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Valanga d’odio su Mattia Bellucci: “Spero che tu muoia”. Cosa c’è davvero dietro gli insulti

Il tennista italiano nel mirino degli haters dopo aver perso contro il serbo Kecmanovic al Delray Beach Open in Florida. C’è anche chi gli augurato: “Spero ti spacchi tutto”.
A cura di Maurizio De Santis
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La shit-storm s'è scatenata in calce a uno degli ultimi post che Mattia Bellucci ha condiviso sui social. "Spero che tu muoia" è uno dei commenti più aggressivi scritti a corredo della pubblicazione ma ce ne no tanti altri di cattivo gusto e inaccettabili del tipo "spero che ti spacchi tutto". Il motivo che ha provocato la tempesta di insulti (alcuni anche gravissimi)? La sconfitta (6-1, 6-4 contro il serbo Kecmanovic) che il 24enne tennista di Castellanza (Varese) ha subito nei sedicesimi del Delray Beach Open in Florida. Il ko, però, non sembra la causa reale ma l'effetto di qualcos'altro: il denaro perso. In che senso? Il sospetto che il motore di questa violenza verbale sia riconducibile alla frustrazione degli scommettitori che, infuriati e delusi per una giocata andata male, scaricano la rabbia per una "bolletta" saltata (e i mancati incassi) direttamente sull'atleta.

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L'ombra degli scommettitori dietro account finti

Cosa lo lascia credere? Il fatto che a maggior parte di questi account sono finti, riconducibili a profili poco attivi se non in situazioni del genere e nella maggior parte dei casi anonimi. Il tennista lombardo è stato protagonista di una crescita straordinaria nel 2025 che lo ha portato fino al numero 63 del mondo e alle semifinali di Rotterdam. In quella settimana magica spiccò grazie alla vittoria contro Daniil Medvedev (il suo primo successo contro un Top 10) e a quella contro Stefanos Tsitsipas. E oggi è nel mirino tanto che l'espressione "ne blocchi dieci e ne spuntano altri 50" riassume benissimo l'impotenza dei giocatori nel controllare questo flusso d'odio alimentato da semplici "leoni da tastiera" oppure da chi è animato da ben altri interessi.

Il caso di Destanee Aiava ritirata a 25 anni anche per l'odio social

Il fenomeno è esploso soprattutto negli ultimi anni con la diffusione delle piattaforme social che, nonostante i sistemi di controllo, faticano ad arginare un'ondata di offese pesanti che si rigenera ogni volta che un match si conclude con aspettative differenti rispetto al solco sportivo. Tra gli esempi al riguardo ce ne sono alcuni clamorosi come il caso di Jessica Pegula che sentì augurarsi "tuo figlio deve nascere morto" dopo il Roland Garros. O, ancora, come la pletora e la frequenza dei messaggi online abbiano spinto la tennista australiana Destanee Aiava a ritirarsi a soli 25 anni per sfuggire una cultura "razzista, misogina, omofobica, ostile".

E lo ha fatto pubblicando un messaggio su Instagram molto duro: "Voglio dire un enorme ‘vaffanculo' a tutti coloro che nel mondo del tennis mi hanno mai fatto sentire inferiore". Se l'è presa anche con chi, nascosto dietro un nickname, si è espresso con commenti offensivi "sul mio corpo, la mia carriera, o su qualunque altra cosa volesse". E ancora contro "qualunque scommettitore che mi ha spedito odio o minacce di morte".

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