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La Ferrari smascherata in Austria: perché il problema della SF-26 era rimasto nascosto a Barcellona

Il GP d’Austria ha mostrato il volto più fragile della Ferrari SF-26: il degrado gomme era già emerso nella vittoria di Hamilton a Barcellona, ma lì la strategia a tre soste lo aveva trasformato in un vantaggio.
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La vittoria di Lewis Hamilton a Barcellona non aveva cancellato il problema della Ferrari SF-26. Lo aveva soltanto coperto. Anche in Spagna, infatti, la scuderia di Maranello aveva dovuto convivere con un degrado gomme superiore a quello dei principali rivali, scegliendo una strategia a tre soste per tenere Hamilton sempre dentro la finestra migliore. La differenza è che a Barcellona quella scelta era diventata vincente. In Austria, invece, lo stesso limite ha portato la Ferrari nella direzione sbagliata.

È questo il punto che il GP d'Austria ha reso evidente: il problema della SF-26 non è nato a Spielberg. Era già presente, ma in Spagna era stato neutralizzato dal contesto tecnico, dal passo di Hamilton e da una strategia che si era rivelata perfetta per quel tipo di gara (oltre ad una Virtual Safety Car provvidenziale). Al Red Bull Ring, invece, la tre soste non era l'arma migliore: la strategia vincente era nettamente quella a due soste. E così il degrado che a Barcellona era stato gestito, in Austria ha smascherato la Ferrari.

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Barcellona non era una bugia, ma una verità parziale

La vittoria di Hamilton in Spagna resta una vittoria vera. La Ferrari aveva trovato ritmo, bilanciamento e una finestra di funzionamento molto efficace. Ma quel successo aveva mostrato solo la versione migliore della SF-26: una macchina capace di diventare competitiva quando il layout la aiuta e quando la strategia riesce a compensarne i limiti.

A Barcellona la strategia a tre soste aveva senso. Permetteva ad Hamilton di usare gomma fresca, attaccare, evitare il crollo e trasformare il degrado in una variabile controllata. In Austria, invece, il quadro era diverso. Il tempo perso ai box pesava di più, il passo non era sufficiente per recuperare e la gara premiava chi riusciva a restare su due soste. Ferrari infatti è stata trascinata sulla strategia a tre soste non per una scelta tattica, ma perché la gomma stava cedendo troppo presto.

In Austria il degrado è diventato un problema indifendibile

La SF-26 non è semplicemente stata più lenta degli avversari. Ha perso progressivamente la gara perché non riusciva a sostenere il passo richiesto dal muretto, soprattutto nel primo stint con gomma media. Secondo le analisi sui dati gara, il degrado Ferrari su quella mescola è stato tra i peggiori del gruppo: dopo poco più di dieci giri il passo delle rosse era già crollato di oltre un secondo al giro rispetto al target iniziale, con un'usura stimata quasi doppia rispetto ai principali rivali.

Non è un dettaglio secondario. Hamilton è stato richiamato ai box già al giro 12, Charles Leclerc al giro 13. Non una scelta offensiva, bensì una necessità. La gomma media stava cedendo troppo presto, i target giro sono diventati irrealistici e la strategia a tre soste è diventata una reazione al problema. Come ammesso da Frederic Vasseur, Ferrari ha provato a correre contro Mercedes e Verstappen, ma realisticamente la sua gara era un'altra: più difensiva, più vicina alla McLaren che alla vittoria.

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L'aggiornamento ADUO non poteva bastare

A rendere il quadro ancora più delicato c'è il tema dell'ADUO, l'aggiornamento extra alla power unit concesso dalla FIA ai motoristi più indietro rispetto al riferimento. La Ferrari lo ha introdotto proprio in Austria, ma lo sviluppo non poteva risolvere da solo il problema emerso a Spielberg. Primo, perché, come spiegato da Enrico Gualtieri alla vigilia del round sul Red Bull Ring, si trattava di uno step limitato, non di una rivoluzione. Secondo, perché il limite della SF-26 non era soltanto di potenza pura: riguardava anche drag, efficienza aerodinamica, bilanciamento del carico, gestione dell'energia e degrado gomme.

Lo stesso Hamilton lo ha spiegato parlando del deployment: in uscita curva la Ferrari sembra avere spinta, poi però l'energia cala, mentre la Mercedes continua ad andare. Detto in parole povere, anche con l'aggiornamento ADUO, la scuderia di Maranello non ha trovato ancora la continuità di erogazione e l'efficienza necessarie sui lunghi tratti in pieno gas. E quando a questo si aggiunge una gomma media che crolla troppo presto, l'aggiornamento al motore diventa insufficiente per cambiare il volto della gara.

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La SF-26 è forte solo dentro una finestra ristretta

Il problema della Ferrari, quindi, non è che Barcellona fosse "falsa". È che Barcellona aveva nascosto quanto fosse stretta la finestra prestazionale della SF-26. In Spagna il degrado c’era, ma il layout e la strategia lo aveva trasformato in una condizione gestibile. In Austria, dove la strategia migliore era un'altra e il layout diverso, lo stesso limite è diventato il motivo della disfatta.

Leclerc ha aggiunto l'altro pezzo: l'assetto scelto aveva funzionato in qualifica, ma in gara il posteriore era diventato instabile e la SF-26 è uscita dalla finestra corretta. Vasseur, poi, ha indicato l'errore strategico: Ferrari si è concentrata troppo sulle Mercedes, spingendo molto nei primi giri, quando quella non era la sua gara.

Spielberg pesa più di una semplice domenica sbagliata. Ha mostrato che la Ferrari può vincere quando tutto si allinea, ma fatica ancora a sopravvivere quando il contesto non le consente di nascondere i propri limiti. Barcellona aveva coperto il problema con la strategia giusta. L'Austria lo ha rimesso sotto i riflettori.

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