Cos’è l’amore platonico? Lo psicologo “Chi lo prova vuole evitare le complessità delle relazioni più concrete”

Esistono legami che trascendono il desiderio fisico, che puntano ad una connessione più profonda, basata su fiducia, stima, rispetto e condivisione di valori, i cosiddetti amori platonici. Se in origine Platone ha usato questo termine per descrivere il legame che univa Socrate ai suoi discepoli, con il tempo il termine, dopo aver attraversato secoli di storia e trasformazioni sociali, ha preso un'accezione più romantica e sentimentale. Fino ad arrivare ad oggi, in un mondo sempre più connesso e che pecca spesso di poca autenticità, dove trovare una connessione reale sta diventando davvero complicato. Questo tipo di amore è dunque ancora oggetto di discussione nella cultura popolare e molti si chiedono che cosa rappresenti, come riconoscerlo o se abbia meno valore in quanto privo di componente sessuale. Per fare chiarezza, ne abbiamo parlato con il dott. Antonio Catarinella, psicoterapeuta, sessuologo e consulente delle identità sessuali, che ci ha aiutati a capire gli ingranaggi e i bisogni di questo amore.
Che cosa si intende per amore platonico da un punto di vista psicologico?
Anche se in origine l’accezione del termine non era prettamente psicologica, derivando da un contenuto del filosofo greco Platone, con il tempo si è contestualizzato alla tematica dell'eros, inteso come amore. Quindi se oggi dovessimo dare una definizione dal punto di vista psicologico, si potrebbe affermare che l’amore platonico è un legame effettivo, che può essere molto intenso, ovvero caratterizzato da un coinvolgimento emotivo importante, da alcuni desideri e idealizzazioni su una specifica persona, ma che poi di fatto non trova espressione o comunque non è prettamente orientato sul piano relazionale o sessuale. In questo senso si può intendere l’amore platonico come un’esperienza affettiva che si verifica nello spazio mentale e quello che si può vedere anche dal punto di vista psicologico è che questo investimento è direzionato su una rappresentazione dell'altro più che sull'altro stesso. Questo ovviamente non lo rende meno autentico di tutte le altre forme di amore: le emozioni, i sentimenti che si provano sono molto reali, molto forti e da questi poi è possibile generare una serie di significati che poi sono possono essere attenzionati.
Quali sono le differenze tra un amore platonico e un amore romantico?
La differenza più importante riguarda sostanzialmente il rapporto con la realtà e la reciprocità. Rispetto poi alla tematica dell'amore, quello romantico invece implica poi una relazione in cui esista uno scambio intimo, emotivo con poi dei momenti in cui questo scambio può venire confermato, può venire negato, quindi può avere un risvolto positivo o negativo; mentre invece l'amore platonico tende in qualche modo a mantenersi in una dimensione più astratta, più protetta anche in un certo senso, dove poi si è meno esposti a queste tipologie comunque di complessità. L’innamoramento romantico richiede una capacità importante di tollerare l'altro e le frustrazioni che può generare, oltre che le differenze che si riscontrano, mentre invece quello platonico preserva in un certo senso l'illusione di questo legame perfetto.
Quali bisogni emotivi soddisfa l’amore platonico?
Sicuramente dipende anche dalla persona che abbiamo di fronte, questo credo sia un preambolo importante da sottolineare; oltre al fatto che non esiste un amore più maturo o meno dell'altro, semplicemente rispondono a bisogni diversi. In generale, questa tipologia di amore può elicitare e soddisfare bisogni come quello di connessione, appartenenza, un senso di sicurezza, quindi uno spazio in cui la persona può sperimentare tutta una serie di sentimenti senza poi rischio di rifiuto o perdita.
Ci sono tratti psicologici o fasi della vita che rendono più probabile viverlo?
Sicuramente. Ci sono alcune fasi della vita in cui l'esperienza dell'amore platonico si concretizza maggiormente, pensiamo per esempio quando abbiamo attraversato una parte della giovane età adulta in cui l'identità affettiva è ancora in costruzione, quindi ha bisogno anche di una certa gradualità per poi arrivare ad una forma di amore più complessa, più integrata. Lo si può vedere anche in momenti di transizione o di personale vulnerabilità, come per esempio avviene in una separazione, in un lutto in cui abbiamo bisogno in qualche modo di distare con noi stessi, di preservarci. Sicuramente questo richiede una certa sensibilità, spesso l’amore platonico è vissuto da persone molto sensibili, molto riflessive.
