“Chi chiameresti alle 3 di notte se fossi in difficoltà?”: perché Djokovic sceglie Zverev
"È piena notte, sei nei guai e hai una sola chiamata a disposizione per poter chiedere aiuto a un tuo collega tennista. Su chi puoi contare per chiamarlo?": è la domanda che è stata posta a Basilea, a margine del torneo 500 vinto la scorsa settimana da Valentin Vacherot, ai campioni della racchetta presenti. Più di uno cita Novak Djokovic come salvatore, mentre il serbo fa il nome di Sascha Zverev, spiegando anche il motivo per il quale dovrebbe consegnare la propria vita in mano al tedesco di origini russe.
"Forse chiamerei Novak perché è il più vecchio là fuori", risponde Casper Ruud. Stessa risposta data da Stan Wawrinka, ma con un'altra motivazione: "Sono sicuro che ha delle conoscenze per aiutarti". Per lo stesso motivo punterebbe su Djokovic anche Holger Rune: "Ha i contatti necessari".
"Grazie, è un onore", commenta il 39enne serbo quando gli viene riferito che viene percepito come un punto di riferimento importante dai suoi colleghi. Poi tocca a lui rispondere e Nole ci pensa un attimo: "Mi avete preso alla sprovvista con questa domanda… chi chiamerei alle 3 di notte… ma in che tipo di guaio dovrei trovarmi?".
Gli spiegano allora che è un grosso guaio… "Prima che si ritirasse, la mia scelta sarebbe assolutamente Viktor Troicki (suo connazionale e quasi coetaneo, ndr), è qualcuno in cui ho fiducia. Ma attualmente sul tour, mmm… Sascha Zverev. Lui sa cosa significa trovarsi nei guai, quindi immagino che lo condivideremmo", conclude ridendo Djokovic.

Come si può percepire, il rapporto tra Djokovic e Zverev va oltre la rivalità in campo, Nole conosce Sascha da quando era bambino, ha giocato contro suo fratello Mischa e ha sempre avuto un legame di amicizia con tutta la famiglia. Dal canto suo il nuovo numero uno al mondo lo ha più volte definito uno dei giocatori che rispetta di più nel circuito e una persona a cui può mandare messaggi o telefonare quando ha bisogno di consigli, soprattutto nei momenti difficili. Insomma dietro la risposta del campione di Belgrado c'è un vissuto tra i due che risale molto indietro nel tempo e si è cementato in anni di incontri in campo e fuori.