governo non prende ufficialmente posizione. Ma fonti del Carroccio fanno sapere la valutazione fatta dal partito di Matteo Salvini, secondo cui Nicolas Maduro “è uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti in giro, che governa con la forza e affama il suo popolo: l'auspicio sono libere elezioni prima possibile”. Il Pd, intanto, ha presentato una mozione per riconoscere Guaidò. Una mozione a firma del capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, di Matteo Renzi, ma anche di Alessandro Alfieri e Pier Ferdinando Casini: “L'Italia esca dall'insopportabile isolamento in cui si è cacciata sul Venezuela. La terza via di Conte e Moavero è sempre di più un sostegno offerto a Maduro, che infatti ha ringraziato il nostro Paese, ed un allineamento di fatto alle posizioni di Russa, Cina e Turchia. Per questo, cogliendo anche l'appello del capo dello Stato, chiediamo che il governo si impegni a riconoscere Juan Guaidò come presidente ad interim, al fine di convocare in tempi brevi nuove elezioni libere”.

Renzi parla di “imbarazzo e vergogna” per la posizione italiana sul Venezuela, dicendo che ciò che sta accadendo “alla politica estera è semplicemente infame”. Anche forza Italia attacca il governo, con Anna Maria Bernini: “Spagna, Francia, Germania, Svezia, Gran Bretagna, Austria, Olanda riconoscono Guaidò presidente provvisorio del Venezuela. Il governo gialloverde, connivente di Maduro, si gira dall'altra parte e non ascolta neppure il monito di Mattarella. Vergogna”. Rincara la dose la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna: “È inaccettabile che il nostro Paese si schieri dal lato sbagliato della storia contro libertà e Stato di diritto per dar retta ad Alessandro Di Battista”. Dura anche la leader di FdI, Giorgia Meloni: “L’Italia, insieme alla Turchia di Erdogan, si schiera con il dittatore comunista Maduro: una posizione assurda che indebolisce l'Italia sul piano internazionale e un insulto ai milioni di oriundi italiani che speravano nel sostegno di Roma”.

L’appello di Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiede unità d’intenti a livello europeo sul Venezuela, appellandosi al governo: “Tra Venezuela e Italia il legame è strettissimo. Questa condizione ci richiede senso di responsabilità e linea condivisa con partner europei. E non vi può essere né incertezza né esitazione nella scelta tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza”, afferma il capo dello Stato inviando un chiaro segnale dopo il riconoscimento di Guaidò da parte di molti governi europei.