Marketa Vondrousova squalificata 4 anni per un rifiuto ad un controllo antidoping: l’ITIA non le ha creduto

Marketa Vondrousova è stata squalificata per 4 anni dopo essersi rifiutata di sottoporsi ad un controllo antidoping. Una stangata per la tennista ceca ex numero 6 del mondo e vincitrice di Wimbledon 2023 che con le sue spiegazioni e giustificazioni non ha convinto il tribunale dell'ITIA, ovvero l'International Tennis Integrity Agency (Agenzia Internazionale per l'Integrità del Tennis). Una vera e propria mazzata ma inevitabile in termini di regolamento visto che il rifiuto di sottoporsi a questo tipo di test per le normative antidoping comporta la stessa sanzione di chi risulta positivo.
Perché Vondrousova è stata squalificata per 4 anni
I fatti risalgono al dicembre 2025 quando, secondo il comunicato ufficiale, un funzionario antidoping si è recato presso l'abitazione della tennista ceca intorno alle 20. Un controllo antidoping fuori gara che rientra nella prassi del programma e nella metodologia dell'ITIA. In pratica, i tennisti devono comunicare ogni giorno una fascia oraria di 60 minuti con tanto di luogo esatto dove essere reperibili per i controlli. Tre mancati controlli in 12 mesi fanno scattare una squalifica, ma se l'atleta dichiara di non voler fare il test, si tratta di un rifiuto che può costare caro. E infatti per Vondrousova ecco da regolamento i 4 anni di squalifica che le impediranno di giocare fino al 21 giugno 2030 quando avrà 31 anni.
Nei mesi scorsi la difesa ha spiegato che Marketa era alle prese con una situazione di grande stress mentale con tanto di preoccupazioni per la sua incolumità. Non a caso è stato citato come esempio il caso di Kvitova, ovvero la tennista che venne aggredita in casa da uno sconosciuto. Un periodo difficile culminato in problemi di insonnia, con minacce ricevute (anche da scommettitori) e ansia, che la portò a non sottoporsi al test a sorpresa, considerato come un'invasione del proprio spazio.
Le due versioni della sua difesa
Il tribunale indipendente però non ha sposato questa tesi, anche sulla base della testimonianza dell'ufficiale antidoping. In pratica Vondrousova aveva dato due versioni differenti dell'accaduto complicando la posizione. Subito dopo il rifiuto sui social aveva affermato che l'agente dell'ITIA si era presentato alle 20:15 dicendole del controllo immediato, anche se quell'orario era fuori dalla fascia indicata. Ecco allora il disagio per la privacy e la voglia di non far aspettare l'uomo a casa sua fino alla fine della procedura con una situazione troppo "pesante" da sostenere. Ad aprile, poi, ecco la versione differente: qualcuno aveva bussato alla sua porta a tarda notte senza identificarsi bene, non rispettando i protocolli di sicurezza, con la conseguente ansia e paura.
Le contraddizioni tra le due versioni hanno fatto vacillare la sua posizione con buona pace della difesa. L'ITIA ha ribadito che i suoi funzionari sono "muniti di documento di identità e che esistono metodi per verificarne l'identità in caso di dubbi. Inoltre, l'agenzia ha ribadito che i controlli antidoping a sorpresa sono uno strumento essenziale per tutelare l'integrità della competizione". Ecco allora le cause della squalifica che impediranno a Vondrousova di giocare a tennis a livello professionistico per quattro anni. Durante il periodo di squalifica, le è proibito competere, allenare o partecipare a eventi organizzati o sanzionati da ITF, WTA, ATP, tornei del Grande Slam o qualsiasi federazione nazionale. La sua eventuale speranza è legata ad un possibile ricorso al TAS.