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Nella fabbrica dell’Aston Martin c’è una talpa: come Newey sta ribaltando il suo nuovo team F1

Adrian Newey ha imposto un nuovo metodo in Aston Martin in vista della Formula 1 2026: una persona di fiducia controlla la fabbrica e riferisce a lui. Così nascono licenziamenti e rivoluzione interna.
A cura di Michele Mazzeo
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Con la rivoluzione regolamentare del 2026 alle porte, la Formula 1 si prepara a cambiare pelle. Anche per questo Aston Martin ha deciso di accelerare, affidandosi completamente a Adrian Newey. Il genio britannico non è arrivato a Silverstone solo per disegnare la nuova monoposto, ma per ridisegnare il team dall'interno.

Il punto di svolta è il metodo. Il 67enne di Stratford-upon-Avon ha introdotto una figura chiave, una persona di fiducia che osserva da vicino tutto ciò che accade in fabbrica: processi, dinamiche interne, ruoli, efficienza dei reparti. Un lavoro silenzioso, basato su report diretti che finiscono sulla scrivania dell'ingegnere inglese. È questa la "talpa" di cui si parla a Silverstone: non una spia nel senso classico, ma uno strumento di controllo voluto dallo stesso Newey per capire davvero come funziona la macchina Aston Martin.

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Le conseguenze non si sono fatte attendere. Negli ultimi mesi il team ha avviato una campagna di licenziamenti che ha coinvolto non solo figure di primo piano, ma anche tecnici di seconda e terza fascia. Addii che non sono casuali e che rientrano in una strategia precisa: alleggerire l'organizzazione, eliminare sovrapposizioni e concentrare le risorse dove Newey ritiene che servano davvero. Tra i nomi più pesanti presenti nella lista degli "epurati" c'è quello di Eric Blandin (ex responsabile dell'aerodinamica del veicolo), ma il segnale più forte arriva proprio dalla quantità di ingegneri che hanno lasciato Silverstone per approdare in squadre rivali.

Dietro questa scelta c'è anche il contesto economico imposto dal budget cap, ma ridurre tutto a una questione di costi sarebbe superficiale. Il progettista più vincente della storia della F1 sta replicando un modello già visto in passato: analisi interna, tagli mirati e ricostruzione. Un processo simile a quello messo in atto in Red Bull da Christian Horner negli anni della sua ascesa.

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Il progetto nasce dalla visione di Lawrence Stroll, che dal 2019 ha trasformato una squadra di seconda fascia in un team dotato di una delle factory più moderne della Formula 1. Galleria del vento, simulatore e infrastrutture all'avanguardia non sono però bastati per compiere l'ultimo salto di qualità. Da qui la scelta di consegnare carta bianca a Newey, rendendolo anche partner azionario e, di fatto, punto di riferimento assoluto.

La ristrutturazione tecnica procede in parallelo con la nascita della AMR26. Aston Martin si prepara a un cambiamento radicale: dal 2026 realizza internamente componenti chiave come trasmissione e sospensioni posteriori, mentre arriva la power unit Honda in esclusiva. Un passaggio delicato che rende ancora più centrale il controllo dei processi interni e da cui nasce la scelta di "spostare" l'ex team principal Andy Cowell a fare da "collante" tra la squadra e il nuovo partner tecnico che fornisce la power unit.

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In questo quadro si inserisce anche l'interesse per lo storico ingegnere di pista di Max Verstappen, Gianpiero Lambiase. L'ingegnere italobritannico è stato valutato come possibile figura dirigenziale, utile a gestire la pista e le persone del team, mentre Newey resta concentrato sulla progettazione e l'ex Ferrari Enrico Cardile guida operativamente la fabbrica. Un'operazione che rientra nella stessa logica: sostituire le figure in uscita con profili senior, affidabili e allineati al nuovo corso. Per ora Lambiase resterà in Red Bull, ma il tentativo racconta bene l'ambizione di Aston Martin.

Il risultato è un team in piena metamorfosi. A Silverstone nulla sembra lasciato al caso: ogni reparto è sotto osservazione, ogni decisione passa da un vertice chiaro. La "talpa" di Newey non cerca colpevoli, ma efficienza. È il prezzo da pagare per provare a costruire una squadra vincente nel nuovo ciclo della Formula 1. Il tempo dirà se questo controllo capillare sarà la chiave del rilancio.

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