Ansioso, evitante: lo psicologo Merigo spiega cosa sono gli stili di attaccamento che influenzano le relazioni

Ansioso, evitante, sicuro o ambivalente. Negli ultimi anni gli stili di attaccamento sono diventati uno degli argomenti più discussi sui social e nelle conversazioni quotidiane. Sempre più persone si definiscono "ansiose" o "evitanti" quando parlano delle proprie relazioni sentimentali, spesso utilizzando queste etichette per spiegare comportamenti, paure e difficoltà di coppia. Ma sappiamo davvero cosa significano? Secondo le stime citate da Matteo Merigo, psicologo, psicoterapeuta, sessuologo clinico e consulente di coppia, circa il 20% della popolazione adulta presenta uno stile di attaccamento evitante e circa il 15% uno stile ansioso. Due modalità che, molto spesso, finiscono per incontrarsi e alimentare dinamiche relazionali particolarmente complesse, se non a volte tossiche. Gli stili di attaccamento affondano spesso le loro radici nell’infanzia e nel rapporto con le figure di riferimento, ma non rappresentano una condanna definitiva. Per capire meglio come funzionano e in che modo influenzano la vita affettiva adulta, ne abbiamo parlato con il dottor Matteo Merigo.
Che cosa sono gli stili di attaccamento e in che modo influenzano le relazioni affettive in età adulta?
Gli stili di attaccamento sono un modello sviluppato da John Bowlby e Mary Ainsworth per comprendere il modo in cui i bambini costruiscono il legame con le figure di riferimento. Attraverso alcune situazioni sperimentali venivano osservate le reazioni dei bambini alla presenza e all’assenza del genitore e di un estraneo. Per esempio, il genitore usciva dalla stanza e il bambino rimaneva con l'estraneo, oppure l'estraneo usciva dalla stanza con il genitore, mentre il bambino rimaneva nella stanza. Da queste osservazioni sono stati individuati quattro principali stili di attaccamento: sicuro, ansioso, evitante e ambivalente. Il bambino con attaccamento sicuro nella stanza gioca con la mamma ma coinvolge tranquillamente anche l'estraneo; quello ansioso comincia a giocare, ma cerca sempre l'approvazione della mamma. L'evitante invece non va proprio a giocare e rimane vicino alla mamma e, infine, l'ambivalente gioca e poi scoppia a piangere. Alla base c’è il modo in cui impariamo a regolare le emozioni e a gestire la vicinanza affettiva: questi schemi tendono poi a riflettersi nelle relazioni sentimentali adulte.
Negli ultimi anni si parla molto di stili di attaccamento. Perché?
Per molto tempo l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle etichette attribuite agli altri, come quella del narcisista o del vampiro energetico. Con gli stili di attaccamento, invece, l’attenzione si è spostata anche su se stessi. A volte però il rischio è utilizzare queste categorie come una giustificazione: "Sono fatto così perché ho questo stile di attaccamento". Gli stili di attaccamento esistono, ma non rappresentano una condanna. Attraverso la consapevolezza e il lavoro personale è possibile modificare molti comportamenti e molte modalità relazionali.
Quali sono le caratteristiche dello stile di attaccamento ansioso?
Lo stile ansioso si sviluppa spesso in presenza di un caregiver percepito come imprevedibile: a volte presente, altre volte assente, oppure presente fisicamente ma non emotivamente. Il bambino impara così a mantenere sempre attivo il sistema di allerta relazionale. Da adulto questo può tradursi in una forte paura dell’abbandono e in una costante ricerca di rassicurazioni. La persona tende a chiedere frequentemente conferme del legame: "Mi ami?", "Sono importante per te?", "Stai bene con me?". Dietro questi comportamenti c’è una fragilità emotiva significativa e il bisogno continuo di sentirsi al sicuro nella relazione.
Quali comportamenti contraddistinguono invece una persona con attaccamento evitante?
In questo caso il genitore può anche essere presente fisicamente ma poco disponibile sul piano emotivo: il bambino impara che cercare vicinanza non produce risultati soddisfacenti. Da adulto sviluppa una forte autonomia, ma può invece vivere con disagio l’intimità emotiva, perché la vicinanza affettiva rischia di essere percepita come una minaccia alla propria indipendenza. Non si tratta di un problema legato alla sessualità, ma alla difficoltà di condividere parti vulnerabili di sé. Per una persona evitante, mostrare queste fragilità può essere vissuto come un’esposizione pericolosa.
È possibile che uno stile di attaccamento cambi nel corso della vita?
Sì. Gli stili di attaccamento rappresentano una base di partenza, ma non sono immutabili. Le esperienze di vita, le relazioni più importanti e il lavoro personale possono modificarli nel tempo. Una persona può sviluppare altre difficoltà emotive, come ansia o insicurezze, che si intrecciano con il proprio stile di attaccamento. Proprio per questo motivo è importante non considerarlo come una spiegazione definitiva di tutto ciò che accade nelle relazioni.
Perché attaccamento ansioso ed evitante finiscono spesso per attrarsi?
Si tratta di una dinamica molto frequente nelle relazioni disfunzionali, definita ciclo ansioso-evitante. La persona ansiosa cerca continuamente vicinanza, rassicurazioni e conferme. La persona evitante, invece, percepisce questa richiesta emotiva come eccessiva e tende ad allontanarsi. Più l’ansioso cerca contatto, più l’evitante si ritira. E più l’evitante si ritira, più l’ansioso intensifica la ricerca di vicinanza. Si crea così un circolo vizioso che spesso nessuno dei due partner riconosce pienamente. È però importante ricordare che anche chi ha uno stile evitante desidera la connessione emotiva. Il problema non è l’assenza del bisogno di relazione, ma il timore che quella vicinanza possa trasformarsi in una ferita, in una delusione o in una perdita di autonomia.
Come gestire il mio stile di attaccamento se diventa disfunzionale?
Un percorso terapeutico può aiutare molto, ma anche le relazioni sane e consapevoli possono favorire il cambiamento. Spesso attribuiamo tutte le nostre difficoltà alle esperienze dell’infanzia. Quelle esperienze sono sicuramente importanti, ma non devono diventare una gabbia: se vengono comprese ed elaborate, possono rimanere nel passato. Quando si riesce a guardarle con una prospettiva diversa, diventa possibile modificare il proprio modo di stare nelle relazioni e costruire legami più sicuri ed equilibrati.
