MotoGP, i piloti scrivono lettere contro il GP in Qatar e Yamaha non sa se partire: è caos sulla sicurezza
I piloti della MotoGP hanno coinvolto gli avvocati nella protesta contro il GP del Qatar e una delle Case impegnate nel Mondiale non ha ancora sciolto i dubbi sulla trasferta. A rivelarlo è stato Alex Rins, secondo cui Yamaha almeno fino a mercoledì non aveva deciso se partire per Losail. A poco più di una settimana dalla gara dell'8 novembre, la questione della sicurezza continua così a tenere banco nel paddock di Sepang, nonostante gli organizzatori intendano confermare regolarmente l'appuntamento.
La vicenda è andata oltre la riunione riservata di Phillip Island, già raccontata da Fanpage.it. Stando a quanto appreso, i piloti si sono affidati a un legale per inviare lettere alle rispettive squadre e formalizzare la loro posizione contraria alla trasferta senza adeguate garanzie. Un'iniziativa che coinvolge direttamente i team, legati contrattualmente sia ai propri piloti sia all'organizzatore del campionato.

Le lettere dei piloti e la rivelazione di Rins: Yamaha non ha ancora deciso
A rendere ancora più delicata la situazione sono state le parole di Rins durante gli incontri con la stampa in Malesia. Alla domanda su cosa farebbe se Yamaha gli chiedesse di prendere l'aereo per il Qatar, lo spagnolo ha risposto: "Al momento Yamaha è l'unica casa che, fino a ieri, non sapeva ancora se sarebbe andata in Qatar. Oggi non so se la situazione sia cambiata, perché sono appena arrivato in circuito".
Non si tratta quindi di un annuncio ufficiale di rinuncia da parte del costruttore giapponese, ma di un'incertezza che, nelle parole del suo stesso pilota, era ancora presente a pochi giorni dalla partenza.
Rins ha preferito non entrare nei dettagli delle richieste avanzate agli organizzatori, sottolineando però quanto sia cambiato il rapporto tra i colleghi: "Siamo uniti più che mai", rispondendo in qualche modo al team manager della Ducati Tardozzi che li aveva accusati di avere poco coraggio davanti agli organizzatori. Situazione confermata anche da Alex Marquez che, parlando con Motorsport.com, ha anche ammesso però che i piloti al momento non hanno un reale potere decisionale sulla disputa della gara, rilanciando la necessità di una loro rappresentanza comune.

Il Qatar promette un piano di evacuazione, ma manca ancora l'accordo
La principale preoccupazione riguarda cosa accadrebbe se il conflitto in Medio Oriente dovesse aggravarsi mentre il paddock si trova in Qatar. I piloti chiedono un piano di evacuazione per tutto il personale, la copertura delle spese in caso di chiusura dello spazio aereo e garanzie per il rimpatrio.
Una prima risposta sarebbe già arrivata dalle autorità qatariote. Il Ministero dello Sport dell'Emirato avrebbe infatti inviato a MotoGP Group una lettera con l'impegno a predisporre un piano di evacuazione specifico, successivamente trasmessa alle squadre. Resta però da chiarire chi debba assumersi formalmente la responsabilità delle garanzie richieste.
Mercoledì i piloti hanno incontrato a Sepang diversi team manager, senza raggiungere un accordo definitivo. Per giovedì è previsto un ulteriore confronto con Carmelo Ezpeleta, mentre Carlos Ezpeleta è impegnato nei colloqui con le autorità qatariote.
Al momento, dunque, il GP del Qatar resta confermato in calendario dal 6 all'8 novembre e la preparazione dell'evento prosegue. Le lettere dei piloti e i dubbi espressi da Rins mostrano però che la questione non è ancora completamente risolta, e il caos legato alla sicurezza rimane nonostante le rassicurazioni ricevute dagli organizzatori.