Gli Australian Open stanno per iniziare ma non si placano le polemiche. Il torneo, in programma dall’8 al 21 febbraio sui campi in cemento del Melbourne Park, prenderà il via nel caos generale. Diversi atleti hanno infatti denunciato la presenza di topi nelle proprie camere d'albergo. Sono infatti 72 i tennisti che in questo momento si trovano in quarantena in hotel dopo essere giunti in Australia con 3 voli charter in cui sono stati riscontrati 10 positivi al Covid-19 (tra questi 2 tennisti la cui identità non è stata svelata). Nelle ultime ore sui social è diventato virale il video della tennista del Kazakhstan Yulia Putintseva che ha postato su Twitter immagini di roditori che girano nella propria camera:

"Non sono un hotel a cinque stelle – ha detto – sono in una stanza con topi e ragni". Una polemica che a questo punto ha visto l'intervento immediato di Lisa Neville, ministro per l'emergenza dello stato di Victoria, che ha criticato il modo di agire dei tennisti in albergo: "Questi animali sono stati probabilmente nutriti – ha detto – Invito a minimizzare l'interazione coi topi". La Neville ha sottolineato come gli addetti all'hotel in piena quarantena siano in difficoltà circa la questione topi: "Ogni atleta può cambiare le proprie lenzuola e pulire la camera".

L'appello della ministra Neville dopo il video sui topi in camera

La polemica esplosa riguardante la presenza di topi nelle camere d'albergo occupate dai tennisti, ora in quarantena, che dovranno prendere parte agli Australian Open, è solo la punta dell'iceberg dei diversi problemi riscontrati fino a questo momento. Molti atleti hanno evidenziato la diversità di trattamento tra i 72 tennisti rinchiusi in hotel a Melbourne e gli altri in quarantena ad Adelaide (Nadal, Sinner e non solo).

Anche lo stesso Djokovic nei giorni scorsi aveva sollevato il problema invitando l'organizzazione a riservare pari trattamento per tutti gli atleti. Insomma, problemi e costi che stanno lievitando sempre di più, dato che le spese del torneo, fino a questo momento, ammonterebbero a quasi 40 milioni di dollari australiani. Il fatto che in parte queste spese siano state coperte dallo Stato di Victoria, ha fatto scoppiare, di conseguenza, la polemica dei tanti cittadini che da marzo 2020 sono rimasti fuori dai confini su disposizione dell'Australia.