In quali casi l'amore platonico può essere positivo?
Quando in qualche modo è preparatorio: ovvero, quando non sostituisce la realtà, ma la prepara. In questo senso può avere degli aspetti positivi.
Quando invece può ostacolare la costruzione di rapporti concreti?
Può essere un ostacolo quando diventa un investimento esclusivo, quando ci si orienta esclusivamente in questa tipologia di amore. In questo senso, l’amore diventa un assorbimento di energie totalizzanti, a discapito poi di relazioni che possono essere reali, che possono essere concrete e soprattutto anche fonte di disponibilità. Non è detto che poi affacciandoci alla realtà dobbiamo necessariamente ricevere un rifiuto, quindi bisogna stare molto attenti perché passare da un amore platonico ad una forma di strategia di protezione emotiva soprattutto a lungo termine può essere in qualche modo limitante per il nostro sviluppo emotivo.
In un rapporto di amicizia due persone possono provare un amore platonico?
Sì, senza ovviamente che poi si arrivi ad un amore romantico. In realtà si verifica molto spesso, soprattutto in alcune amicizie dove c'è una forte intimità emotiva, una condivisione molto profonda di interessi, di quotidianità e forte senso di sintonizzazione e comprensione reciproca. Sotto questo punto di vista è importante non essere stigmatizzanti: nonostante il legame possa essere intenso e significativo e quindi anche l’amore platonico possa avere un’accezione positiva, è importante sempre che ci sia una chiarezza reciproca, il rispetto dei confini e delle aspettative che questo rapporto può avere. In altre parole, quello che fa la differenza è che ci sia la capacità di avere consapevolezza di riconoscere la tipologia del rapporto, anche perché no di nominarlo. E poi, da qui, capire come gestirlo: quindi se integrarlo senza ambiguità in una relazione, oppure invece differenziarlo in qualche modo e limitandolo.
Si può dire che l’amore platonico superi ogni tipo di stereotipo o orientamento sessuale?
Sì. Ovviamente, quando parliamo della dimensione dell'orientamento sessuale, ci riferiamo poi ad una caratteristica di uno spettro molto specifico della nostra identità sessuale, che secondo poi alcuni studi di genere non è un posizionamento netto, è più, come viene definito, un piano cartesiano, dove la persona ha la possibilità di posizionarsi rispetto alle proprie caratteristiche legate all'orientamento romantico e sessuale in un determinato momento. Quindi, quando una relazione in questo caso di amicizia è tanto intensa e si posiziona dal punto di vista dell’intimità ad un livello altissimo può esserci, può coesistere e può assolutamente essere presente l’amore platonico.
L'amore platonico è cambiato con l’arrivo dell’era digitale?
Sicuramente. L’era digitale, soprattutto recentissima, ha trasformato le modalità con cui si sviluppano e si mantengono gli amori in generale e poi anche quelli platonici. Pensiamo a tutte le app di messaggistica, di social network, tutti quegli strumenti che ci permettono di avere una connessione continua, ma comunque allo stesso tempo parziale, fatta di scambi, confidenze, presenza costante. Questo contesto favorisce una sorta di idealizzazione: l'altro viene conosciuto attraverso dei frammenti, delle immagini, delle parole anche a volte alterate, poi solamente dopo si arriverà alla conoscenza concreta. L’amore platonico ha subito una differenziazione nell'era digitale proprio perché quest’ultima ha fatto venir meno poi ancor di più il confronto con la realtà. Senza contare il fatto che poi c'è una difficoltà a restare emotivamente agganciati, basti pensare a tutte quelle situazioni ad esempio di ghosting, dove c'è una fase idilliaca, anche possiamo dire illusoria, molto potente e poi più nulla. È inevitabile, quindi, farne in qualche modo i conti sotto questo punto di vista, perché quando c'è una fase di disillusione può portare anche a delle fatiche importanti e lasciare il segno. L’importante, in ogni rapporto d’amore, sia esso platonico o no, è sempre avere un approccio rispettoso e inclusivo, quindi tenere presente che tutte le forme di innamoramento, tra l'altro come Platone stesso ci insegnava, vanno contemplate e rispettate.