video suggerito
video suggerito

Il viaggio di 32 ragazzi e 4 asini: “È un animale che insegna la lentezza, fa parte del gruppo”

Massimo Montanari dell’Asineria di Reggio Emilia da anni organizza trekking con gli asini: a Fanpage.it ha raccontato perché è un’esperienza formativa.
Immagine

Degli asini come compagni di viaggio, tanta voglia di camminare, desiderio di avventure a contatto con la natura: è il mix dell'iniziativa dell'Asineria di Reggio Emilia, che da anni porta in viaggio ragazzi e ragazze, coinvolti in un'esperienza formativa diversa dal solito. Massimo Montanari è stato uno dei primi, anni fa, a proporre questi trekking con gli asini: la risposta è sempre stata positiva, difatti a distanza di tempo la sua idea è ancora in piedi, accolta con entusiasmo. Quest'anno ha portato una trentina di ragazzi dalla Pietra di Bismantova al mare di Marinella: 120 chilometri in nove giorni, in compagnia di quattro asinelli, una presenza fondamentale non solo in quanto aiuto al trasporto, ma in quanto esseri viventi da cui trarre insegnamento. Intervistato da Fanpage.it, infatti, ha spiegato perché crede così tanto nel suo progetto, che consiglia a chiunque di fare per riconnettersi con la natura e per predisporsi alle sfide della vita.

Massimo che cos'è l'Asineria di Reggio Emilia?

Con l'Asineria di Reggio Emilia facciamo educazione ambientale, esplorazione della natura, gestiamo questo parco pubblico dove ci sono gli asini. Poi organizziamo questa traversata con gli asini una volta all'anno. Abbiamo appena fatto un cammino di 120 km in 9 giorni: 32 iscritti quest'anno, con 4 asini. Costa 790 euro tutto compreso. Adesso partiamo con il cammino per i bambini piccoli, più breve.

Che percorso avete fatto?

Si parte da una montagna meravigliosa dell'Appennino reggiano, si chiama Pietra di Bismantova, poi attraversiamo il Parco Nazionale dell'Alto Appennino per scendere nelle terre della Lunigiana Toscana, che è una terra ricca di castelli, di borghi fortificati. Ho cercato di trovare un percorso con curiosità e bellezze a ogni tappa. Facciamo anche un pezzo della Via del Volto Santo, quindi la Via Matildica che collega a Mantova a Lucca.

E gli asini vengono coinvolti nel trekking?

Io sono stato uno dei primi a introdurre il trekking con gli asini, quando l'onda veniva dalla Francia. Mi conoscono un po' tutti in Italia nel settore. Sono ancora tanti che vogliono fare questa esperienza: è un modo coinvolgente e particolare di camminare, perché l'asino è lento. L'animale ti segue, anche di notte: quando montiamo le tende, quando c'è da fare il recinto. L'asino è un animale molto riflessivo; davanti agli ostacoli si ferma, guarda, pondera. Questo è molto utile ai ragazzi: gli insegna che le cose si devono prendere con calma, ci si deve ragionare.

Immagine

Gli animalisti appoggiano l'iniziativa o la criticano?

Riceviamo critiche di continuo, ma l'asino non è lì per essere caricato: sì porta parte dei bagagli, cioè le tende e il materiale da campo, ma è un peso irrisorio rispetto a quello dell'animale. I ragazzi hanno comunque il loro zaino. Gli asini sono una presenza continua, fanno proprio parte del gruppo. Tra l'altro i nostri sono tutti asini salvati dai macelli: tutti ci chiamano e ci chiedono di andare a prendere degli asini per salvarli. E io voglio farlo, ma poi dopo? Io li devo mantenere, mi devono creare lavoro, altrimenti diventa un po' difficile aiutarli. E quando parlo di lavoro, parlo di lavoro nel rispetto dell'animale al pari del lavoro nel rispetto degli esseri umani. Tra l'altro da un punto di vista etologico e qualsiasi veterinario o esperto lo può dire, l'asino che cammina sta molto meglio dell'asino dentro al recinto. Infatti i miei asini hanno un pelo molto più lucido perché mangiano erbe spontanee mentre camminano e non mangiano solo il fieno.

Perché vale la pena fare un'esperienza di trekking con gli asini?

Al primo posto metto la l'importanza della socializzazione. I ragazzi che si iscrivono a questi viaggi, tra di loro non si conoscono e quindi è anche una sfida mettersi in relazione con altri.  Si fa amicizia camminando, facendo fatica. Il punto due è che questa esperienza ti dà la consapevolezza di poter affrontare le difficoltà che la vita ti riserverà. La tappa più lunga è di 23 km e la devi fare per forza. Si deve fronteggiare il caldo e poi le basse temperature, devi fare i conti con la sete. Camminare fa crescere e si acquista la consapevolezza di se stessi. La terza ragione è che è veramente straordinario quello che uno scopre camminando, l'ospitalità che ricevi, il non sentirti mai straniero.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views