Khachanov perde con Zverev allo US Open, poi contesta quello che fa al servizio: “Dà fastidio a molti”
Alexander Zverev è in finale allo US Open, terza finale consecutiva del Grande Slam per lui dopo Parigi (vinta) e Wimbledon (persa con Sinner), e affronterà domenica Ben Shelton, vincitore su Frances Tiafoe. Nella sua semifinale, il tedesco – che ha appaiato Sinner nella classifica Race, ovvero quello che tiene conto dei risultati dal primo gennaio e non negli ultimi 12 mesi, dove Jannik è ancora saldamente primo – ha superato Karen Khachanov in tre set e tre ore di gioco: 6-3/7-6(7)/7-6(7) il punteggio, che dà idea della battaglia in campo, col russo che ha avuto due set point nel tie-break del terzo set per allungare la partita.
Khachanov irritato dalla infinita routine di servizio di Zverev: "Non dà fastidio solo a me"
Dopo il match Khachanov ha avuto qualcosa da dire sul comportamento di Zverev sul proprio servizio, ovvero gli infiniti rimbalzi della pallina prima di battere, ritenuti snervanti e non solo da lui. Il 30enne moscovita, che ha eguagliato il suo miglior risultato in uno Slam (aveva semifinale in Australia 2023 e US Open 2022), è stato sollecitato sull'argomento nella conferenza post partita, visto che il tema della routine di servizio di Sascha era emerso già prima della semifinale, con ESPN che aveva calcolato che fino a quel momento avesse fatto rimbalzare la pallina prima di colpirla ben 12.040 volte.
"Il modo in cui fa rimbalzare la palla non dà fastidio solo a me, ma anche a molti altri giocatori, perché ci mette davvero troppo tempo – ha detto schietto Khachanov – Non sai come prepararti per il servizio. Sei pronto, e poi ci sono altri 12 rimbalzi, quindi fai di nuovo uno ‘split step' (il piccolo balzo eseguito sulle punte dei piedi appena prima che l'avversario colpisca la palla, ndr). Ogni punto è così. In fin dei conti, se il tempo tra un punto e l'altro è conforme al regolamento, non posso dire nulla al riguardo. Se supera il limite di tempo, allora dovrebbe ricevere un warning. Ma è responsabilità dell'arbitro di sedia monitorare quello, non mia".
La replica di Zverev: "Non conto i rimbalzi e non lo faccio apposta"
Dal canto suo, Zverev ha replicato molto rilassato e col sorriso alla domanda sulla stessa questione posta anche a lui dopo il match con Khachanov: "Non ho idea del perché. Non lo faccio apposta. Ho visto la statistica che ho fatto rimbalzare la palla circa 12mila volte o qualcosa del genere. È abbastanza divertente. Non le conto nella mia testa né cerco di raggiungere un numero specifico".
Intanto il 29enne tedesco ha raggiunto la finale di Flushing Meadows per la seconda volta in carriera, dopo aver perso quella del 2020 contro Thiem al tie-break del quinto set.