Casa Abis: “Il pubblico non deve capire se è vero o finto, ce lo hanno insegnato Sandra e Raimondo”

Si dice che per una coppia lavorare insieme sia deleterio: troppo tempo insieme, troppa condivisione, la sovrapposizione pericolosa del piano privato e di quello professionale. Stella Falchi e Gabriele Abis questo problema non se lo sono mai posto e anzi, ne hanno fatto una formula vincente. Hanno cominciato a frequentarsi per motivi professionali, poi si sono messi insieme e hanno continuato a collaborare, dando vita a un progetto tutto loro. Di mezzo, c'è stato pure un matrimonio! Sui social da diversi anni tutti li conoscono come Casa Abis: hanno trasformato la convivenza in una serie di sketch sulla vita di coppia, che hanno fatto presa immediata sui follower diventando virali. La quotidianità è la fonte di ispirazione principale: non solo ciò che accade realmente a loro dentro le quattro mura, ma anche ciò che succede ad amici, familiari, perfetti sconosciuti incontrati al cinema o al supermercato. Per il pubblico è facile riconoscersi in quelle dinamiche: una fidanzata un po' opprimente, un fidanzato svogliato, lei che fa le scenate di gelosia, lui fissato con l'automobile. E poco importa che sia tutto realmente e perfettamente aderente alla realtà: in fondo, si tratta pur sempre di due bravi attori! La community si è affezionata al loro modo genuino di comunicare al punto da farli sbarcare a teatro. La coppia sta girando l'Italia con lo spettacolo Ancora in 2, che ironizza sulle dinamiche di coppia. Saranno a Torino il 22 aprile, poi Brescia, Padova e infine il gran finale a Roma il 30 maggio al Teatro Brancaccio. Intervistati da Fanpage.it non solo hanno spiegato come mai questo titolo volutamente ambiguo, ma si sono raccontati senza filtri.
Fa un po' strano chiamarvi per nome, perché comunque per il popolo del web, per tantissimi follower voi siete, Casa Abis. Perché questo nome?
S: Abis è proprio il suo vero cognome e questa che è l'unica cosa che gli abbiamo concesso, tutto il resto lo decido io. Suonava meglio: il mio cognome è Falchi, invece Casa Abis era proprio perfetto. E poi ci piaceva l'idea di A di Amore e Bis: quindi amore alla seconda.
Perché voi pubblicate video sui social, ma siete anche una coppia nella vita privata. Come vi siete conosciuti?
G: Noi ci siamo conosciuti, scoprendolo dopo, all'asilo! Abbiamo fatto l'asilo insieme. Poi ci siamo rincontrati nel 2008, perché entrambi facevamo l'Accademia.
S: Io sono partita con l'Accademia di Danza, lui l'Accademia di Recitazione, quindi la strada era simile, ci incontravamo nei mezzi pubblici, ci siamo scambiati dei messaggi. Lui un po' già ci provicchiava.
G: Io avevo in mente di fare uno spettacolo per raccogliere dei fondi per il terremoto di Amatrice del 2016. C'era anche una parte danzata, così la contatto: "Stella c'è un progetto per te, non ci sono fondi. Vuoi partecipare?"
S: Mi sono fidata, perché mi piaceva la mission, mi piaceva come me l'aveva presentato, un pochino mi piaceva pure lui! Da là noi non ci siamo più lasciati. Io già insegnavo, facevo corsi di laboratorio scenico e ho tirato in mezzo pure lui. Da zero allievi a 10 a 250, tre anni dopo. Poi Casa Abis nasce nel 2021, forse perché cercavamo un po' di leggerezza nella nostra vita. Noi facevamo un altro tipo di teatro, ma ripercorrevamo il teatro classico; poi c'erano gli allievi che erano una responsabilità.
G: Dal 2016 scrivevamo cose di coppia divertenti, era più uno sfogo all'inizio.

