video suggerito
video suggerito

Nuove regole UE su cibo modificato geneticamente: “No indicazioni su etichette se si usa lo stesso genoma”

L’UE ha approvato un provvedimento che abolisce l’obbligo di indicare in etichetta se un alimento ha subito una trasformazione genetica. Ne abbiamo parlato con l’esperta Marina Carcea.
Intervista a Prof.ssa Marina Carcea
Già dirigente tecnologo del CREA (Centro Alimenti e Nutrizione)
A cura di Francesca Parlato
0 CONDIVISIONI
Immagine

La notizia del giorno è che il Consiglio dell'Unione Europea ha approvato la deregolamentazione sugli OGM di nuova generazione. Prima del sì definitivo ci vorrà ancora il via libera dal Parlamento europeo (che voterà la settimana del 18 maggio) ma intanto il primo passo è stato fatto. Il nuovo regolamento, oggetto di lunghe dispute e critiche, prevede che i prodotti NGT, ovvero ottenuti tramite Nuove Tecniche Genomiche, siano suddivisi in due categorie: le piante appartenenti alla categoria 1, saranno equiparate alle varietà convenzionali, a quelle già esistenti in natura, si tratta di piante che hanno subito delle trasformazioni del DNA ma limitate e mirate, e presentano caratteristiche che potrebbero essere anche ottenute attraverso metodi di incrocio tradizionali, e per queste non è previsto l'obbligo di alcuna informazione in etichetta, come si legge nel comunicato ufficiale: "Le piante e i prodotti NGT-1 non saranno etichettati, ad eccezione delle sementi e di altro materiale riproduttivo, il che consentirà agli operatori che lo desiderano di mantenere catene di approvvigionamento prive di NGT". Per le piante NGT 2 invece restano ancora valide le disposizioni relative agli OGM, quindi regole più stringenti con obbligo di autorizzazione preventiva, tracciabilità ed etichettatura, si tratta infatti di piante con modifiche al DNA più significative e complesse.

Cosa sono le NTG

L'idea di un prodotto geneticamente modificato fa sempre piuttosto impressione e fa scattare nel consumatore una certa diffidenza, ma in cosa consistono le nuove tecniche genomiche? "A differenza dei primi tentativi del passato – spiega la professoressa Marina Carcea, già dirigente tecnologo del Crea Centro Alimenti e Nutrizione – Oggi queste nuove tecniche (quella che rientrano nella categoria 1 dell'UE) utilizzano lo stesso genoma della pianta di partenza. Non si incrociano con altre specie. In laboratorio non si fa altro che accelerare quello che succede o succederebbe in natura. Non ci sono aggiunte di altri geni. Partendo dal genoma della pianta in alcune specie si migliora la sua resistenza a certi patogeni, si aumenta la resistenza alle microtossine, ma sfruttando i geni già presenti nella pianta". Nel caso delle NTG di categoria 2 invece l'ingegneria genetica interviene diversamente. "In questi casi è fondamentale avvertire il consumatore, perché l'intervento è più significativo. Si utilizzano altri genomi, si fanno incroci che in natura non esistono. Nel primo caso, per gli NTG 1, la comunicazione rischierebbe di creare solo un preconcetto nel consumatore".

NTG: i rischi esistono?

Portare in tavola verdure e ortaggi che hanno subito delle. modificazioni comporta dei rischi per la salute? "Fermo restando che il rischio 0 non esiste, e questo vale anche per le medicine – pensiamo alle statine, importantissime per il controllo del colesterolo, ma sappiamo che possono dare adito a effetti collaterali – ad oggi sappiamo che mangiare alimenti che hanno subito trasformazioni come quelle categorizzate NGT 1, non comporta pericoli. Certo la sperimentazione è necessaria ma non bisogna cadere nell'oscurantismo e vietare qualcosa aprioristicamente". Secondo le nuove regole europee infatti le piante della prima categoria sono quelle che potrebbero derivare da processi di trasformazione manuali. "Prendiamo ad esempio il grano Senatore Cappelli. Sento spesso definirlo come un grano antico o puro, ma in realtà non è così, è il risultato di uno studio molto accurato. Agli inizi del ‘900 infatti il genetista Nazareno Strampelli ha ottenuto questa particolare cultivar sperimentando e incrociando il polline di alcuni tipi di piante con l'ovario di altre piante, aspettando ovviamente di poter piantare il seme e di arrivare al momento del raccolto per stabilire quale incrocio rendesse maggiormente. Si tratta di metodi tradizionali per cui si impiegavano anni. Oggi in laboratorio questo processo si velocizza e basta il tempo di un raccolto per capire gli eventuali vantaggi ottentui. Ma il concetto è lo stesso". Secondo Carcea quindi la deregolamentazione è funzionale. "La scienza deve andare avanti, i dubbi servono e sono fondamentali, ma non possiamo non tenere conto che oggi le tecniche sono molto meno pericolose che in passato e che le trasformazioni che non saranno indicate in etichetta riguarderanno sempre e solo modifiche genetiche che non prevedono incroci con genomi di altre specie". 

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views