Olimpiadi Tokyo 2020
30 Luglio 2021
22:15

“La mia gara probabilmente non è pulita”: l’accusa di doping alla Russia alle Olimpiadi di Tokyo

Il nuotatore americano Ryan Murphy ha vinto la medaglia d’argento nei 200 dorso alle Olimpiadi di Tokyo 2020 alle spalle del russo Rylov ma subito dopo la finale persa ha fatto delle allusioni verso la questione doping nei confronti dell’avversario: “È veramente faticoso per me andare avanti tutto l’anno sapendo quello che è successo in passato”.
A cura di Vito Lamorte
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Olimpiadi Tokyo 2020

“Ho circa 15 pensieri. Tredici di loro mi metterebbero in un sacco di guai. Cerco di non farmi prendere da questo. È un enorme carico mentale su di me nuotare in una gara che probabilmente non è pulita. Ma questo è ciò che penso". Nella mattinata di venerdì è scoppiato una caso al Tokyo Aquatics Center quando Ryan Murphy, medaglia d'argento degli Stati Uniti nei 200 dorso, ha fatto allusioni sul doping dopo aver perso la finale contro Evgeny Rylov, che rappresenta il Comitato Olimpico Russo. La vicenda ha creato un certo scalpore e l'americano ha tenuto sempre il punto subito dopo la gara: "Le persone che sanno molto di più sulla situazione hanno preso delle decisione. È frustrante, ma devo nuotare nonostante questo".

Murphy non ha mai esplicitamente accusato il suo avversario ma nemmeno lo ha escluso dal suo discorso: Rylov si è rifiutato di rispondere alle affermazioni dell'americano e ha detto di essere "da sempre a favore della concorrenza leale. Ryan ha tutto il diritto di pensare e di dire quello che vuole dire. Io non voglio vivere nel passato". I due si sono ritrovati erano seduti uno accanto all'altro durante la conferenza stampa e la tensione era palpabile: Murphy ha insistito sul fatto che non stava accusando Rylov di nulla ma ha continuato a fare allusioni sul doping e l'atleta russo ha dovuto ribadire la sua totale estraneità con quello che è accaduto in passato. A questo quadro ha partecipato anche il britannico Luke Greenbank, vincitore della medaglia bronzo, che ha sostenuto la tesi del collega statunitense: "È frustrante sapere che è in corso un programma di doping sponsorizzato da uno stato e che non si fa più nulla per affrontarlo". 

Evgeny Rylov fa parte di quel gruppo di 330 atleti russi che sono stati ammessi ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 che non hanno potuto utilizzare i colori della bandiera russa e l'inno nazionale ma hanno rappresentato il loro Comitato olimpico (ROC): questo è dovuto al dimezzamento della squalifica nei confronti della Russia, passandola da quattro a due anni, da parte del TAS di Losanna di un anno fa. La sanzione era scattata per tutte le competizioni internazionali fino al 2022 dopo che la Wada nel dicembre 2019 aveva stabilito l'esistenza di un sistema di ‘doping di stato'.

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