Rafa Jodar si è scusato col raccattapalle di Shanghai, ma torna a galla il precedente del Roland Garros
Rafa Jodar ha ammesso di essersi rivolto in maniera sgarbata a un raccattapalle a Shanghai. Le scuse, però, riportano alla luce un paio di episodi accaduti al Roland Garros, quando il tennista spagnolo ha suscitato polemiche per un gesto nei confronti di un'addetta al campo e di una mascotte. Due situazioni differenti ma che mettono in luce lo stesso problema: la difficoltà del giocatore di riuscire a gestirsi meglio in campo.
Dopo essersi qualificato in semifinale del Masters 1000, l'iberico ha scelto la conferenza stampa per fare pubblica ammenda per il comportamento tenuto durante la sfida con Botic van de Zandschulp. I modi bruschi usati per farsi consegnare l'asciugamano provocarono anche la reazione del giudice di sedia, che lo ammonì (gli diede un warning, si dice in gergo) per quei decisamente sopra le righe. "Mi dispiace, ho sbagliato. Non avrei dovuto rivolgermi in quel modo. Non si fa così".
Cosa era successo a Shanghai: l'insulto al raccattapalle
Un scatto di nervi. Jodar venne sopraffatto dalla tensione e dall'adrenalina durante la partita degli ottavi di finale. Al termine di uno scambio lungo e combattuto lo spagnolo reagì male. "Sbrigati a darmi questo ca..o di asciugamano", si lasciò sfuggire. Quella frase gli costò un provvedimento per comportamento anti-sportivo. Provò a giustificarsi, sostenendo di non aver "detto niente di male", ma l'ufficiale di gara non volle sentire ragioni. Quel che aveva ascoltato e visto, gli era bastato.
"Capisco, ma non puoi chiederlo in questo modo. Non parliamo con loro così". E, dinanzi alle rimostranze del giocatore chiarì che quel richiamo formale non riguardava solo il linguaggio usato. "Non posso ripeterlo, sai cosa hai detto, non posso ripeterlo ora".
Le scuse di Jodar: "Ero frustrato, ho sbagliato"
A mente lucida il tennista iberico ha capito. O gliel'hanno fatto capire. Fatto sta che torna indietro e ammette di aver sbagliato: "Rispetto molto i raccattapalle e gli arbitri, in tutte le partite e in tutti i tornei. Ero molto frustrato per come stava andando la partita per me, ero frustrato con me stesso. Non sono riuscito a gestire le mie emozioni in quel momento della partita".
Jodar aveva perso il controllo, la cosa peggiore possa accadere quando sei in campo e sul filo della tensione ti giochi tutto. L'ammissione più netta riguarda anche la punizione ricevuta in campo. "L'arbitro ha fatto bene a darmi un warning. Avrei dovuto accettare quella decisione. Tra le tante cose che sto ancora imparando come fare il dritto, il rovescio o servire al meglio c'è anche qual è il giusto modo di comportarsi in campo. So che devo lavorare su me stesso. Ma sono un essere umano e commetto errori. Mi serva da lezione per non farne altri".
Il precedente al Roland Garros: "Non l'ho toccata"
La pressione di una partita e l'ansia da prestazione possono mettere a dura prova l'aspetto mentale di un atleta. Oltre Shanghai, c'è un altro episodio controverso che ha visto protagonista Jodar. Nell'ultima edizione del Roland Garros, durante gli ottavi contro Michelsen, dirigendosi verso gli spogliatoi si era trovato una raccattapalle a ostacolarlo involontariamente. Allungò un braccio e sembrò metterla da parte mostrando poca delicatezza. Allora si difese così: "Non l'ho toccata, non potrei mai fare una cosa del genere". E che dire di quando, sempre in Francia, diede l'impressione di ignorare una mascotte?
La differenza tra episodi, però, va fatta: le scuse di Shanghai sono un'assunzione di responsabilità che a Parigi non era arrivata nello stesso modo. Resta da vedere se questa presa di coscienza si tramuterà (anche) in un cambiamento completo.