L'episodio ormai lo conoscete bene: un ragazzo si presenta al comizio con cui il ministro Salvini (in campagna elettorale permanente) chiude la campagna elettorale della Lega a Cremona, alza un cartello con scritto "ama il prossimo tuo", viene malmenato dai fan del Capitano e solo l'intervento degli agenti in borghese riesce a tirarlo fuori dalla calca. Non è un pericoloso esagitato ma è un ragazzo che frequenta l'oratorio e che si è sentito colpito dalla strumentalizzazione del Vangelo da parte di Salvini. La frase "ama il prossimo tuo" del resto è quanto di meno provocatorio e offensivo si possa immaginare, e solo questi tempi avvelenati (e di avvelenatori dei pozzi) possono far nascere un tafferuglio da un ragazzetto con uno striscione in mano. Solo questi tempi di vigliaccheria e di impunità sdoganata, come se non fosse lecito opporsi, come se non fosse lecito porre domande, come se non fosse lecito semplicemente non essere d'accordo.

Ma l'aspetto più inquietante, da tenere bene a mente, è l'atteggiamento del ministro dell'inferno Matteo Salvini che, accortosi della gazzarra, pensa bene di buttare benzina sul fuoco dicendo "Lasciatelo da solo poverino dai, un applauso a un comunista, perché senza un comunista noi ai giardinetti non ci divertiamo", pensando bene di dileggiare il ragazzo già preso a calci come se non fosse ministro della pubblica sicurezza di tutti ma sempre rinchiuso nel suo ruolo di rimestatole d'animi, di stercoraro di piccole vendette personali pur di continuare ad apparire uomo forte (forte, ovviamente, con i deboli) e sfamare così gli stomaci grassi di chi si accontenta di tuffarsi nella guerra tra penultimi pur di ritagliarsi la sua dose giornaliera di soddisfazione personale.

Un ministro che dileggia un picchiato durante un suo comizio non si era mai visto nemmeno nelle peggiori serie televisive, sempre con questa fissazione bambinesca e futile che chi non è d'accordo con lui sia contro la Patria come la peggiore retorica fascista e non semplicemente contro di lui. Se un messaggio del Vangelo diventa impossibile da esporre senza subire la violenza dei fan del ministro e il suo sorriso soddisfatto allora significa che la libertà l'abbiamo già persa da un pezzo e insistiamo a non accorgercene. C'è, di fondo, il veleno di un tempo che non è in grado di sopportare l'idea che qualcuno possa avere un'idea diversa (per quanto sia idea che appartenne allo stesso Gesù) e punisce chi dissente con la violenza e lo scherno. E allora verrebbe da chiedere: ma se non è fascismo un gesto del genere cosa c'è di peggio? C'è di peggio un ministro che trasforma un fatto grave in un momento di risata sardonica insieme ai suoi fan. Il ministro della sicurezza. Di tutti.