La leggenda del Motocross Tony Cairoli quest'anno ha sfiorato il decimo titolo iridato della carriera che gli avrebbe permesso di raggiungere Stefan Everts come il pilota più vincente di questo sport. A 35 anni il pilota siciliano ha dimostrato di essere ancora in grado di lottare per il vertice in una disciplina molto faticosa dal punto di vista dello sforzo fisico ma non ha alcuna voglia di appendere il casco e la sua moto numero #222 al chiodo. In un'intervista esclusiva rilasciata ai microfoni di Fanpage.it Antonio Cairoli tra le tante cose affrontate ha infatti anche confermato la sua presenza al via della MXGP 2021.

Ma non solo. Dalla sua ultima stagione all'infortunio al ginocchio che ne ha condizionato la parte finale, dai progetti per il futuro alle difficoltà legate al Covid-19, e di tanto altro (Valentino Rossi e il suo segreto per la longevità agonistica, il confronto tra Motocross e MotoGP, la sua passione per il Rally, la sua esperienza sui kart, i consigli per chi vuole avvicinarsi alle ruote chiodate, ecc…) i temi che abbiamo trattato con il nove volte campione del mondo Antonio Cairoli.

Tony Cairoli, raccontaci com’è andata questa tua ultima stagione in cui hai rischiato di vincere il decimo titolo iridato. Più gioie o più rimpianti?
"È stata una stagione difficile, molto intensa. Anche per le problematiche legate al Covid-19. Abbiamo dovuto fare anche 3-4 gare a settimana e quindi è stato veramente difficile, molto impegnativa dal punto di vista fisico. In più se ci aggiungi qualche problemino fisico come quello che ho io al ginocchio, non è stata per nulla facile. Soprattutto nel finale di stagione ho accusato un po' il riacutizzarsi del problema e quindi ho dovuto mollare un po' perdendo così il contatto con la vetta della classifica".

Come ricordi il GP di Riga? Hai compiuto un’impresa vincendo con il ginocchio malconcio ma un po’ l’hai pagata quell’impresa…
"Avevamo cominciato abbastanza bene quest'anno, ma poi recuperare quando ci sono tre gare molto vicine tra loro è molto difficile. Tra una gara e l'altra abbiamo messo troppo sotto sforzo il ginocchio e da lì in poi è sempre peggiorato. Abbiamo cercato di mettere una toppa a questo problema ma, purtroppo, il carico dall'allenamento era troppo elevato in quel periodo e il ginocchio non ha retto".

A 35 anni, nonostante diversi infortuni anche gravi, sei ancora ai vertici di una disciplina molto faticosa come il motocross. Qual è il segreto?
"Essere ancora in grado di lottare per il Mondiale ad un'età non più giovanissima (specialmente per il motocross che è uno sport molto logorante) non è una cosa così scontata. Non c'è nessun segreto in particolare. Credo che a fare la differenza siano la passione che ho per questo sport, la voglia di allenarmi sempre e il capire quali sono i miei limiti per non strafare e incappare negli infortuni".

Come riesci ancora a trovare gli stimoli per andare a battagliare nel fango ogni settimana dopo aver vinto praticamente tutto?
"Non ho nessun problema a trovare gli stimoli. È una passione che ho da sempre e per me andare in moto è un piacere, quindi finché ci sono queste due cose avrò sempre gli stimoli per gareggiare. Certo, bisogna anche essere competitivi: correre soltanto per fare numero non è sicuramente il mio obiettivo".

Cos’è per te il decimo titolo mondiale: un’ossessione: un obiettivo oppure non è una cosa che tieni in considerazione?
"Non è un'ossessione. Ogni anno partiamo per vincere, poi quando deciderò di smettere faremo i conti con i numeri. Conquistare il decimo titolo iridato non è facile anche perché la concorrenza è abbastanza agguerrita e poi ci sono tante variabili (come gli infortuni) che entrano in gioco per la conquista di un Mondiale".

A proposito di leggende delle due ruote e decimo titolo Mondiale: cosa pensi di Valentino Rossi?
"Valentino ci sta provando ed è sempre lì che tenta di fare del suo meglio, ma anche in MotoGP la concorrenza è agguerrita e lui non è più giovanissimo. Resta comunque una leggenda di questo sport e ogni anno ci fa vedere che è ancora competitivo".

Tu hai moltissimi tifosi, tanta gente che ti segue, ma il motocross in generale attira meno della MotoGP: come mai secondo te?
"Prima di tutto perché non ha la stessa copertura televisiva che ha la MotoGP, quindi è più difficile seguirlo. E poi perché essendoci meno interessi economici, purtroppo, c'è anche meno interesse mediatico. Il motocross è uno sport abbastanza "povero" e facile per chiunque da praticare, rispetto ad altri sport in cui i budget e gli investimenti sono molto più elevati già soltanto per iniziare".

Dalla moto sei passato anche al kart per il programma tv Drive me crazy. Com'è stato?
"Il Kart Cross è uno sport che mi piace moltissimo, poi è sullo sterrato e, dato che a me tutto ciò che a che fare con la terra mi piace, mi sono subito trovato benissimo. Per quanto riguarda la mia esperienza in Drive me crazy la ricordo come una giornata divertente dove non essendoci nessun tipo di pressione abbiamo pensato solo a divertirci".

Quali sono i propositi per il prossimo anno e per il futuro: fino a quando Tony Cairoli continuerà a correre?
"Il proposito per il prossimo anno è quello di lottare ancora un volta per il Mondiale, di stare davanti e di vincere più gare possibili. Per quello che farò dopo invece ancora non ho deciso, però mi piacerebbe comunque rimanere nell'ambiente del motocross: magari aiutare i giovani talenti ad emergere".

Quest’anno è stato un anno particolare un po’ per tutti. Com’è cambiata la tua vita con la pandemia?
"Con la pandemia ci sono stati molti cambiamenti anche per me, come per tutti quanti. Ci siamo un po' dovuti adeguare non solo per le gare ravvicinate, ma anche a livello di allenamenti perché trovare il tempo e soprattutto le piste aperte è stato molto complicato".

Tu sei praticamente nato sulle moto da cross, la tua prima volta è stata a 4 anni, la tua prima gara di minicross a 7 anni: cosa consiglieresti a chi si avvicina per la prima volta al mondo del cross?
"Chi vuole avvicinarsi al motocross deve sapere che è uno sport molto duro, che richiede molto tempo e nel quale l'allenamento fisico è fondamentale sia per tenere alla larga gli infortuni e sia per essere sempre più sicuro in moto. Questo sport dà tante soddisfazioni, ma solo se praticato con passione e sacrificio. È uno sport che insegna tanto anche a livello umano perché c'è bisogno di fare tanti sacrifici per emergere: questo vale per tutti gli sport, ma in particolare per il motocross".

Tu sei un appassionato tout court di motori, dalle moto alle auto. Hai mai preso in considerazione un passaggio dalle due alle quattro ruote?
"A me tutto ciò che riguarda i motori piace, però pur avendo provato la Formula 1 (con Alpha Tauri, ndr) ti posso dire che sicuramente preferisco più il rally rispetto alle corse sull'asfalto. Perché, come ho già detto, mi sento più a mio agio sulla terra. Due o quattro ruote per me non cambia. Nella vita non si sa mai. Non escludo che in futuro non succeda".