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Perché la penalità a Marquez cambia le regole del gioco: a Buriram esplode la rabbia di Tardozzi

La reazione del team manager Ducati è durissima: “Se poi vogliamo giocare a pettinare le bambole è un altro discorso. Allora dobbiamo credere che è forse un segnale della direzione corsa che vuole un altro tipo di motociclismo”.
A cura di Maurizio De Santis
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La prima gara ufficiale del Mondiale di MotoGp ha già sollevato un vespaio di polemiche per la decisione, controversa e dibattuta, dei commissari di gara che hanno inflitto una penalità a Marc Marquez per un sorpasso su Acosta giudicato irregolare. La manovra compiuta dal campione del mondo è stata sì aggressiva ma non certo una novità rispetto ad altre viste nel recente passato e mai sanzionate. E l'intervento degli steward ha fatto tanto più discutere perché ha, di fatto, inficiato all'ultimo giro l'esito della Sprint Race in Thailandia, dopo che il "cabroncito" era riuscito a spuntarla nel duello con il connazionale. La mancata coerenza sul metro di giudizio adottato, poi, ha alimentato le perplessità: perché un'azione molto simile da parte di Alex Marquez su Fabio Diggia non è finita nemmeno sotto investigazione? Si spiega anche così la reazione piccata da parte di Davide Tardozzi, manager Ducati che ha espresso disapprovazione in maniera molto eloquente: "Se poi vogliamo giocare a pettinare le bambole… allora è un altro discorso". Un affondo molto più deciso e rumoroso rispetto al tono sarcastico dello stesso Marquez, che s'è limitato ad applaudire in maniera ironica dopo essere stato costretto a cedere la posizione: "Adesso sappiamo cosa non si può fare…", è stata la replica ironica a quella situazione.

Cosa è successo, è noto. Al penultimo giro della gara breve, il pilota Ducati si è infilato con decisione all'interno della KTM di Acosta in curva 12. Una manovra aggressiva, certo, ma con un contatto impercettibile e senza uscire dai limiti della pista. Marquez è rimasto dentro, ha controllato la sua moto e ha completato il sorpasso. La comunicazione della sanzione gli è arrivata quando stava per chiudere l'ultimo giro. A quel punto non ha potuto fare altro che lasciar sfilare Acosta, cedendogli la vittoria.

Perché la decisione dei commissari di gara fa discutere

La questione non è solo la manovra in sé, ma il parametro di valutazione che ha caratterizzato l'intervento dei commissari di gara. In passato episodi simili non erano stati puniti ed è stata proprio questa apparente discontinuità ad alimentare il dibattito: perché proprio ora? è forse cambiato qualcosa? si va verso un nuovo stile di guida nel motociclismo? quello lanciato dalla direzione di gara è stato (anche) un segnale forte rispetto alle interpretazioni che saranno fatte in questa stagione? è arrivato il momento della tolleranza (quasi) zero nei confronti dei sorpassi al limite? significa forse che si vira verso stili di guida meno rischiosi e molto più prudenti? Domande che s'affollano nella testa dei piloti e dei team. E le risposte sono tutt'altro che consenzienti…

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La furia del team manager Ducati, Davide Tardozzi

Durissima la reazione del team manager Ducati, Davide Tardozzi, intervenuto ai microfoni di Sky Sport MotoGP. Chiaro il suo pensiero: non c'era alcun motivo per infliggere la penalità a Marquez perché non avrebbe toccato realmente Acosta, non sarebbe uscito sul verde e non avrebbe tratto un vantaggio irregolare oltre i limiti della pista. In buona sostanza, per quanto possa essere stato aggressivo è rimasto comunque entro il confine del lecito e delle regole.

"Secondo me non ci stava perché Marc non ha toccato Acosta – ha ammesso Tardozzi -. E abbiamo visto in passato tante di queste cose. Se poi vogliamo giocare a pettinare le bambole è un altro discorso. Allora dobbiamo credere che è forse un segnale della direzione corsa che vuole un altro tipo di motociclismo". Una cosa è certa: a partire dalla Thailandia, ogni staccata al limite sarà osservata con occhi diversi.

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