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Roland Garros

Perché Jannik Sinner soffre così tanto il caldo: “Forse la pelle chiara”. Cosa dice il regolamento

Il crollo al Roland Garros con Cerundolo ha evidenziato il punto debole. “Ogni giocatore ha piccoli problemi. Forse, giocare con il caldo è il mio… ma ci sono una serie di fattori”.
Jannik Sinner debilitato per il caldo, ha avuto un crollo fisico al Roland Garros.
Jannik Sinner debilitato per il caldo, ha avuto un crollo fisico al Roland Garros.
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Caldo, umidità, una notte di sonno tutt'altro che riposante. È la combinazione di fattori che su Jannik Sinner ha l'effetto della kryptonite. "Sono tante cose insieme e non sono una macchina", ha chiarito in conferenza. Il crollo avuto al Roland Garros contro Cerundolo è un déjà vu. È il tallone d'Achille del campione "robot" che a Parigi ha mostrato tutte le debolezze dell'uomo: quando il sole picchia forte il rischio che vada in tilt è altissimo. La sua fisionomia non lo aiuta: "La pelle chiara forse è il mio problema", ha spesso spiegato parlando in maniera molto onesta dei suoi limiti fisici. Chi ha quel particolare fototipo tende a patire maggiormente determinate condizioni di stress climatico rispetto ad altri atleti. E lui non ha mai nascosto la vulnerabilità fisiologica: "Ogni giocatore ha i suoi piccoli problemi. Forse, giocare con il caldo è il mio". I viaggi e gli allenamenti a Dubai che fa da un paio di anni gli servono soprattutto a questo: alzare il livello di sopportazione e resistenza quando l'atmosfera intorno si fa "rovente", imparando a conoscere meglio il proprio corpo e a gestire mentalmente le situazioni più delicate.

Ma è umano anche Sinner. E viene facile la battuta polemica sull'uomo delle nevi (per le sue origini alto-atesine) che al debutto ha giocato in un orario più agevole (dopo le 20) e invece s'è sciolto sul più bello perché sistemato nelle ore più dure del programma odierno sul Centrale francese. Il numero uno al mondo aveva il match in pugno ma, sul 5-1 nel terzo set, è collassato senza riuscire più a riprendersi. Da allora in poi è stato uno stillicidio scandito da gambe di piombo, fiato corto, acqua nebulizzata sul viso, borse di ghiaccio vistose sul collo, sofferenza impastata col sudore, polso molle e palle giocate sbilenche. Jannik s'è aggrappato all'orgoglio e a quel briciolo di energie che aveva ancora in corpo ma ha ceduto.

Il numero uno al modo ha provato a resistere, è rimasto in campo per onor di firma.
Il numero uno al modo ha provato a resistere, è rimasto in campo per onor di firma.

Caldo e umidità il tallone d'Achille di Sinner

In altre occasioni aveva alzato bandiera bianca (a Shanghai e a Cincinnati nel 2025). In altre, come a Roma di recente con Medvedev lo ha salvato il fato sotto forma di pioggia. In altre ancora era riuscito a ristabilirsi e a continuare idratandosi e prendendo un po' di fiato. A gennaio scorso a Melbourne andò in riserva contro Spizzirri a causa delle fitte muscolari provocate dalla calura e dallo sforzo, ma la pausa di 10 minuti prevista dal regolamento lo aiutò a recuperare: "Mi sono sdraiato cinque minuti per rilassare i muscoli e abbassare la temperatura corporea. Mi ha aiutato". Ieri, quando è rientrato in campo dopo il medical time-out e lo stop-ristoro, aveva stampata in faccia l'espressione di chi sta malissimo. Un fantasma che cercava continuamente una zona d'ombra: quasi vi si accovacciava, sorreggendosi con la racchetta.

Nel quarto e quinto set non avevo energie – ha ammesso in conferenza stampa -. Non ricordo l'ultima volta che mi sono sentito così debole. A metà del terzo set non mi sentivo in gran forma ma non trovavo le forze. Faceva caldo, ma andava bene. E non è che stessi morendo per il caldo… è un insieme di fattori. Mi sono svegliato dopo aver dormito male, stavo un po' soffrendo. Succede spesso durante gli slam, oggi è stato uno di quei giorni.

Ed è stato subito chiaro che quello in campo era la versione depotenziata del solito Sinner ma non solo a causa della canicola. Le temperature elevate richiedono al corpo un dispendio energetico enorme per termoregolarsi. Il campione di tennis ha ribadito che quando questo si somma a un recupero non ottimale, il corpo va in riserva.

Il regolamento del Roland Garros sul caldo

La Extreme Weather Policy nei tornei Slam determina entro quali limiti si può disputare un match e quando deve essere sospeso. Non è un regolamento unico e uniforme per tutti e quattro i Major, ma ogni torneo (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open) ha il proprio protocollo per affrontare condizioni meteorologiche avverse.

Queste prassi si basano principalmente sul WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), un indice che misura lo stress termico analizzando variabili quali temperatura, umidità, pioggia, radiazioni solari e vento. A Parigi questo indice è fissato sui 32,2°, se la colonnina di mercurio va oltre il gioco può essere interrotto su tutti i campi. Ma succede difficilmente… Se invece l'indice supera i 30,1° ai giocatori in campo è concesso un break di 10 minuti. Finora al Roland Garros non s'è mai verificata alcuna interruzione ma con il cambiamento climatico è probabile che tutti gli Slam – compreso quello francese, che è meno interventista rispetto agli Australian Open, US Open e Wimbledon – raffinino ulteriormente le regole nei prossimi anni. E mostrino un po' più di buonsenso. Che vale per tutti.

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