Le Paralimpiadi si concludono tra le polemiche: l’Ucraina boicotta anche la Cerimonia di chiusura

Come si era iniziato, si finirà: tra le polemiche. Le Paralimpiadi di Milano Cortina vivranno il loro ultimo atto con la Cerimonia di Chiusura che si svolgerà quest'oggi domenica 15 marzo con inizio alle 20:00 al Cortina Curling Olympic Stadium, lo Stadio Olimpico del Ghiaccio a Cortina d'Ampezzo. Dove non ci sarà, com'era successo già per quella d'Apertura a Verona, la delegazione dell'Ucraina che continua la propria protesta per aver ammesso gli atleti russi e bielorussi sotto le rispettive bandiere e inni da parte dell'IPC (il Comitato Internazionale Paralimpico).
Cerimonia di Chiusura delle Paralimpiadi: tutti i Paesi che non ci saranno
Il Comitato Internazionale Paralimpico ha annunciato l'elenco dei portabandiera che saranno presenti per la Cerimonia di Chiusura dei Giochi Paralimpici di Milano Cortina e nell'elenco non risulta alcun rappresentante ucraino. Al posto dell'atleta ci sarà un volontario che porterà la sua bandiera con l'Ucraina che non desiste dalla propria protesta e così, come aveva già fatto per la Cerimonia di Apertura ha deciso di boicottare anche l'atto conclusivo dei Giochi vista la presenza di atleti russi e bielorussi non sotto la bandiera neutrale ma dei rispettivi Paesi. L'Ucraina non sarà l'unico Paese assente: anche Armenia, Repubblica Ceca, El Salvador, Estonia, Kazakistan e Lituania non sfileranno stasera, così come Islanda e Uzbekistan, i cui atleti hanno già lasciato Cortina.
La polemica tra Ucraina e IPC: "Pressioni sistematiche e discriminazione"
Malgrado il successo dei Giochi paralimpici di Milano Cortina, durante l'evento, il Comitato Paralimpico Ucraino ha denunciato situazioni "al limite" sui propri atleti da parte del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) che avrebbe esercitato "pressioni sistematiche" e atteggiamenti di "discriminazione": l'Ucraina avrebbe subito l'obbligo di posizionare la propria bandiera in un punto meno visibile del Villaggio Olimpico, oltre il divieto di indossare orecchini da parte delle sue atlete nei momenti liberi dalle gare con la bandiera "Stop alla guerra" sul podio. Infine, si sarebbe registrato anche il sequestro delle bandiere ucraine a diversi tifosi, in vari momenti durante le gare.
Ovviamente l'IPC ha rifiutato qualsiasi responsabilità rispedendo al mittente le accuse direttamente con Craig Spence, direttore della comunicazione, sottolineando che ciò che le eventuali proibizioni riguardavano le regole contrastanti lo spirito olimpico, indicanti precisi messaggi politici. Nel caso delle bandiere rimosse, ha evidenziato come recassero messaggi trasversali, dai connotati anche in questo caso di natura governativa.