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Premessa: sono sempre stato dell'opinione che nessuno può decidere a priori dov'è, sulla mappa, il luogo in cui piangi la scomparsa di una persona: i cimiteri contengono le spoglie mortali ma la madeleine di Proust non arriva sempre lì dove te la immagineresti. Per questi motivi sono da sempre convinto che la vera tomba di Diego Armando Maradona sia a Napoli ed esattamente in via Emanuele De Deo, alle spalle di via Toledo.

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Della storia del famoso murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli si è parlato fin troppo. Io te lo voglio far guardare da un altro punto di vista. Ci sono luoghi delle città che un giornalista tiene d'occhio perché sono delle cartine di tornasole eccezionali sullo stato di salute e sull'evoluzione del luogo che deve raccontare: ne osservi i cambiamenti e capisci dove si fa. Il murale di Maradona è uno di questi.

È da questo disegno (nemmeno bellissimo) su una facciata scrostata di un palazzo altrettanto sgarrupato che tu puoi analizzare l'ondata di turismo che diciamo dal 2018 e con una pausa durante la pandemia, sta attraversando Napoli. Pensaci: ma come mai questo luogo è diventato così attrattivo? È stata la leva che ha fatto cambiare il volto dei Quartieri Spagnoli: fino a vent'anni fa avevano come core business lo spaccio di stupefacenti e altri traffici. Sintetizzando in una battuta: è cambiata la strisciata, un tempo era di cocaina ora è di carta di credito. Non sto dicendo che è tutto rose e fiori.

Tornando al nostro murale, da qualche mese non è visibile: il piazzale di via De Deo è chiuso per lavori di riqualificazione. Tiktok è pieno di persone che sbirciano: sappiamo che hanno rifatto la pavimentazione, hanno fatto un impianto elettrico ad hoc, hanno leggermente restaurato l'effige di D10S, in particolare la maglia azzurra un po' scolorita dal batter del sole.

Si tratta di uno dei luoghi più iconici e visitati della Napoli di oggi, compete perfino con musei e palazzi storici, l'affare era già stato fiutato da tutti coloro che intorno al piazzale avevano creato un fiorente commercio di paccottiglia – rigorosamente fasulla e abusiva – griffata Maradona, il brand più falsificato d'Europa.

Il vero miracolo di Maradona non sono stati i due scudetti e la coppa Uefa: Maradona da morto «sta dando a mangiare» a tantissimi napoletani. Non mi permetto di attribuire opinioni ad una persona che non c'è più: ma analizzando ciò che disse in vita, forse «el Pibe de Oro» non ne sarebbe scontento. «Si yo fuera Maradona» non saprei come pensarla.

Negli anni Ottanta, Richard Butler, eminente studioso scozzese di Geografia Umana, teorizzò un modello di evoluzione delle zone turistiche che descrive sei fasi, dall'esplorazione alla biforcazione finale tra rigenerazione e declino. È più facile guardare l'immagine che spiegarlo.

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Usiamo il murale come paradigma di tutta Napoli: la città è stata esplorata, ha coinvolto sempre più gente, si è sviluppata nel turismo rispetto ai decenni precedenti (un miracolo, lo dico sempre: negli anni dell'emergenza rifiuti mai avrei pensato fosse possibile) ora siamo arrivati al picco che raggiungeremo probabilmente con l'America's Cup di Vela, preregate a settembre di quest'anno e regate nel 2027. Il caso di Largo Maradona attraversa in meno di sei anni fasi che nei modelli classici richiedono decenni.

Dopodiché mo' che facciamo? O si innova o si va verso il declino. Ai Quartieri, dove questo giro d'affari è vitale, lo hanno capito subito.

Il luogo era trascurato (anzi ignorato), è stato recuperato, è diventato punto fisso della mappa del turista a Napoli, tutt'intorno sono nati bed and breakfast, spritzerie, ristoranti e tavolini, ma anche bancarelle, caos, invivibilità di un luogo popolatissimo e che ora a me sembra un clone del Bairro Alto a Lisbona: di mattina carovane di visitatori in pellegrinaggio, la sera alcol a fiumi con tutti gli annessi e i connessi. C'è uno studio della seconda metà degli anni Settanta, del ricercatore canadese George Doxey che misura l'indice di irritazione (Irridex) dei residenti rispetto ai turisti, la cosiddetta Tourismphobia.
Lo schema è facile: affollamento, traffico, rumore, aumento dei prezzi, investimenti pubblici dirottati soprattutto verso il turismo e non verso la vivibilità fanno infuriare i residenti. Ai Quartieri Spagnoli (ma in molte parti di Napoli è così) il processo non è netto, visto che sono tanti i residenti che «mangiano» con quest'ondata di turismo.

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Al momento penso che siamo al livello «fastidio». Tuttavia, la natura stessa del napoletano difficilmente arriverà verso la protesta aperta contro chi porta i soldi. Mi viene in mente una bella canzone di Pino Daniele: «'O ‘mericano tene ‘e sorde e nun se po' caccià'  /'o ‘mericano è ‘na sacca sicura» (l'americano ha i soldi e non possiamo cacciarlo / è una fonte certa di guadagno).

Ora, dunque, il progetto trasforma lo slargo in un'area pubblica attrezzata: pavimentazione in pietra lavica, fioriere, panchine, pergolati, chioschi, ripristino dei muri perimetrali e del cancello storico, nuovo impianto di illuminazione. Un accordo tra Comune e privati garantisce accesso libero e gratuito tutto il giorno, gestione e manutenzione a carico dei privati proponenti, uso pubblico perpetuo regolamentato come un parco cittadino, con la Municipalità 2 incaricata di vigilare sulla convenzione. Niente più abusivi con le maglie false, bibite senza autorizzazione. Il santuario laico nato da un murale di strada dovrà badare a ordine, gestione dei flussi, accoglienza all'altezza, le stesse categorie con cui si amministra un sito archeologico o un museo, applicate a un luogo che cinque anni prima non esisteva nella mappa turistica ufficiale della città.

Largo Maradona non è la tomba di Jim Morrison a Parigi né Pont de l'Alma dov'è morta Lady Diana; assomiglia più a quelle favela a Rio de Janeiro in cui ora si fanno visite guidate in moto e filmati col drone. La domanda che mi faccio è se «l'istituzionalizzazione» di quest'area rappresenterà davvero, una rigenerazione capace di prolungare la vita del sito preservandone l'attrattiva, oppure se innescherà il paradosso dell'autenticità già visto altrove. In parole povere diventa un luogo «troppo gestito» che perde gradualmente quell'aura informale che lo aveva reso attraente ai turisti in cerca di «autenticità napoletana».

Ammesso che esista, quest'autenticità. Tu che ne pensi?

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Napoli è oggi la città italiana più discussa al mondo, sospesa tra una rinascita straordinaria e i timori di chi ci vive ogni giorno. L'attesa della Coppa America, il nuovo volto di Bagnoli e le migliaia di turisti che la celebrano e l'affollano convivono con la gentrificazione, il degrado delle periferie, il caro-vita e il lavoro in nero. TUFO, la newsletter di Fanpage, nasce per ascoltare il battito profondo della città, oltre la frenesia della cronaca quotidiana. Ogni giovedì nella tua casella di posta, per fare comunità con chi Napoli la abita o la visita. Perché amare una città significa anche raccontarne le contraddizioni, senza nasconderle.

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