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Alluce valgo, un ortopedico spiega l’unica cura possibile per la deformità del piede

L’alluce valgo può portare dolore, fastidio a camminare e anche tanta insicurezza: un medico spiega a Fanpage.it come curarlo definitivamente ed evitare le recidive.
Intervista a Dott. Alberto Bianchi
Ortopedico specializzato nella chirurgia di piede e caviglia presso l'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambriogio di Milano.
A cura di Elisa Capitani
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Conosciuto comunemente come cipolla, l'alluce valgo, ovvero la deviazione laterale dell'alluce verso le altre dita che causa dolore, infiammazione, arrossamento e gonfiore, è una delle deformità del piede più comuni al mondo. Colpisce una vasta percentuale della popolazione, in particolare le donne, creando un forte impatto sia sulla salute funzionale che sull'estetica della persona. Che sia per predisposizione anatomica, familiarità o per l'uso di scarpe con i tacchi, l'alluce valgo può generare un senso di insicurezza, soprattutto nelle donne, che vivono la deformità come un problema estetico imbarazzante e da nascondere a tutti i costi. Abbiamo chiesto a Alberto Bianchi, ortopedico specializzato nella chirurgia di piede e caviglia presso l'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, di spiegarci cause, segnali da attenzionare e quali sono gli eventuali interventi per curare una volta per tutte il problema dell'alluce valgo.

Che cos’è l’alluce valgo e quali parti del piede coinvolge?

L’alluce valgo è una deformità dell’avampiede che interessa principalmente il primo metatarso e la falange basale dell’alluce. Si verifica una deviazione progressiva dell’alluce verso le altre dita e la comparsa della tipica sporgenza ossea sul lato interno del piede. Nei casi più avanzati, la deviazione dell’alluce può coinvolgere anche le dita laterali, che a loro volta possono deformarsi. Si tratta quindi di una patologia dell’avampiede che, nei gradi maggiori, può interessare più strutture contemporaneamente.

Quali sono le cause principali?

L’alluce valgo è una patologia multifattoriale. La predisposizione genetica ha un ruolo importante, infatti chi ha familiarità presenta una maggiore probabilità di svilupparlo. È una condizione più frequente nel sesso femminile e l’uso prolungato di scarpe strette o con tacco può contribuire alla sua formazione nel tempo. Anche alcune condizioni associate, come il piede piatto, possono favorirne lo sviluppo. Nella maggior parte dei casi, quindi, concorrono più fattori insieme.

Ci sono segnali iniziali a cui prestare attenzione? Quando è opportuno rivolgersi a uno specialista?

L’alluce valgo è una deformazione progressiva, non compare improvvisamente. Può manifestarsi anche in età giovane, perfino in adolescenza, soprattutto nei casi con forte componente genetica. Il primo segno evidente è la deviazione dell’alluce e la comparsa della sporgenza interna. Con il tempo possono comparire dolore e infiammazione, spesso dovuti al conflitto tra l’osso e la scarpa o alla compressione sul secondo dito. Nella maggior parte dei casi è proprio il dolore a spingere il paziente a rivolgersi allo specialista.

Può avere conseguenze su altre parti del corpo, come ginocchia o schiena?

L’alluce valgo è una patologia localizzata all’avampiede e non altera direttamente l’appoggio del piede in modo tale da coinvolgere automaticamente ginocchia, anche o colonna. Tuttavia, se il dolore porta la persona a camminare in modo scorretto per compensare, possono comparire infiammazioni secondarie, per esempio a livello del ginocchio. Si tratta però di conseguenze indirette legate alla deambulazione alterata, non di un coinvolgimento diretto della patologia.

Esistono cure non chirurgiche? Plantari o tutori possono risolvere il problema?

La correzione definitiva è chirurgica. Plantari e tutori non raddrizzano l’alluce, ma possono rallentare l’evoluzione della deformità o alleviare i sintomi. Se, ad esempio, è presente un piede piatto che contribuisce al problema, un plantare può ridurre le sollecitazioni sull’alluce. I tutori notturni possono aiutare a mantenere l’alluce in posizione, ma non sono correttivi in senso definitivo.

Che tipo di intervento si esegue e quali sono i tempi di recupero?

Esistono oltre 200 tecniche chirurgiche descritte in letteratura. La scelta dipende dal tipo e dalla gravità della deformità. Non esiste un intervento valido per tutti: la tecnica va personalizzata. Oggi si parla molto di chirurgia mini-invasiva, ma il tempo biologico di guarigione dell’osso resta lo stesso, indipendentemente dalla tecnica utilizzata. Dopo l’intervento si utilizza generalmente una scarpa post-operatoria per circa un mese. Trascorso questo periodo, e dopo controllo clinico e radiografico, si può tornare gradualmente a una calzatura comoda e riprendere le normali attività.

Esiste il rischio di recidiva?

Sì, la recidiva è possibile. In letteratura le percentuali variano indicativamente fino al 25%. Le forme giovanili, spesso legate a una forte componente genetica, presentano un rischio maggiore rispetto a quelle insorte in età adulta. Anche la presenza di fattori non corretti, come un piede piatto non trattato, può aumentare il rischio. Generalmente le recidive si manifestano nei primi mesi dopo l’intervento. Per questo è importante seguire attentamente le indicazioni post-operatorie ed evitare, per diversi mesi, l’uso di scarpe strette o tacchi.

Un intervento si fa anche per motivi estetici?

No. L’indicazione chirurgica deve essere funzionale, non estetica. L’intervento è un percorso impegnativo e non privo di rischi, quindi si prende in considerazione quando c’è dolore o quando la deformità rischia di coinvolgere anche le dita laterali, rendendo l’intervento futuro più complesso. È fondamentale, in questo senso, rivolgersi a uno specialista che si occupi in modo dedicato di chirurgia del piede. La valutazione deve essere completa e considerare l’intero assetto del piede, non solo l’alluce. Inoltre, è importante affidarsi a un professionista in grado di gestire anche eventuali complicanze o recidive. La chirurgia dell’alluce valgo richiede competenza specifica e una visione a 360 gradi del problema.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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