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Il viaggio di Francesco Furlani dall’Italia alla Norvegia in Ape: “A 40 chilometri all’ora senza aria condizionata”

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Instagram @furlanifrancesco
Francesco Furlani è tornato per la terza volta a Capo Nord stavolta con un mezzo diverso e insolito: un van camperizzato. Ha raccontato il viaggio a Fanpage.it.

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A volte ritornano: è il caso di Francesco Furlani, che non si è accontentato di aver raggiunto Capo Nord per ben due volte, in modi "alternativi". Ha compiuto l'impresa per la terza volta, ma in modo diverso. Un po' una sfida, un po' una scommessa, ma sicuramente un modo per assecondare la sua grande passione per l'esplorazione, i viaggi estremi. Qualcuno gli ha detto che fare Italia-Norvegia in van era tutto sommato comodo e lui quindi ha ben pensato di alzare l'asticella e andarci in Ape! Non è un'Ape qualunque: è un'Ape Piaggio TM 703 camperizzata e con una particolarità. La cellula abitativa è stampata in 3D. Ora che ha raggiunto la meta, però, il suo viaggio non finisce: non è ancora il momento di tornare a casa. Ha davanti a sé ancora migliaia di chilometri, farà un giro lungo (per così dire) prima di rimettere piede in Italia. E da lì, sarà già il momento di pensare alla prossima avventura.

Francesco dove ti trovi in questo momento con la tua Ape camperizzata?

In questo momento mi trovo nelle Lofoten e sto andando verso Moskenes; da lì prederò il traghetto per andare a Bodø e poi rientrerò con calma in Italia.

Quindi ti sei lasciato alle spalle Capo Nord, che era la tua destinazione…

Sì. Sono partito il 15 luglio da Sassuolo e sono arrivato a Capo Nord il 5 agosto. Io Capo Nord l'avevo già fatto sia con un van che con un pick-up, sempre in inverno: stavolta in Ape. L'andata l'ho fatta più velocemente del previsto. Ora il rientro è previsto verso i primi di settembre.

Che hai pensato, una volta giunto a destinazione?

Quando sono arrivato ho detto: "Cavoli, ce l'ho fatta!". È stata una grande soddisfazione: non l'avrei mai detto.

Perché? Non eri sicuro di farcela e arrivare fino in fondo?

Questo è il mio terzo Capo Nord, ma è probabilmente quello che mi sono sudato più di tutti. Se devo essere sincero, conoscendomi credo che in qualsiasi caso avrei trovato il modo di arrivare fino alla fine, di andare avanti, proseguire fino alla meta. Però devo ammettere che il viaggio è andato molto bene, ho avuto pochi problemi o comunque tutti problemi risolvibili al momento, quindi di conseguenza posso dire che è andata sicuramente meglio di quello che pensassi.

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Come si affronta il ritorno una volta che si è raggiunta la meta e svanisce l'entusiasmo perché si è raggiunto l'obiettivo prefissato, che nel tuo caso era Capo Nord?

Il ritorno è molto più impegnativo, perché come dici viene meno l'obiettivo che ti sei imposto all'inizio, non hai più un obiettivo da raggiungere. Poi certo, in realtà si tratta pur sempre di un obiettivo simbolico: per me conta viversi il percorso, il cammino ancor più che la meta. Questa è la mia filosofia, il mio punto di vista. Poi c'è anche da dire che un viaggio in Ape ha un percorso di per sé più pesante rispetto a quello che è un viaggio in van o in pick-up, dove il percorso è molto più facile.

E quindi come mai hai scelto proprio questo mezzo?

Quando raccontavo i miei due precedenti viaggi a Capo Nord in van e pick-up mi sentivo sempre rispondere: "Eh, facile così". Quindi ho voluto fare qualcosa di veramente unico e alla fine ho camperizzato un'Ape! Quindi il primo motivo è sicuramente una questione di orgoglio personale: volevo andarci con un mezzo che potesse essere effettivamente unico. Ma, e qui veniamo al secondo motivo, volevo anche un mezzo che mettesse d'accordo tutti.

Ma che ti diceva la gente quando ti vedeva arrivare e girare con l'Ape? È un mezzo "strano" per certi versi, ma molto riconoscibile.

Ciò che ho sentito in questo viaggio, molto più che nei precedenti, è una stima immensa. Vedevo proprio la gente che mi guardava con stima rispetto. Non era stato così le altre due volte. Ora un sacco di gente mi faceva foto, video, domande. La domanda più gettonata era proprio: "A che velocità viaggiavi?". Ebbene: è un mezzo che va sui 40-45 km/h appena di media.

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E ovviamente non c'è aria condizionata!

Non c'è aria condizionata in cabina. L'aria calda l'ho sempre tenuta spenta, perché entra un sacco di fumo, si sente l'odore della miscela che ti soffoca.

E per il rifornimento?

Avevo circa 30 litri di miscela con me. Ne ho consumata la metà fino a ora.

Che significa Ape camperizzata?

La cellula abitativa dietro è stata realizzata con una tecnologia super avanzata, con stampa 3D ed è un materiale riciclato unico al mondo, una plastica non tossica e super leggera. Infatti siamo riusciti a creare una cellula da 70 kg, esclusa la camperizzazione, rispetto ai 200 kg che si otterrebbero col vetroresina, cioè il materiale con cui vengono costruite principalmente oggi le cellule abitative. Questo materiale mi ha permesso di portare la camperizzazione a un peso veramente basso, permettendomi di fare il viaggio senza uscire dai limiti di peso consentiti. È diventata una star sui social.

Pro e contro del viaggiare con questo mezzo?

In questo viaggio la parte più difficile è stata proprio stare stare seduto a guidare: 6-8 ore di guida al giorno, quindi non poche, con un mezzo molto lento. Inevitabilmente arrivano acciacchi a livello fisico come mal di schiena e male al polso. Questa è stata sicuramente la parte più complicata rispetto agli altri viaggi. La parte più bella è sicuramente la stima, il rispetto, l'affetto delle persone. Con questa Ape l'anno scorso ad agosto avevo tagliato tutta l'Italia da nord a sud ed era piaciuto veramente tanto, una cosa veramente particolare. Anzi, visto l'affetto ricevuto, ora mi piacerebbe andare un po' più veloce tra Svezia e Danimarca, così da rientrare più velocemente e fare due settimane attraverso l'Italia, così da conoscere tutte le persone che mi hanno supportato fino a ora.

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Ma come si carica un'Ape per stare via tutto questo tempo?

Io ho tutto: ho la cucina, ho il letto, ho la doccia esterna, ho una centrale elettrica per alimentare il tutto. È minimal, ma c'è tutto. In un armadietto ho i vestiti, ho un paio di pentole per cucinare, ho l'occorrente per campeggiare. Ogni tanto, infatti, devo andare in campeggio per ricaricare le batterie di servizio. In Finlandia, Norvegia e Svezia non esiste il divieto di campeggio: se vuoi mettere una tenda in mezzo al bosco, puoi tranquillamente farlo. L'importante è lasciare pulito esattamente come lo trovi. E poi nel Nord la sicurezza è altissima.

Progetti futuri?

Il mio target è questo. Ogni anno porto avanti quattro-cinque progetti in giro per il mondo: prendo un mezzo, che può essere normale o alternativo, e organizzo un viaggio. Un progetto grande che sta per arrivare, a settembre, è l'Islanda in van. Poi se tutto va bene sarà la volta del giro del mondo sempre in van. Ci sto già lavorando: la parte burocratica è la più complicata.

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