Le personalità si determinano alla nascita? Lo psicologo: “Sono un equilibrio continuo tra genetica e ambiente”

È una delle questioni più dibattute in ambito scientifico, soprattutto genetico e psicologico, e spesso viene definita come la domanda del secolo. La nostra personalità è determinata alla nascita? Oppure può essere influenzata dall'ambiente circostante? Le origini dei tratti che costituiscono una persona sono ancora oggi difficili da definire con precisione. C'è chi li conduce completamente alla genetica, facendo del DNA il solo responsabile anche per esempio di comportamenti aggressivi e chi, invece aderisce alla teoria dell'ambiente. Ma è molto più complesso di così. Ci sono nuovi studi che parlano di tratti poligenici e anche poliambientali, che mostrerebbero come in realtà ciò che costituisce la personalità di una persona sia un insieme di entrambi gli aspetti. Fanpage ne ha parlato con Davide Carlotta, psicologo del Servizio di Psicologia Clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele-Turro, che ci ha aiutato a capire come questi aspetti interagiscano tra loro in vari fasi della vita, dall'infanzia, all'adolescenza fino all'età adulta.
Che cosa si intende, dal punto di vista scientifico, per personalità?
Quando in psicologia parliamo di personalità ci riferiamo a un insieme di caratteristiche e tratti relativamente stabili che definiscono il modo tipico con cui una persona sperimenta le emozioni, pensa, percepisce se stessa e il mondo e interagisce con gli altri. Sono caratteristiche che contribuiscono a creare un senso di identità coerente nei diversi momenti della vita e nelle varie situazioni. In particolare, gli studi scientifici si concentrano sui cosiddetti "tratti di personalità", cioè schemi abbastanza stabili di pensiero, emozione, comportamento e relazione.
Secondo la scienza, la personalità dipende di più dalla genetica o dall’ambiente?
Le ricerche mostrano che entrambe le componenti hanno un peso importante. Gli studi più classici sono quelli sui gemelli monozigoti e dizigoti: i primi condividono praticamente il 100% del patrimonio genetico, i secondi circa il 50%. Confrontando le somiglianze nei tratti di personalità tra queste coppie si cerca di stimare quanto incidano i geni e quanto invece l’ambiente. Una grande meta-analisi pubblicata nel 2015 sulla rivista Nature Genetics ha analizzato quasi 50 anni di studi gemellari, prendendo in esame migliaia di ricerche, un numero enorme di coppie di gemelli e oltre 500 tratti di personalità. Le stime di ereditabilità dei tratti di personalità si aggiravano attorno al 50%. Questo significa che geni e ambiente sembrano avere, grossomodo, un peso equivalente. Un'altra meta-analisi pubblicata lo stesso anno sulla rivista Psychological Bullettin, confrontava studi sui gemelli, da un lato, e studi familiari e sulle adozioni, dall'altro, facendo emergere che il metodo di indagine influenzava le stime di ereditabilità ed evidenziando interazioni non semplicemente additive tra geni. Oggi inoltre disponiamo di strumenti genetici molto più avanzati, come gli studi genomici su larga scala, che cercano correlazioni dirette tra varianti del DNA e caratteristiche della personalità. In questi casi, però, le singole varianti genetiche spiegano quote molto più ridotte, attorno al 10%.
Esistono davvero geni che influenzano l’aggressività, come il cosiddetto "gene guerriero"?
Alcune correlazioni sono state osservate. Per esempio, il cosiddetto "gene guerriero" riguarda varianti genetiche collegate all’attività delle monoamino ossidasi A, enzimi coinvolti nella regolazione di alcuni neurotrasmettitori. Alcuni studi hanno rilevato associazioni con comportamenti aggressivi, ma bisogna fare molta attenzione a non semplificare troppo. I tratti della personalità sono poligenici, cioè dipendono dall’interazione di moltissimi geni. Inoltre i geni interagiscono continuamente con l’ambiente. Non bisogna immaginare genetica e ambiente come due mondi separati: in questo senso, entra in gioco anche l’epigenetica. L’ambiente può influenzare l’espressione dei geni, semplificando molto potremmo dire che può "accenderli" o "spegnerli". Esperienze, relazioni e contesto possono quindi modificare il modo in cui alcune predisposizioni genetiche si manifestano.
Ci sono fasi della vita più importanti nello sviluppo della personalità?
Sì, certamente. L’infanzia e l’adolescenza sono fasi cruciali. Mentre nelle prime fasi di vita il cervello continua a creare nuove connessioni neurali, con lo sviluppo, e per tutta l'adolescenza, avviene il cosiddetto pruning sinaptico, cioè una selezione delle connessioni più utilizzate ed efficienti. Questo contribuisce a stabilizzare alcuni aspetti della personalità. Ma la plasticità del sistema nervoso rimane anche in età adulta e le esperienze possono continuare a influenzarci per tutta la vita. La psicoterapia stessa si basa proprio su questo principio: l’idea che nuove esperienze relazionali e cognitive possano modificare il modo in cui una persona percepisce se stessa e il mondo.
Quanto contano famiglia, educazione e traumi?
Conta molto anche quello che viene definito "ambiente unico", cioè l’insieme delle esperienze specifiche vissute da ogni individuo. Non solo famiglia e scuola, quindi, ma anche relazioni, eventi personali, traumi, malattie o esperienze significative. Anche i fattori ambientali funzionano in modo "poliambientale": il loro effetto si costruisce nel tempo, attraverso l’accumularsi di molte esperienze differenti. Un singolo evento può incidere, ma è soprattutto la somma delle esperienze a orientare lo sviluppo della personalità.
In futuro sarà possibile prevedere la personalità attraverso il DNA?
Al momento è uno scenario molto lontano. Possiamo individuare alcune varianti genetiche associate a determinate caratteristiche o vulnerabilità, ma non esiste una mappa genetica della personalità. Anche disponendo della mappa completa del genoma di una persona, resterebbe fondamentale il ruolo dell’ambiente e delle esperienze di vita. La personalità nasce dall’interazione continua tra predisposizioni genetiche e ambiente: è il risultato di un equilibrio dinamico che si costruisce lungo tutto il corso della vita.