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«Notte alta e sono sveglio» cantava Eduardo De Crescenzo.

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Il mio lavoro è strano. Devi sapere che io mi concentro prima sui particolari per un pezzo. A volte sono particolari minuscoli, a volte invece elementi di contesto, da studiare, magari molto lontani dalla mia formazione. I giornalisti sono così, «tuttologi del niente, nientologi del tutto» li definiva un mio ex capo, quando era arrabbiato con la categoria.

E così, stanotte, mentre ti scrivo, ho davanti a me una serie di tabelle incomprensibili con legende, sentenze e spiegazioni a corredo: sono i criteri per stabilire la liquidazione del danno non patrimoniale.

Come ad esempio quando muore un paziente per colpa medica.

Sono le tabelle usate nel caso di Domenico Caliendo, due anni e tre mesi di vita. Ricordi? È la storia del bambino trapiantato col cuore bruciato.

Ieri, quando ho chiamato Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia Caliendo-Mercolino, per capire com’era andato il tavolo di trattativa coi suoi colleghi dell’ospedale Monaldi, mi ha detto: «Abbiamo chiuso l'accordo, ma ho un vincolo di riservatezza, non posso dirti la cifra».

Perché da ieri c’è una cifra, frutto di un risarcimento stragiudiziale che evita un penoso processo civile e consente ad una famiglia del sottoproletariato napoletano, senza molti sostentamenti, di guardare avanti, saldare le spese, pagare i legali per affrontare il processo penale.

Ma come si calcola il valore di una vita finita a causa di una colpa medica (lo appurerà una sentenza di tribunale, ma gli elementi già emersi sono piuttosto chiari)?

Impossibile valutarla. Ma necessario. Occorre affidarsi a elementi di partenza concreti, stiamo pur sempre parlando di soldi e credimi, uscirà sempre qualcuno che al tavolo di trattativa vorrà pagare di meno.

Ho sorriso amaro quando ho letto che le tabelle che stabiliscono questo «prezzo da pagare» si definiscono «tabelle milanesi». Solo a Milano potevano essere così concreti, pratici, mi sono detto. Ci fossimo affidati ai napoletani avremmo avuto mille pagine di discussioni e nemmeno una cifra.

Lo standard con cui i tribunali italiani calcolano il risarcimento del danno non patrimoniale, invalidità, sofferenza, perdita di un familiare, nasce nei primi anni Duemila, prevede un sistema a punti con una serie di fattori: l'età della vittima e dei superstiti, il rapporto di convivenza, l'agonia e la particolare durata della malattia e anche possibili «circostanze eccezionali». Se vuoi leggere le «tabelle milanesi» sono qui.

Quando ho conosciuto la famiglia del piccolo Domenico ho sperato che il loro avvocato riuscisse a ottenere quanti più soldi possibili all’ospedale. Ho letto gli atti giudiziari, ero e sono pieno di rabbia per questa vicenda di malasanità.

È stata la mamma di Domenico, Patrizia, a farmela passare: guardandola accudire gli altri due figli ho capito che il tema non era spillare quanti più soldi possibili, ma andare avanti senza farsi tramortire. Fatti i debiti calcoli la cifra sarà di circa 1,5 milioni di euro, forse un po’ di meno.

C’è però qualcosa di irrisolto. Dinanzi ad una storia così grande c’è un risarcimento che non è ancora arrivato e che va ben oltre i soldi calcolati con le tabelle assicurative.

È la rottura del rapporto di fiducia tra le istituzioni ospedaliere napoletane e le persone che ne usufruiscono. Da quando il caso Caliendo è stato svelato è aumentato a dismisura lo scetticismo nel rapporto fra medici e pazienti. Non si contano ormai gli studi d’avvocato che si stanno specializzando nel trattare casi di presunta malasanità. In questo ci stiamo americanizzando fin troppo. Del resto come dar torto agli utenti visto ciò che si sente in giro?

Però finora nessuna istituzione, gli ospedali, i medici, la Regione Campania, perfino il ministero della Salute, ha pensato di iniziare a ricucire questo enorme strappo cittadino. Non gliene frega a nessuno.


Terrae motus

Stiamo continuando a seguire la questione del terremoto ai Campi Flegrei. Dovremmo uscire a breve con un video in cui ci sono io che spiego delle cose, abbiamo pubblicato la bozza del decreto del governo. Ma soprattutto toccherà capire se davvero sarà avviata una ricostruzione degna di questo nome: a Pozzuoli è drammatica e molte zone a una settimana dal terremoto 4.7 non hanno ancora l’acqua in casa. E fuori ci sono 40 gradi.


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Il domandone finale!

E veniamo alla domanda. Io sono stato molto contento dell’evento al PESSOA Luna Park a Castel Sant’Elmo, era strapieno. Domanda: secondo te, se ci fosse la possibilità di un altro evento, lì o altrove, di cosa si dovrebbe occupare il prossimo incontro live di TUFO? Aspetto suggerimenti.


«È possibile l’errore, ma in Ospedale non dovrebbe avvenire»
Giuseppe Moscati, medico

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