Nell’era Ozempic la magrezza assoluta torna protagonista: in passerella non c’è posto per corpi veri
Per anni nella moda non c'è stata una reale rappresentazione dei corpi femminili in passerella: veniva proposto il solito standard della magrezza. Solo di recente c'è stata una maggiore apertura verso corpi differenti, non solo le taglie 38-40 tradizionalmente associate all'ideale di bellezza, quelle che si sono sempre viste sfilare.
Quella visibilità era il frutto di una forte mobilitazione in nome dell'inclusività: la body positivity ha cercato di dare dignità a tutti i corpi, per fare capire che sono tutti ugualmente meritevoli di essere visti e rappresentati, che non c'è un solo modo di essere giusti. Tutta apparenza, perché il cambiamento non c'è mai stato davvero, i brand (soprattutto i nomi grossi) non ci hanno mai creduto: lo dimostra il fatto che è durata poco e ora siamo di nuovo al punto di partenza.
La denuncia arriva forte e chiara da Felicity Hayward, una modella curvy nonché attivista per la body positivity. Nel 2019 ha boicottato la London Fashion Week, proprio per la scarsa presenza di modelle plus size, situazione che si è nuovamente ripresentata alle Settimane della Moda appena concluse. La sua ultima analisi delle sfilate Primavera/Estate 2027 della London Fashion Week ha rilevato una riduzione del 56,3% delle modelle curvy. Era presente, per esempio, Ashley Graham, un nome ormai iconico tra le curby model. Ha sfilato per Harris Reed il 17 settembre
L'analisi non è uno studio ufficiale, non stavolta. Negli ultimi anni il suo report "Including the Curve" (inizialmente pubblicato autonomamente) veniva commissionato da Glamour UK e poi pubblicato dalla rivista. Andava a verificare il numero di modelle curvy alle sfilate di New York, Londra, Parigi e Milano: un modo per responsabilizzare gli stilisti, i brand, le aziende. Nel 2026, per la prima volta in quattro anni, la rivista ha deciso di non commissionarlo. È un segnale molto forte di quanto l'attenzione sul tema della body positivity stia scemando.
Siamo pur sempre nell'era Ozempic: l'ascesa del farmaco dimagrante e la rinnovata ossessione per la magrezza sono sotto gli occhi di tutti. Felicity ha condiviso sulla sua pagina Instagram un Reel in cui annunciava la decisione di Glamour UK, ammettendo di non essere d'accordo con la decisione. Ha spiegato: "Le voci delle persone curvy vengono messe a tacere e questo ha confermato la mia tesi". Non è solo una sterile questione di visibilità, c'è qualcosa di più profondo dietro: "Se i grandi stilisti presentano le loro creazioni su modelle curvy, è più probabile che i marchi dicano: ci assicureremo di avere tutto sia nelle taglie forti che in quelle normali. Ma quando non ci sono, la loro sezione plus-size verrà semplicemente ignorata". Secondo i dati che la modella ha raccolto negli anni, le settimane della moda più inclusive sono state quelle del 2023, quando Ozempic non era ancora entrato nel boom e sembrava che la moda fosse realmente interessata a diventare più inclusiva. Così non è stato.
La Milano Fashion Week è un esempio eclatante e chiarissimo. Qui la presenza di modelle curve/plus-size è rimasta estremamente bassa. Per Miu Miu ha sfilato l'attrice Olivia Colman, diversa dalle altre modelle in passerella per età e fisicità. Si distingue nel panorama monotematico sicuramente Marco Rambaldi, fedele alla sua rappresentazione ampia e diversificata di corpi. A Fanpage.it lo stilista stesso ha spiegato, a proposito della collezione Primavera/Estate 2027: "Non desidero fare dei vestiti che siano solo fini a se stessi, cerco di creare vestiti e look che possano rappresentare diverse identità e che possano dare anche voce a persone che vivono al margine della società, persone che spesso non hanno modo di potersi esprimere. Ecco con i miei abiti vorrei offrire a tutti l'occasione di potersi esprimere".