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Torneo di Wimbledon 2026

Mochizuki ha un piano per distrarre Sinner a Wimbledon: “È una celebrità, voglio metterlo a disagio”

Shintaro Mochizaki, prossimo avversario di Jannik Sinner negli ottavi dei Championships, svela la sua strategia per la sfida sul Centrale: “Per me è una celebrità, cercherò di distrarlo col mio tennis unico”.
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Shintaro Mochizuki sarà il prossimo avversario di Jannik Sinner a Wimbledon. Il giapponese attuale numero 151 del mondo (ma già certo di aver conquistato almeno il 114° gradino del ranking) è una delle principali sorprese dei Championships. Il classe 2003 ha superato lo spagnolo Jodar mostrando quelle qualità che gli hanno permesso di vincere questo torneo a livello juniores. Dopo tanta gavetta ha collezionato il suo miglior risultato in uno Slam e ora è pronto a godersi la sfida sul Centrale (organizzatori permettendo) contro il numero uno ATP.

Già da tempo questo ragazzo stava dando segnali positivi dimostrando di poter dare continuità a quanto fatto vedere da ragazzino. Il suo nome è legato anche all'Italia visto che il primo titolo a livello Challenger è arrivato a Barletta nel 2023, proprio l'anno in cui per la prima volta riuscì ad entrare nel tabellone principale di Wimbledon. E ora Shintaro si è preso un meritato posto sul palcoscenico più prestigioso sovvertendo con il suo tennis frizzante i pronostici contro il promettente Jodar.

Mochizuki sorpreso da se stesso a Wimbledon

Mochizuki ha dimostrato nella chiacchierata con la stampa post-partita di non aver ancora del tutto realizzato quello che gli sta succedendo. Niente poteva far presagire risultati simili a Wimbledon: "È una sensazione strana giocare contro Jannik a Wimbledon, specialmente quest'anno. Non stavo vincendo molto prima di venire qui, e non so come io stia riuscendo a vincere queste partite. Sono entusiasta ma, allo stesso tempo, mi fa un effetto un po' strano essere qui negli ottavi di finale. Voglio solo continuare a godermela".  Di certo il tennista giapponese non scenderà a compromessi ma riproporrà il suo tennis "particolare": "Come giocatore, direi che esprimo un tennis unico, non uguale a quello di tutti gli altri. Colpisco la palla più piatta e vengo a rete più spesso rispetto agli altri ragazzi. Penso che in questa generazione tutti colpiscano fortissimo e servano bombe, ed è così che vincono. Ma per me non è quella la strada. Ci ho provato, ma non ha mai funzionato; ho solo continuato a cercare la mia via ed eccomi qua. Quindi sì, direi che il mio gioco è unico".

La sfida con Sinner e come metterlo in difficoltà

Sinner dal canto suo prima in campo è sembrato non conoscere molto del suo prossimo avversario, poi in conferenza ne ha parlato comunque molto bene. Mochizuki ha un piano per cercare di metterlo a disagio: "Non lo conosco molto di persona, per me è semplicemente una celebrità. Ecco perché ho detto che mi fa uno strano effetto giocarci contro. Però sono sicuro che giocherà rapidissimo e che proverà a distruggermi. Quindi voglio solo fare tutto il possibile per, diciamo, distrarlo, perché se ci limitiamo a scambiare a tennis non penso proprio di poterlo battere. Voglio fare qualcos'altro per metterlo a disagio". Nello specifico? "Tipo tenere le palle basse e venire a rete. Non penso sia molto abituato a giocare contro questo tipo di giocatore. Quindi sì, penso che sarà interessante, oppure semplicemente mi distruggerà".

Perché Mochizuki è diverso dagli altri tennisti come i coetanei Alcaraz e Rune

Di certo magari c'è grande curiosità intorno a Mochizuki, anche perché ha un modo di giocare molto diverso da quello di suoi coetanei come Alcaraz o Rune che colpiscono forte la palla: "È venuto più che altro dal mio allenatore, quando ero junior. Io mi limitavo ad ascoltarlo e a giocare, ma penso sia stato lui a guidarmi verso questo modo di giocare. All'epoca non ero sicuro di cosa stessi facendo, mi godevo solo il tennis, giocavo e basta, e pensavo di essere normale, ma probabilmente non lo ero. A 18 anni, quando sono passato professionista, ho lasciato il mio coach e decisamente tutti gli altri allenatori hanno provato a farmi colpire la palla più pesante e più forte, ma non ha funzionato. È stato allora che ho capito che forse non ero come gli altri ragazzi. Ci sono voluti tipo due o tre anni per, diciamo, tornare al mio tennis, ma ora penso di essere tornato. Quindi sì, il lavoro fatto da junior mi ha indirizzato su questa strada". 

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