La tossicità del cushioning: avere una relazione tenendo pronto il piano B per quando ci si lascia
Il boom delle app di incontri, quando praticamente tutti uscivano a caso con tutti, ha dato vita a un vero e proprio vocabolario nuovo. Sono una serie di neologismi che descrivono il nuovo modo di intendere le conoscenze, le frequentazioni, le relazioni in un mondo che si fa sempre più veloce, coi sentimenti "usa e getta" e in cui nessuno ha voglia di mettersi in gioco davvero. In questa baraonda caotica, è difficile chiarirsi le idee e si ha difficoltà a dare delle etichette: nominare qualcosa è un modo per farlo esistere davvero, per semplificarsi le cose. E quindi nella giungla degli appuntamenti inconcludenti, ecco nascere una parola come ghosting per identificare chi sparisce e non ha neppure il coraggio di darti una spiegazione. I comportamenti tossici sono molteplici e tutti hanno trovato il loro corrispettivo in una parola inglese. Si parla per esempio di cushioning, uno degli atteggiamenti più inquietanti e tossici in cui ci si possa imbattere proprio malgrado.
E magari chi non lo subisce è perché è il carnefice che lo mette in atto! Il cushioning è l'effetto ammortizzante. È una sorta di cuscinetto di protezione. Significa in poche parole stare in una relazione, ma tenendo in considerazione potenziali piano B di riserva su cui fare affidamento nel caso in cui col partner si arrivasse alla rottura. La "ruota di scorta" sarebbe già lì pronta, ci si potrebbe subito buttare in un'altra frequentazione leggera senza dover perdere tempo a cercare, invitare persone fuori, pagare la cena. Troppo stancante!
Fare cushioning significa attutire la caduta, in questo caso la rottura. Si tengono in caldo ex frequentazioni, ex fidanzati, friends with benefits, che per convenienza restano a portata di mano per diventare potenziali partner un domani. L'opzione di riserva richiede come impegno il minimo indispensabile: un messaggino qui, un like tattico lì, un leggero flirting. Quanto basta per dire: sì domani mi sposo ma nulla di serio, hai una possibilità con me!
I più propensi a questo schema sono le persone incapaci di stare sole, che necessitano di una relazione, di una vita di coppia per sentirsi stabili e appagati. Chi ci sia, accanto, però, non ha importanza: purché ci sia. Dirsi infelici costa sempre troppa fatica, quindi ci si accontenta in attesa di chiamare il prossimo della lista. Inconsciamente, rivolgere lo sguardo altrove è già un modo per sabotare la relazione, che resta perennemente in prova. Non si crederà mai davvero in quel partner. Ci si prepara a una rottura che, senza saperlo neppure con lucidità, si sta attivamente causando in prima persona.