Macchie, patina gialla e sanguinamento, l’igienista Polizzi rivela cosa dicono i denti della nostra salute

L’ingiallimento dei denti è una delle preoccupazioni estetiche più diffuse, spesso associata in modo immediato a una scarsa igiene orale. In realtà, dietro al cambiamento di colore dello smalto e ad altri problemi dentali come il sanguinamento delle gengive possono nascondersi cause molto diverse tra loro, che vanno da fattori esterni legati all’alimentazione e alle abitudini quotidiane fino a caratteristiche interne del dente o, più raramente, a condizioni specifiche. Per capire da cosa dipende davvero questo fenomeno e quando è il caso di intervenire, abbiamo approfondito il tema con la dottoressa Elisabetta Polizzi, amministratore delegato di Smart Dental Clinic- Gruppo San Donato e coordinatrice del Corso di Igiene Dentale presso l'Università San Raffaele, chiarendo anche quali soluzioni siano realmente efficaci e sicure.
Quali sono le cause più comuni dei denti gialli o di altri cambiamenti di colore?
Diciamo che, parlando di sbiancamento dentale, è utile fare un po’ di ordine. Le alterazioni di colore possono dipendere da cause estrinseche o intrinseche. Le cause estrinseche sono legate a macchie superficiali: placca dovuta a un’igiene orale non corretta oppure alimenti contenenti componenti cromogeni, come caffè, tè, liquirizia o pomodori. Questi pigmenti si depositano sullo smalto creando una patina che rende i denti più gialli. Le cause intrinseche, invece, riguardano la struttura del dente. Il colore dipende molto dalla dentina, che si trova sotto lo smalto. Possiamo immaginarla come una spugna naturale: è una sostanza porosa che assorbe nel tempo elementi dall’esterno. Essendo il dente un organo vitale, queste sostanze penetrano all’interno e contribuiscono a modificarne il colore. Anche traumi possono incidere, ad esempio un colpo al dente può alterarne la fisiologia e portare a un cambiamento di colore.
Esistono patologie sistemiche, come diabete o tumori, collegate al cambiamento di colore dei denti?
Le alterazioni cromatiche sono più spesso legate a problematiche dello sviluppo dentale, come amelogenesi o dentinogenesi imperfetta, oppure a traumi avvenuti anche in età infantile che si riflettono sul dente definitivo. Non esiste un legame diretto con patologie sistemiche come diabete o tumori. Piuttosto, alcune alterazioni possono essere associate all’assunzione di determinati farmaci o a malformazioni genetiche delle strutture dentali. Anche il fluoro può influire, infatti un suo eccesso può causare una condizione chiamata fluorosi, che altera il colore del dente. Tuttavia, si tratta di casi molto rari, perché le acque e gli alimenti in Europa sono rigidamente controllati.
Quali segnali, oltre al colore, possono indicare un problema dentale più serio?
Un segnale molto importante è il sanguinamento delle gengive. Non è normale: indica sempre una condizione infiammatoria. Spesso viene sottovalutato, ma è il primo campanello d’allarme di una gengivite causata dalla placca batterica, cioè batteri che danneggiano i tessuti di supporto del dente. Queste condizioni inizialmente non provocano dolore, quindi tendono a essere ignorate. Ma nelle fasi più avanzate possono portare a problemi seri, fino alla perdita del dente, quella che un tempo veniva chiamata piorrea. Per questo è fondamentale fare controlli regolari e sedute di igiene almeno una volta all’anno, anche in base alla propria predisposizione e alla qualità dell’igiene orale quotidiana.
I prodotti sbiancanti fai-da-te sono efficaci o possono essere dannosi?
È importante fare una distinzione tra sbiancamento domiciliare e professionale. I prodotti acquistabili in farmacia, supermercato o online contengono una percentuale di principio attivo più bassa, perché per legge non possono essere più alti senza il controllo di uno specialista. Possono comunque avere un effetto, ma solo se utilizzati con costanza e per periodi lunghi. Il problema è che, prima di usare uno sbiancante, bisogna essere certi che il dente sia sano, senza carie, e che le gengive siano in buone condizioni; senza questa valutazione, si rischiano complicazioni. Lo sbiancamento professionale, invece, può essere effettuato in studio oppure a casa con mascherine personalizzate e gel forniti dal dentista. La differenza sta nella concentrazione del prodotto: più alta e quindi più efficace in tempi brevi. È importante chiarire e sottolineare che lo sbiancamento, di per sé, non rovina lo smalto e non provoca danni, i problemi possono insorgere solo se esistono già patologie non diagnosticate.
Come funziona lo sbiancamento dentale?
Il colore del dente dipende dal modo in cui la luce interagisce con le sue strutture. Il dente assorbe e riflette la luce, e la dentina ha un ruolo fondamentale in questo processo. Nel tempo, le molecole cromogene si accumulano formando strutture sempre più dense che ostacolano il passaggio della luce, rendendo il dente più scuro. Il gel sbiancante penetra nel dente e rompe queste catene di molecole, permettendo alla luce di attraversarlo meglio. Il risultato è un dente visivamente più bianco e luminoso.
I dentifrici sbiancanti sono davvero utili?
Anche in questo caso è necessario fare una distinzione: esistono due tipologie di dentifrici sbiancanti. Alcuni funzionano per abrasione, quindi rimuovono meccanicamente le macchie superficiali, ma se usati troppo possono creare microabrasioni nello smalto, rendendolo più ruvido e quindi più soggetto a nuove pigmentazioni. Altri contengono agenti sbiancanti che agiscono chimicamente, penetrando nel dente e schiarendolo leggermente. Non vanno demonizzati, ma è meglio usarli con moderazione, ad esempio per brevi periodi o una volta a settimana, alternandoli a dentifrici più ricchi di fluoro che aiutano a proteggere e rinforzare il dente. In ogni caso il consiglio è sempre quello di affidarsi a un professionista, perché non è vero che lo sbiancamento è necessariamente costoso, esistono soluzioni accessibili. È fondamentale utilizzare prodotti certificati e sicuri, evitando il fai-da-te non controllato, perché il rischio, altrimenti, è ottenere risultati deludenti o creare problemi che poi richiedono interventi più complessi.