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La newsletter di Fanpage per capire Napoli oltre la cronaca

A Napoli, nel Palazzo Santa Lucia, l'insalubre sede della Regione Campania che insiste nell'omonima via, quando era più facile e divertente infilarsi nei palazzi della politica senza controlli, al primo piano dello stabile c'era un ufficio che d'estate era una meraviglia. Motivo? Teneva l'aria condizionata al livello orso polare, come piace a me. Non a caso lo chiamavamo «la Piccola Svizzera». Un lusso, un «di più». In quest'estate 2026 i lavoratori della Regione Campania si sono lamentati ufficialmente via sindacale perché in alcune sedi dell'Ente l'aria condizionata era moscia o addirittura mal funzionante. Questo per far capire lo scenario com'è cambiato in pochi anni: da lusso a necessità.
Il mio è un ragionamento che può applicare anche chi vive a Milano o Roma. E poi, questo mestiere ti porta naturalmente a vivere uno stato d'allarme che ben si concilia con le notifiche dei servizi meteorologici nei periodi estremi (tanto freddo, tanto caldo, tanta pioggia). Al freddo ci si abitua, della pioggia forte bisogna aver paura in territori fragili, il caldo è un nemico relativamente nuovo: da abitante del «paese d' ó sole» mai avrei pensato di dover temere le passeggiate al sole, anche non in orario di punta o il calore che viene dal mare.
Ci sono luoghi di Napoli che quest'anno era ed è oggettivamente pericoloso frequentare col sole allo zenit. La bellissima piazza Plebiscito è un posto senza scampo: non vi è riparo alcuno, attraversarla significa aver dichiarato di essere in grado di sopportare le intemperie. Da lì, scendere verso il mare, in via Cesario Console, non esiste riparo, rifugio, ombra: il sole arriva di faccia la mattina e al crepuscolo riesce a farti soffrire e sudare percorrendo la strada in senso inverso, verso piazza Trieste e Trento.
Le piazze rifatte dagli anni Novanta in poi a Napoli – possiamo ammetterlo ? – sono un disastro del centrosinistra che affidò i progetti alle archi-star, architetti magari noti in tutto il mondo ma con poco senso del reale.
Piazza Dante (Gae Aulenti) è un deserto di pietra, incomprensibile e respingente; in piazza Municipio (Álvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura) gli alberi piantati nel basolato sembrano le piantine dei progetti in scala o peggio ancora, quelli delle città di un celebre videogame, Sim City. Su piazza Garibaldi, di faccia alla stazione Centrale (Dominique Perrault) meglio stendere un velo pietoso.
Napoli da almeno vent'anni fa finta di curarsi del verde cittadino: abbatte alberi dicendo che erano vecchi o malati ma non abbiamo mai visto curarne uno; dice di aver piantato arbusti ovunque ma gli occhi per osservare la nullità totale di queste politiche noi li abbiamo, è chiaro.

Oggi che la Terra ribolle, che si chiedono interventi alle città per arginare la sofferenza di ciò che il mondo non riesce a fermare, ovvero il cambiamento climatico, Napoli è una città bella col cuore di pietra vulcanica. Molta gente ha protestato vedendo il Lungomare Caracciolo rifatto ma senza nemmeno un centimetro di ombra che non sia a pagamento.
Qualche giorno fa il Partito Democratico di Napoli ha scoperto l'aria calda. La proposta? «Mettiamo i nebulizzatori!». I presupposti sono nobili: «Cominciare a considerare l'ombra, il verde e il raffrescamento degli spazi pubblici come vere e proprie infrastrutture della città». E qual è la proposta? Installazione di vele ombreggianti, tende e pensiline nelle piazze e nelle strade maggiormente esposte, anche nel centro storico, nonché sistemi di vaporizzazione e nebulizzazione dell'acqua ed utilizzo di asfalti cool pavements.
Alla buon'ora, direi. Dei cantieri aperti da decenni, sui progetti approvati, nemmeno una parola.
Ah: almeno il Pd ha detto qualcosa: il Movimento Cinque Stelle napoletano tace, così come tutto il centrodestra: da Fratelli d'Italia alla Lega, passando per Forza Italia. Evidentemente questi di destra hanno un sistema di refrigerazione interna e non vengono toccati dal caldo.
In Francia dal 2003 esiste il sistema nazionale di «espaces de fraîcheur»; in Spagna la rete di «refugios climáticos». Napoli ci sta provando coi rifugi climatici, ma manca proprio la manutenzione di quel pochissimo verde che c'è.
A luglio Napoli ha registrato 17 giorni di allerta calore su 31, con 4 bollini rossi (1°, 19, 20 e 21 luglio), distribuiti in due ondate distinte. Il rapporto mensile del Piano nazionale di prevenzione del ministero della Salute, rileva che tra il 16 e il 21 luglio i decessi tra gli over 65 sono stati 142 contro i 130 attesi, un aumento del 9%.
Il Pronto soccorso del Cardarelli ha registrato oltre 1.500 accessi nell'ultima settimana, media di 217 al giorno, con il picco di 256 lunedì 24 agosto: un +10% rispetto alla media 2025. Secondo la direzione, a pesare sono le ondate di calore sui pazienti più fragili, in particolare anziani con riacutizzazioni di patologie renali e numerosi trasferimenti dalle Rsa.
I condizionatori d'aria costano e c'è pure chi li ruba, come quell'infame che ha tentato di sottrarne uno all'interno della sala d'attesa pazienti dell'istituto Tumori "Pascale".
Ieri il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, con la sua solita simpatia, ha detto che noi dovremmo essere più consapevoli del rischio vulcanico ai Campi Flegrei. Da lui e dal governo Meloni non ho sentito dire mezza parola su cosa andrebbe fatto per arginare le sofferenze di quest'enorme calderone che ribolle.
Intanto ti posso dire solo una cosa positiva: mancano meno di quattro mesi a Natale.