Perché il method dressing sta trasformando il cinema in una vetrina per le boutique di lusso

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Sandra Bullock e Nicole Kidman all'anteprima stampa di Amori e incantesimi 2 (foto Lapresse)
Il method dressing è diventato una moda a Hollywood: star che vestono e pensano come i propri personaggi e abiti che diventano la vetrina promozionale dei film. Ma in che modo questa pratica agisce sul pubblico? Barbie, Cime Tempestose e gli ultimi esempi di method dressing con Heart of The Beast e Amori e incantesimi 2 mettono in ombra il cinema?

Look accattivanti, tonalità identitarie, oggetti e vestiti di scena uguali al proprio personaggio. E dettagli nascosti che diventano subito cult. Il method dressing è una particolare tecnica d’immedesimazione, una vetrina promozionale, in cui l’interpretazione di un personaggio non muore sul set, ma oltrepassa il recinto della finzione e vive a ogni evento pubblico. L’attore perde le sue sembianze. Veste e pensa esattamente come farebbe il suo personaggio. E trascina sul red carpet colori e temi principali del film fondendo l’interprete e il suo ruolo. Questa pratica, che nei primi anni Duemila era scomparsa, è ormai usata da tutti. E proprio perché tutti la usano si è trasformata agli occhi del pubblico. Ma come?

La nuova star del method dressing: Zendaya

Ancora prima di Margot Robbie e tutte le altre star, c’era Zendaya. Lei e Law Roach, il suo stilista. Insieme hanno ravvivato un modus operandi che sembrava finito, rendendolo più moderno e sofisticato. Non si sono limitati alla replica del look, ma hanno esteso l’interpretazione di quei personaggi anche fuori dallo schermo: i modi di fare, il carattere, la prossemica facciale, ma anche il modo di porsi e di presentarsi.

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Zendaya durante l'anteprima di Odissea (foto Lapresse)

Tra i ruoli che Zendaya ha portato fuori dal set c’è l’Atena di Odissea, con cui ha fatto un balzo indietro nel tempo grazie agli accessori: durante la prima del film a decorarla c’era un paio di orecchini risalenti al I millennio a.C. in oro giallo 18 carati e diamanti. Un pezzo storico da non usare, per qualcuno. Un accessorio perfettamente mimetico, per altri.

Con Challengers invece ha rilanciato e ridefinito la tendenza del tenniscore trasformando gonne, polo, magliette e scarpe sportive in oggetti d’alta moda, mentre in Dune ha sorpreso tutti con un look futuristico in metallo lucido e placche d’acciaio dalle sembianze robotiche. Dopo un po’ di tempo, però, le cose sono cambiate: il pubblico è stato esposto al fenomeno più e più volte, lo ha capito, lo ha decodificato e ora non lo percepisce più come un espediente innovativo. Il method dressing è passato da novità a saturazione visiva.

Quando il method dressing passa da novità a regola

Ora, sulla scia di Zendaya, il method dressing è diventato una regola dello star system. I film-evento Barbie e Cime Tempestose hanno esasperato questo concetto, trasformando i costumi delle star Hollywoodiane nell’argomento più importante: con Barbie, Margot Robbie e Ryan Gosling sono apparsi al centro di iniziative marketing basate più sul look che sulla storia, più sulla forma che sul contenuto.

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Ryan Gosling e Margot Robbie all'anteprima di Barbie (Foto Lapresse)

E si è visto anche nelle sale: i colori pastello e la messa in scena plastica del film sono stati emulati dagli spettatori, che hanno inondato i cinema vestiti rosa. Anche il dittico RobbieElordi di Cime Tempestose ha avuto risultati pressoché identici: gli abiti griffati, i vestiti fatti di capelli e i colori ispirati allo stile gotico-vittoriano hanno acceso la discussione attorno ai loro corpi-oggetto, trasformandoli in feticci da ammirare. Sui magazine e attorno all’opinione pubblica non c’era l’interesse per le opere in sé, ma per i vestiti scintillanti, barocchi e lucenti appiccicati alle silhouette delle star. I costumi avevano letteralmente scavalcato la storia che li aveva creati, e gli stylist erano diventati più importanti del film stesso.

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Jacob Elordi e Margot Robbie (foto Lapresse)

E così l’interesse per capire se un’opera è bella o brutta, interessante o didascalica, adatta a tutti o meno, sembra quasi non contare più. Tutto è incentrato sugli accessori dell’evento.

Un Brad Pitt militare in Heart Of the Beast

Gli esempi più recenti non sono da meno: basti pensare al nuovo look di Brad Pitt per la prima di Heart Of the Beast, in cui la star ha sfoggiato un completo con fantasie mimetiche alla James Belmont, l’ex sergente che interpreta nel film. Qui oltre alla ripetitività si scade anche nel banale. Non c'è nessun richiamo originale, nessuna scelta davvero interessante, nessun gioco narrativo intelligente. L'unico dettaglio nascosto è un ricamo sulla giacca dell'attore in cui  è inciso il nome del suo compagno di viaggio, il cane Odino. Ma non basta a reggere il gioco. E nemmeno a soddisfare l'audience. Sembra più che gli stilisti di Brad Pitt si siano adeguati al trend del momento, cercando di rincorrerlo affannosamente pur di abbracciare una pratica che – bisogna dirlo – appare più che mai forzata.

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Brad Pitt all'anteprima del film con Ines de Ramon, la sua fidanzata (foto Lapresse)

Così come per il press tour di Amori e incantesimi 2, in cui Sandra Bullock e Nicole Kidman hanno reintrepretato lo stile gotico delle streghe – le sorelle Owen – con un look un po’ glamour un po’ chic che voleva rilanciare il trend della gothic romance e del withcore. Anche qui, però, il tentativo quasi goffo di utilizzare un linguaggio moderno è fallito. Gli autori hanno pensato di incollare al sequel una campagna marketing stravagante con la speranza di rispolverare un prodotto del 1998, il film originale, sconosciuto alla Gen Z. Più che una campagna pubblicitaria, sembrava il tentativo quasi disperato di avvicinarsi a un pubblico senza conoscerne il linguaggio, puntando tutto sul look. In questo modo, però, il film diventa un pretesto per parlare di moda.

E, paradossalmente, l’operazione di marketing che voleva far vivere i personaggi anche fuori dallo schermo finisce per uccidere tutto l’universo narrativo in cui abitano quei personaggi. La stampa partecipa alle anteprime e subito dopo non si parla d'altro: articoli, copertine, post e foto sui social vengono cannibalizzati dalla scelta dei costumi che, a volte, non ripagano nemmeno con gli incassi al botteghino. Semmai fanno aumentare il traffico delle boutique di lusso. Viene allora da chiedersi chi sia a piegarsi davvero: il pubblico? La moda? O è il cinema che veste il ruolo del marketing?

Articolo a cura di Federico Tondo

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