US Open 2026 di tennis

Shelton vuole cambiare una regola del tennis dopo aver visto Zverev: “Non esiste in nessun altro sport”

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Shelton sulla routine di Zverev al servizio: “Fino a 25 rimbalzi, non resto piegato ad aspettare”. Il botta e risposta in campo e l’appello per cambiare le regole.

Ben Shelton era ben consapevole di cosa sarebbe successo nel confronto contro Zverev. Il tennista americano, che prima della finale degli US Open aveva già incrociato cinque volte il tedesco inanellando altrettante sconfitte, sapeva bene che sui turni di servizio dell'avversario avrebbe dovuto aspettare qualche secondo in più. La routine di Sascha alla battuta è diventata di dominio pubblico negli ultimi giorni dopo la polemica di Khachanov, che si era lamentato per gli eccessivi rimbalzi preparatori.

Il giocatore statunitense non aveva fatto una piega in campo, anche se paradossalmente ha avuto un colloquio con l'arbitro dopo essere stato "rimproverato" per l'atteggiamento in risposta. Ben Shelton infatti, essendo consapevole dell'attesa necessaria, si era comportato di conseguenza, mettendosi in posizione solo al momento giusto. Una scelta intelligente dal suo punto di vista per non perdere qualcosa in termini di reattività e attenzione. Dopo la finale ha infatti spiegato: "Non c'è un atleta al mondo che rimanga nella posizione di attesa con le ginocchia piegate e la tensione nel corpo per 30 secondi prima che l'azione cominci. Per me è lo stesso: non intendo restare lì bloccato e in tensione per mezzo minuto ad aspettare. Cerco di rimanere sciolto e lo lascio fare. Sarò pronto quando lui è pronto, ma non resto piegato ad aspettare per così tanto tempo".

Questo però non ha impedito al giudice di sedia di richiamarlo, dando il via a un confronto molto civile tra i due. Sempre Ben ha poi chiarito quanto accaduto: "Mi stava dicendo che dovevo andare sulla linea di risposta prima. E io le ho risposto che lui può iniziare la sua routine quando vuole: le ho garantito che non succederà mai una volta in cui lui serve e io non sono pronto. Ma non dovrei essere costretto a stare lì impalato sulla linea se un giocatore fa dai 20 ai 25 rimbalzi. Deve poter iniziare la sua routine, e lui non fa mai meno di 10 rimbalzi. Sarò sempre pronto quando lui mette le mani insieme per servire"

Insomma, a mali estremi, estremi rimedi per lo statunitense, che chiede un giro di vite per il futuro perché forse è arrivato il momento di mettere dei limiti per evitare che i giocatori debbano adeguarsi a chi impiega così tanto tempo per servire. Una situazione che gioverebbe soprattutto agli spettatori, per un gioco più fluido: "Penso sia una regola stupida dover stare fermi lì se l'avversario ha una routine lunga: l'unica cosa che conta è che tu sia pronto quando lui unisce le mani e inizia a far rimbalzare la palla. Penso che si dovrebbe mettere un limite: non dovresti avere tempo illimitato, sia per il nostro sport che per i tifosi che guardano. È dura rimanere lì ad aspettare così a lungo prima che arrivi l'azione successiva. Credo che prima o poi i tornei analizzeranno la cosa perché si creano grossi ritardi in certe partite".

Non ha tutti i torti Shelton che senza fare una piega in campo aveva trovato il modo di trovare contromisure al servizio del tedesco, o meglio, all'attesa dello stesso. Curioso che ad essere richiamato sia stato lui e non l'avversario. Forse sarebbe stato meglio chiudere un occhio per entrambi.

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