Jannik Sinner, il programma per il rientro: le sue montagne e un mese senza toccare la racchetta
Martedì Jannik Sinner ha annunciato che la sua stagione tennistica è finita, il ginocchio è dolente e va curato. Niente torneo a Shanghai né contratto da onorare Pechino. Accantonata la ricca esibizione in Arabia Saudita per il Six Kings Slam. Niente ATP Finals. Alexander Zverev a breve gli strappa lo scettro di numero uno al mondo. Sindrome della bandelletta ileo-tibiale destra è la diagnosi che ha costretto l'alto-atesino a fermarsi. Una tendinopatia che è patologia cronica, ostica da curare. Non deve operarsi, ma seguire una terapia conservativa e armarsi di santa pazienza. Non c'è una data precisa per il suo rientro in campo, l'auspicio è rivederlo per gli Australian Open nel 2027. Ed è per quello che lavora. Ma deve farlo con cautela, in maniera graduale, partendo da una raccomandazione chiara datagli dallo specialista che a Lione s'è occupato del suo caso: se non ti fermi ora, puoi solo peggiorare le cose.
Acciacchi del genere hanno bisogno di tempo per svanire del tutto, sono subdoli e guarire non significa automaticamente essere pronto. Ecco perché anche quando ha provato ad alzare il livello dello sforzo, affrettando i tempi per il ritorno alle competizioni (è fermo dalla finale vinta a Winbledon il 12 luglio scorso), è scattato il campanello d'allarme: credeva di sentirsi bene, ha dovuto ribaltare ogni programma. Quello attuale prevede riposo per una ventina di giorni tra le sue montagne in Val Pusteria, un mese senza toccare racchetta poi il ritorno del Principato per riprendere l'attività progressivamente
Lione, PRP e luminare che ha curato Tomba
Jannik s'è sottoposto al consulto di luminari della medicina. A mandare Sinner a Lione, dov'è stato scoperto per un selfie, è stato Herbert Schoenhuber, ortopedico che ha curato Alberto Tomba, e per anni presidente della commissione medica FISI. È stato lui a indirizzarlo verso Bertrand Sonnery–Cottet, all'Hopital Jean Mermoz. Lì il campione italiano ha effettuato il PRP (come riportato dalla Gazzetta della Sport): un trattamento di medicina rigenerativa che utilizza un concentrato del proprio sangue per stimolare la guarigione e la riparazione dei tessuti danneggiati.
Le sue montagne, JMedical e niente racchetta
Il videomessaggio condiviso sui social è stata l'ultima apparizione pubblica di Sinner, che ha messo fine a tutte le speculazioni sulle proprie condizioni alimentate anche da una scelta comunicativa molto ermetica. Forse, anche troppo per come ha gestito la propria immagine in questo frangente. Adesso è a casa sua, a San Candido, circondato dall'affetto e dalla privacy della famiglia. Vi rimarrà per quasi un mese, durante il quale dovrà fare solo una cosa: fare nulla. E no, non è un controsenso ma spiega bene quanto non prendere la racchetta e zero carichi sia fondamentale in questa fase. Successivamente il tennista tornerà a Torino, al JMedical, dov'era stato già nel corso dell'estate. Ma non sarà quello il momento per aumentare il ritmo degli allenamenti: palestra, piscina e altri esercizi specifici lo aiuteranno nel percorso conservativo.
Se tutto andrà bene, a dicembre, potrà finalmente impugnare di nuovo la racchetta e far scattare l'ultima fase del piano di preparazione oltre al conto alla rovescia verso gli Australian Open. Qualcosa, però, cambierà rispetto agli ultimi due anni: arriverà prima a Melbourne e, magari, testerà come sta effettivamente in un'esibizione a Brisbane. Se tornerà a gennaio, saranno trascorsi sei mesi senza aver mai giocato una partita vera. E quello alla Rod Laver Arena più che un rientro assomiglia tanto a un esame.