Il padre di Kimi Antonelli spiega la paghetta: “Non tocco i suoi soldi, ma abbiamo fatto un patto”
Kimi Antonelli è diventato un personaggio planetario, dopo aver vinto il titolo Mondiale di F1 2026. Il pilota della Mercedes ha raccolto complimenti da ogni dove e da tutti i piloti, il circus lo adora, la dimostrazione sta nella foto con Hamilton e Verstappen. Rispetto massimo. Personaggi noti sono diventati anche i suoi genitori: Marco e Veronica, che con la loro spontaneità e la grande sincerità hanno parlato in queste settimane delle difficoltà economiche che hanno dovuto affrontare a inizio carriera, e nei giorni della festa in Messico hanno parlato di paghetta per il figlio. Il papà ha spiegato cosa intendeva dire parlando di paghetta: "Un patto che prevede un limite di spesa mensile".
Marco Antonelli spiega il concetto di paghetta
Il papà in un'intervista rilasciata ad Adnkronos è tornato a parlare della paghetta e dei guadagni del figlio. Innanzitutto rispondendo a chi parlava di guadagni faraonici, cosa che non è da contratto: "Lui è un rookie non guadagna decine di milioni di euro", i bonus arrivano per i risultati e sono extra stipendio canonico. Dopo di che ha toccato il tema paghetta, che ha fatto tanto parlare: "In tanti hanno ironizzato. Nessuno tocca i soldi di nostro figlio. Io pago sempre per lui anche se è un pilota di F1, per me è inconcepibile che un figlio paghi per il genitore".
La questione paghetta è più concettuale, verrebbe da dire quasi ideologica: "Questo è un modo per insegnargli a risparmiare, ad avere una gestione giudiziosa dei soldi, che sono suoi e nessuno tocca, ma con un limite di spesa mensile. Per non farlo diventare da grande uno spendaccione ed evitare che a fine carriera si ritrovi senza niente come successo ad altri campioni". Insomma, la paghetta è un insegnamento che serve al campione del mondo per la vita: "Kimi sa quanto può spendere e rientra in quella cifra a fine mese. Abbiamo un patto che tiene conto della sua vita da ragazzo di vent'anni che gira il mondo. Imparare a risparmiare è una cosa più che normale per un giovane, anche se guadagna tanti soldi. Pure questa è educazione".

"Kimi ha un budget mensile da spendere, una paghetta"
Decisiva è stata la mano della Mercedes, che lo ha scoperto e allevato, aiutandolo anche economicamente in tutto il suo percorso. E i risultati sono arrivati in modo straordinario. Papà Marco ha rilasciato diverse interviste in questi giorni ed ha toccato anche quel tasto ricordando quanto aveva dovuto passare lui in gioventù, inseguendo il suo sogno. Mentre la madre, Veronica Pomaro, ha detto: "Non siamo cresciuti in un ambiente privilegiato, abbiamo sempre dovuto lavorare e risolvere i nostri problemi. Ad Andrea niente è stato regalato". Successivamente aveva aggiunto: "Kimi ha un budget mensile da spendere. Gli diamo una paghetta. Deve accontentarsi di quello che ha". Le parole della madre di Kimi in realtà avevano un senso ben preciso, ma la parola paghetta ha acceso un tema di dibattito forte e dato il là a delle polemiche strumentali.
Il discorso del papà di Kimi Antonelli, Marco, che ribadisce quanto detto dalla mamma, Veronica, è assai chiaro. Non c'è una paghetta per il campione del mondo, ma a lui è stato dato un limite di spesa mensile, che deve cercare di rispettare ogni mese, e tendenzialmente ci è sempre riuscito. Un discorso intelligente da padre di famiglia che dà insegnamenti al figlio, che sarà anche un campione del mondo di F1, il più giovane di sempre, ma che a 20 anni deve pur sempre rispettare delle regole.

Il papà di Kimi a inizio carriera voleva proteggere il figlio
Già alla vigilia del GP degli Stati Uniti, quando sulla carta Kimi aveva un matchpoint, in realtà piuttosto difficile da realizzare, il ventenne pilota italiano ha parlato dei suoi inizi, di quando era poco più che un bambino con il papà che non aveva voglia di gettarlo nella mischia in toto: "Non voleva che gareggiassi perché questo sport delle volte può essere crudele, soprattutto a livello finanziario, soprattutto quando non si ha il supporto giusto. Lui stesso ha dovuto affrontare questa realtà e senza alcun sostengo finanziario non ha potuto continuare la sua carriera agonistica".
Le corrette preoccupazioni di un padre che tutto voleva tranne che provocare una grande delusione al figlio, che sin da bambino mostrava una passione gigantesca per i motori in tutte le sue forme. Poco prima del via della gara di Austin, papà Marco, in un'intervista a Sky, ha chiarito quelle parole, in buona parte confermandole e spiegando che: "Non volevo che facesse il pilota non per paura, ma perché non eravamo in grado come famiglia di sostenerlo economicamente in questo percorso. Noi siamo persone che lavoriamo normalmente, non e lo potevamo nemmeno immaginare".