Alberto Marzari, da tifoso a tatuatore dei calciatori: “Una volta mi hanno chiesto un trofeo prima di vincerlo”

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Instagram @alberto_marzari
Fare di una passione un lavoro è complesso, figuratevi unirne due. Alberto Marzari ha raccontato a Fanpage.it come da grande tifoso di calcio sia arrivato a tatuare i più grandi giocatori italiani e figure del mondo dello spettacolo.

Una grande passione per il calcio, in particolare per l'Inter, che per Alberto Marzari è sempre stata intrecciata con quella per i tatuaggi. Partendo dalla sua stessa e passando poi per quella di tifosi come lui o calciatori di categorie minori, talento, passione e dedizione l'hanno portato a essere il tatuatore a cui diverse stelle del mondo del calcio e dello spettacolo hanno affidato il proprio corpo come tela per i suoi capolavori. Una fama che oggi lo rende una delle presenze più attese alla TATUAMI tattoo convention 2026, che si terrà all' Hotel Crowne Plaza Milan Linate a San Donato Milanese sabto 3 e domenica 4 ottobre. Alberto è anche uno dei massimi esponenti, in Italia e nel mondo, dello stile chiamato "microrealismo" che prevede una riproduzione estremamente fedele di oggetti e persone in scala ridotta, di solito grande pochi centimetri.

Come ti sei avvicinato a questo stile, che soprattutto nel nostro paese non è tra i più conosciuti? 

Ho iniziato ad approfondirlo parecchio dopo che Jake La Furia aveva visto un lavoro che avevo  fatto proprio in quello stile e aveva voluto che gli tatuassi una sneaker realistica di piccole dimensioni. Jake è quello con cui ho più affinità artistica, ha una bella conoscenza del mondo del tatuaggio, quindi mi chiede sempre cose che sa che possono essere nelle mie corde. Per lui poi ho fatto altre cose interessanti tipo un motorino Booster e Michael Jordan che schiaccia a canestro.

E poi c'è il legame con i calciatori, è qualcosa che è nato da solo o, da tifoso, è sempre stato un sogno nel cassetto? 

Tifo e tatuaggi sono sempre andati di pari passo per me. Ho sempre tatuato soggetti del mondo calcistico, sono partito dai tifosi, poi ho iniziato con qualche ragazzo della primavera o dei settori giovanili e grazie al passaparola sono venuti quelli più grandi e famosi.

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Alberto Marzari con Nicolò Barella, Instagram @alberto_marzari

Ti ricordi chi è stato il primo?

Uno dei primi a chiamarmi fu l'attuale allenatore del Cagliari, Fabio Pisacane, e poi di quel Cagliari li tatuai un po' tutti, dal capitano Daniele Dessena a un giovanissimo Niccolò Barella, a lui avevo tatuato il ritratto del suo cane, che si chiama Lebron. Poi col tempo ne sono passati diversi, ad esempio mi sono divertito molto a tatuare a Di Marco un lembo di pelle strappata con sotto un 32 nerazzurro, è un soggetto che mi chiedono e che faccio spesso. L'emozione maggiore è vedere i tuoi lavori in campo: un tatuatore rimane molto contento solo a vedere il cliente con il tatuaggio guarito, se poi lo vedi in televisione e allo stadio l'orgoglio è ancora più grande.

Qual è la proposta più assurda che ti hanno fatto? 

Una volta un calciatore mi ha chiesto di tatuargli un titolo che non aveva ancora vinto. Mi aveva chiesto se glie lo avessi potuto tatuare io in caso di vittoria. Per fortuna alla fine ha vinto e il tatuaggio è stato fatto.

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Alberto mentre tatua Federico Dimarco, Instagram @alberto_marzari

Tornando a cose più convenzionali, quali sono le tue specialità?

Ci sono vari filoni: per tanti anni sono state le sneakers, per altrettanti anni i ritratti dei cani o degli animali domestici, mentre attualmente il simbolo della squadra del cuore, la maglietta della squadra del cuore o il calciatore preferito sono attualmente i tatuaggi che faccio di più.

Quando un soggetto ti viene chiesto centinaia di volte, arriva mai quel momento in cui decidi di cambiare? 

Cerco di non ripetere mai la stessa cosa, se è un soggetto che ti dà modo di integrare o comunque di metterci del tuo. Poi se si tratta di una semplice riproduzione di quello che può dello sistema dell'Inter, quello è ciò che devi fare. Però sono sempre contento di farlo, perché io sono il primo che ce l'ha tatuato e mi rispecchio in qualsiasi tifoso che vuole apporre la sua squadra del cuore sulla sua pelle.

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Alberto con José Mourinho, Instagram @alberto_marzari

Ripensando ai tuoi primi passi da tatuatore, tra le prime persone che ti hanno dato fiducia c'è qualcuno che ti è rimasto nel cuore? 

Senza le persone che si sono fidate di me quando ero solo un apprendista non avrei mai avuto la possibilità di impratichirmi, quindi sono grato a ognuno di loro. Poi il mio primo tatuaggio l'ho fatto su me stesso, quindi ce l'ho davanti tutti i giorni, è un bel modo per ricordarsi da dove si ha iniziato.

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