E questo sfogo come si è concretizzato nell'apertura del canale?
G: Noi pubblicavamo contenuti già dal 2021, ma raccontavano le dinamiche di coppia dei giocatori da tavolo, nostra grande passione. Poi ad un certo punto ci siamo resi conto che tutti quegli script che avevamo scritto già dal 2016 volevamo concretizzarli. Stavamo camminando, Stella ha preso il cellulare e ha detto: vai creiamo questo profilo. Da zero siamo arrivati in una settimana a 20 mila follower.
Io ricordo che i primi video che andavano virali avevano una struttura fissa: il faccione di lui in silenzio in primo piano e la voce di lei sotto…
S: Considera che io non riuscivo a rivedermi, perché mi davo fastidio! Era veramente un format chiaro e vincente, funzionava. Però poi non ce l'ho fatta più e gli ho detto: ti prego parla anche tu! Lui ogni tanto faceva delle cose comiche, con la lacrima finale: sa piangere a comando!
G: Ricordo che un Capodanno facevo il portiere notturno in un hotel e avevo fatto un video in cui c'ero io sulla scala mobile della metro, come quando stai rientrando in albergo dopo la notte al lavoro, la musica Brigitte Bardot Bardot sotto e io con la lacrima che scendeva! Abbiamo unito questo, alla Stella folle che tortura il povero Gabriele! Siamo come un Tom & Jerry, sono personaggi: non rendersi conto che stiamo scherzando e che stiamo estremizzando dei personaggi è da pazzi.

Voi ironizzate, ma di base il vostro spunto è realmente la vostra vita in coppia?
G: Sì, in generale estremizziamo alcune nostre sfaccettature della vita di coppia, ma peschiamo anche dai nostri amici, i miei suoceri sono fonte di ispirazione continua, tante idee ci vengono in mente anche quando usciamo. Una volta eravamo a teatro a vedere uno spettacolo e stavamo in fila per prendere il biglietto, per vedere Romeo e Giulietta. Dietro di noi c'è una coppia con lei che spiegava a lui la trama in romano. Questa cosa ci ha fatto così tanto ridere che ci abbiamo fatto un video.
S: In generale siamo molto ironici, ci rendiamo subito conto quando c'è una situazione che possiamo rendere comica. È uno scatto mentale, lo ricerchi, non sempre lo vedi. Dopo nove anni siamo molto sintonizzati.
Voi siete anche sposati. Chi ha fatto la proposta e come?
S: La proposta me l'ha fatta lui e voleva farla in un modo sbagliatissimo. Per fortuna è andato da mio padre a chiedergli consiglio. Lui voleva fare un annuncio plateale, mio padre ha detto di no. Quindi siamo andati a pranzo fuori, stavamo facendo una passeggiata molto romantica sul lungolago. La scatoletta con l'anello gli si è incastrata dentro la giacca, lui era tutto sudato, era diventato bianco. Allora dice: aspetta, io non so come si fa. A quel punto apre il cofanetto e dice: mi vuoi sposare? Noi stavamo già insieme da sei anni, quindi il matrimonio è stato veramente la ciliegina sulla torta, ma non era necessario.
G: Non l'abbiamo ripreso quel momento, eppure avevamo già 60-70 mila follower: avremmo potuto raggiungere il milione se avessimo pubblicato quel reel!
Ma nel backstage cosa succede? Litigate per il copione, la scrittura, la regia?
S: Siamo molto bravi a dividerci i compiti. Quando ci siamo incontrati lui era il regista io ero l'attrice, però ad un certo punto anche io mi sono sentita in dovere di dire la mia. E lì sono nati i conflitti!
G: Lei è una montatrice bravissima.
S: E lui è un perfezionista, io no. Io seguo quello che mi viene in quel momento. Invece lui non lo concepisce: bisogna scriverlo prima, bisogna deciderlo prima.
G: Nel cinema e sui Reel l'improvvisazione è molto difficile, mentre a teatro va benissimo. A teatro puoi fare mezz'ora di improvvisazione, puoi fare quello che ti pare. Però il cinema ha delle regole diverse.

