Alcaraz ha perso agli US Open ma ha ritrovato quello che gli mancava: “Sono tornato a battagliare”
Carlos Alcaraz si è fermato ai quarti di finale agli US Open, il torneo che lo ha visto gareggiare per la prima volta dopo quattro mesi e mezzo. L'ex numero 1 del mondo ha perso una partita epica, una battaglia autentica con Ben Shelton, che si è imposto al super tie-break del quinto set. Una sconfitta bruciante per il modo in cui è arrivata, ma Alcaraz non ha fatto una piega ed anzi salutando il campo di Flushing Meadows ha sorriso e il sorriso stampato sul volto lo ha mostrato anche rientrando negli spogliatoi. Il modo migliore per accettare la sconfitta, un esempio, una lezione per chi quando l'incontro finisce male non si comporta a dovere.
La sconfitta al super tie-break di Alcaraz con Shelton
If, la poesia di Kipling, è meravigliosa e spiega l'essenza, quella che dovrebbe avere ogni sportivo, che dovrebbero avere soprattutto i campioni: "Se riesci a incontrare il trionfo e il disastro trattando questi due impostori allo stesso modo senza farti stravolgere né dalla vittoria né dalla sconfitta allora sarai padrone di te stesso".
Per l'Alcaraz che esce dall'Artur Ashe Stadium seguito da una telecamera sorridente quei versi suonano a meraviglia. Una partita chiusa dopo 4 ore e 28 minuti alle 3:35 del mattino di New York. Di rimpianti poteva averne a pacchi, probabilmente li ha avuti e li avrà, perché quando perdi al super tie-break 10-8 basta un niente per far girare la partita a tuo favore.
"Questo è quello che mi mancava"
E invece Alcaraz è uscito con il sorriso. Voleva battagliare, lo ha detto esplicitamente dopo: "Questo è quello che mi mancava: le battaglie, il tentativo di superare l'avversario quando le cose non vanno bene, la ricerca di soluzioni. In quest'incontro è successo di tutto".
In fondo può essere soddisfatto. Carlos era sbarcato a New York con tanti dubbi, i primi game dell'esordio con Safiullin non lasciavano ben sperare. Invece il percorso è stato buono, nel mezzo gli allenamenti, l'affetto di giocatori e giocatrici, i commenti per il suo look, cambiato forse anche distrarsi un po' e far parlare dall'altro rispetto ai problemi al polso, la freccia scoccata dopo alcune vittorie, che a molti ha ricordato la freccia che Ulisse scaglia verso Polifemo, in questo caso un Polifemo invisibile.
Quattro mesi e mezzo di stop certamente non equivalgono a vent'anni di travaglio, ma per uno che ha sempre giocato, bruciato le tappe e vinto pesano tanto. Aver ritrovato serenità e positività per Alcaraz pesano di più di una sconfitta che a qualche altro giocatore avrebbe bruciato tantissimo. Il tennis ha ritrovato Carlos, e adesso aspetta il ritorno di Sinner.