Lewis Hamilton è tornato a usare il simulatore Ferrari F1: lo ha ribaltato con ciò che ha visto in pista

Lewis Hamilton non avrebbe abbandonato il simulatore Ferrari F1 di Maranello. Lo avrebbe piuttosto rimesso al suo posto. Secondo quanto appreso da Fanpage, infatti, il sette volte campione del mondo sarebbe tornato a utilizzare lo strumento della scuderia dopo la pausa annunciata prima del GP del Canada, ma con un approccio completamente diverso: non più partendo dal setup teorico elaborato dal simulatore incrociando dati, modelli e parametri virtuali, bensì tarandolo sulle soluzioni trovate direttamente da lui in pista.
Dopo Miami, il 41enne di Stevenage aveva spiegato di voler prendere le distanze dal simulatore perché le indicazioni ricevute lo avevano portato più volte nella direzione sbagliata. Il problema non era lo strumento in sé, considerato unanimemente uno dei più avanzati della Formula 1, bensì la correlazione tra macchina virtuale e macchina reale. In sostanza, la SF-26 che guidava al simulatore non restituiva sempre le stesse sensazioni della Ferrari che poi trovava sull'asfalto.

Hamilton ha ribaltato il metodo Ferrari: prima la pista, poi il simulatore
La svolta sarebbe arrivata proprio dopo quella pausa. Il britannico avrebbe scelto di lavorare prima sulla macchina vera, affidandosi alle proprie sensazioni: frenata, ingresso curva, stabilità del posteriore, fiducia sull'anteriore, bilanciamento nei trasferimenti di carico. Una volta trovata in pista una direzione più efficace, quella base tecnica sarebbe stata riportata dentro il simulatore.
È una sorta di reverse engineering applicato alla Formula 1: non più simulatore-pista, ma pista-simulatore. Prima il pilota costruisce il setup reale, poi il modello virtuale viene adattato a quella direzione. Lewis Hamilton, in pratica, avrebbe smesso di subire il "pre-masticato" del simulatore, cioè quella finestra di assetto generata dal progetto e dai numeri, per costringere il sistema a inseguire la macchina che lui aveva ricostruito in pista.

Il risultato sportivo ha dato peso alla sua posizione. Dopo il cambio di metodo, ha ottenuto in Canada il suo miglior risultato in Ferrari fino a quel momento, poi ha confermato la crescita nelle gare successive fino alla vittoria di Barcellona, che lo ha rilanciato anche nella classifica del Mondiale. Nello stesso periodo Charles Leclerc ha invece vissuto la fase più complicata della sua stagione, tra errori, ritiri e un adattamento ancora non completato alla nuova direzione tecnica della SF-26.
Per questo quanto appreso da Fanpage, se confermato, cambierebbe di fatto la narrazione riguardo al rapporto tra Lewis Hamilton e il simulatore. Non racconterebbe più un pilota che rifiuta la tecnologia. Racconterebbe l'opposto: un sette volte campione del mondo che ha ripreso a usare il simulatore, ma dopo averne cambiato il ruolo. Non è più il punto di partenza assoluto del lavoro, bensì uno strumento utilissimo per lo sviluppo e l'allenamento ma da calibrare sulla sensibilità del pilota e sui riscontri della pista. In una Ferrari che per mesi ha inseguito la prestazione dentro numeri non sempre coerenti con la realtà, il vero aggiornamento potrebbe essere stato dunque proprio questo: Lewis Hamilton che prende in mano la macchina, dimostra una direzione tecnica e poi riporta il simulatore dentro il processo. Ma alle sue condizioni.