Invece nella vita di coppia quotidiana a casa i ruoli come sono divisi?
S: Siamo molto d'accordo, ma molto diversi. Lui non sa aprire e chiudere le cose. C'è il dentifricio da prendere in un armadietto? Lui una volta che l'ha preso lo lascia là., non riesce a rimetterlo dentro. I panni sporchi li lascia vicino al cesto, non dentro. È proprio un suo limite!
G: Non è un mio limite: c'è anche un motivo per questa cosa, Io non richiudo il tubetto del dentifricio, perché poi a cena comunque sia me li rilavo i denti! Queste distrazioni sono date dal fatto che ho una testa un po' complicata. mi perdo, sono molto distratto e prolisso, sovrappongo i pensieri con le parole quindi faccio un po' un casino e faccio a volte degli errori che non vorrei fare. I difetti di Stella invece sono tantissimi, adesso non mi vengono in mente tutti. È pigrissima.
S: Ma soltanto quando riguarda le cose mie, perché nel lavoro no.
G: Poi è ipercontrollante: lei vuole controllare tutto, anche gli imprevisti. Deve cominciare a vivere in maniera un po' leggera capito?
S: Noi ce la siamo tatuata la parola leggerezza, proprio perché secondo me entrambi non siamo tanto leggeri.
Voi venite già dal teatro, dallo spettacolo dal vivo, però com'è stato incontrare per la prima volta dal vivo i vostri follower, quindi il passaggio dai social allo spettacolo teatrale vostro?
S: Si trasforma il pubblico. Nello spettacolo teatrale che oggi portiamo in scena con Casa Abis non c'è quarta parete, quindi il pubblico a volte è quasi parte attiva dello spettacolo e questo per noi è bellissimo. Quando ero attrice teatrale percepivo quella barriera, il pubblico nemmeno lo vedevo, non c'era un riscontro immediato. Invece con lo spettacolo comico di Casa Abis ogni 30 secondi c'è una risata, quindi tu il pubblico lo senti ed è bellissimo, perché non lo puoi calcolare. Per me che sono una ipercontrollante serve avere un copione, però so che il mio parlato deve essere in funzione anche di quello che avviene dal pubblico. Noi nasciamo a teatro ma con un linguaggio completamente diverso, poi cominciamo a fare sketch sui social che funzionano con quel tipo di format. Convertire quella firma stilistica a teatro era impossibile. Ci abbiamo provato, ma non si può, non ci stanno i ritmi. Casa Abis dai social al teatro l'abbiamo testato un po', abbiamo provato che entravamo in due, lui non parlava mentre io bombardavo: non funzionava, era quasi imbarazzante.

Qual è la formula del vostro successo?
S: Il pubblico vuole vedere il più possibile la persona oltre l'artista, cerca il comico persona, chi c'è dietro il profilo Instagram, vogliono sapere qualcosa della tua vita. Con noi vedono che che stiamo sempre insieme, abbiamo passioni in comune. Certo il racconto del format è un racconto litigioso, alla Tom e Jerry, però dietro vedono che c'è un bel rapporto.
G: Vuoi sapere secondo me invece qual è stata la chiave? La chiave è che Stella è una bravissima attrice, così tanto che il pubblico non riesce a capire se quello che sta facendo è vero o finto che è la migliore aspirazione, quella di confondere un pubblico. Questo ce lo hanno insegnato Sandra e Raimondo: ci hanno sempre fatto credere di essere così. Dove iniziava il personaggio dove iniziava la persona era molto difficile da capire. Quindi c'è questo fraintendimento: Stella è realmente così? Il pubblico ci ferma per strada e ce lo chiede, c'è curiosità.
Come mai lo spettacolo si chiama "Ancora in 2"? Qualcuno gufa per la rottura?
S: Ci sono più punti di vista, questo titolo l'abbiamo proprio scelto apposta. È un po' come dire che siamo ancora in due, cioè che non ci siamo lasciati, ma anche che non siamo ancora in tre. Il pubblico deve uscire con la sua risposta, con la risposta che vuole, con quello che ha capito dallo spettacolo: non imponiamo nulla. Parlando coi miei coetanei vedo che molti vivono con fatica l'essere ancora in due, l'essere in coppia: noi nonostante la fatica siamo sì, ancora in due. È un po' un inno al restare, se il rapporto funziona ovviamente. Anche perché abbiamo dei mutui insieme!
Vi siete mai posti il problema dell'unire così tanto vita privata e vita professionale?
S: Io sinceramente no, non me lo sono posto. Cioè vivo il presente, quello che succede: non ce lo domandiamo.
G: Anche io, ma anche perché non avremmo difficoltà a trovare una sostituta di Stella, un Casa Abis 2.0!
S: Però i provini per la nuova Stella li faccio io!