104 CONDIVISIONI
video suggerito
video suggerito

Il dramma di chi guidò la safety car negli ultimi giri di Senna: “Era un Opel Vectra, fu un disastro”

Il racconto di Max Angelelli alla guida della safety car negli ultimi giri di Senna sul tracciato di Imola: “Guidavo una Opel Vectra, fu un disastro”.
A cura di Fabrizio Rinelli
104 CONDIVISIONI
Immagine

C'era il pilota Max Angelelli alla guida della safety car in quel maledetto 1° maggio 1994 a Imola durante il GP di San Marino, giorno in cui morì Ayrton Senna. Un incidente alla curva del Tamburello fu fatale al pilota della Williams che impattò violentemente contro le barriere a causa della rottura del piantone dello sterzo. Il decesso arrivò poche ore dopo e ancora oggi quell'incidente resta impresso nella memoria di tutti coloro i quali ricordano ancora quel momento. Un'immagine, quella della Williams di Senna distrutta, che ricorda ancora anche lo stesso Angelelli entrato in pista a bordo della safety car a seguito di un incidente grave tra Letho e Lam allo spegnimento del semaforo.

Le immagini televisive di quel giorno mostrano Senna agitare più volte le braccia verso la safety car per invitarla ad accelerare. Un gesto che ha fatto pensare come la lentezza della macchina – una Opel Vectra che non era abbastanza veloce per correre davanti alle vetture di F1 – fosse stato un fattore che contribuì al successivo incidente del brasiliano. E in effetti era un pensiero che ha tormentato lo stesso Angelelli per diverso tempo. Nel nuovo libro ‘Senna: Le verità' scritto da Franco Nugnes, riportate da Autosport.com, Angelelli racconta il terrore che ha provato quando è arrivato a Imola e gli è stata mostrata la safety car. "Ti racconto quello che ho vissuto: per anni ho provato rimorso per l'incidente –  ha detto – Pensavo che le sue gomme avessero perso pressione e questo avesse fatto sì che la macchina colpisse i dossi del Tamburello".

Ayrton Senna morto il 1° maggio 1994.
Ayrton Senna morto il 1° maggio 1994.

All'epoca Angelelli era pilota ufficiale VW nella F3 tedesca, avendo vinto il titolo italiano due anni prima. Quel giorno però, a bordo della safety car si accorse subito che i 204 cavalli della Opel Vectra, che pesava 1.350 kg, non erano sufficienti. "Quando mi hanno mostrato la macchina, mi si è gelato il sangue – ha detto – Non era adatto per correre davanti al gruppo della F1″. Momenti difficili da dimenticare: “È stato un vero disastro – ha spiegato ancora – Serviva un’ancora per fermarsi".

Angelelli entrò in pista subito senza avere neanche il tempo di indossare casco e cintura. Al suo fianco c'era l'ex direttore di gara di F1, Charlie Whiting. “Siamo entrati in pista e abbiamo rallentato, aspettando che le macchine arrivassero dietro di noi e con uno sguardo allo specchietto retrovisore vidi avvicinarsi la Williams di Senna, che era in testa – ha raccontato -. Si è affiancato, come ha fatto poi più volte, mostrandomi il pugno e dicendomi di andare più veloce. Sto risvegliando ricordi che speravo di aver cancellato dalla mia memoria: io e Charlie siamo stati gli ultimi a guardare Ayrton negli occhi".

Le immagini dell'incidente a Imola.
Le immagini dell'incidente a Imola.

Un racconto a dir poco da brividi da parte di Angelelli. “Il brasiliano era furioso e aveva più che ragione a sentirsi così. La sua Williams andava troppo piano e le gomme avrebbero perso pressione e temperatura – spiega ancora – Whiting è rimasto in silenzio e non mi ha chiesto di andare più veloce. Si era accorto che la Vectra non aveva abbastanza potenza e, nel frattempo, sul cruscotto si erano accese tutte le spie". La Vectra era andata ormai oltre le sue possibilità: "Ho detto a Charlie: ‘Guarda, non ci sono più i freni! Posso fare ancora un giro e poi dobbiamo rientrare ai box perché non posso più fare: è pericoloso".

Poi l'incidente di Senna una volta fatta ripartire la gara: “Quando, due giri dopo, si è verificato l’incidente di Ayrton, hanno immediatamente interrotto la gara con la bandiera rossa, altrimenti non ci saremmo potuti muovere”. Da quel momento in poi Angelelli pensò che la lentezza della safety car fosse stato un fattore che contribuì al successivo incidente del brasiliano: “L'incidente era avvenuto all'inizio del terzo giro dopo la ripartenza, quindi il settimo di gara, e non mi era chiaro se a quel punto le gomme avrebbero dovuto tornare alla giusta pressione e temperatura per garantire un buon grip".

Senna a bordo della sua monoposto.
Senna a bordo della sua monoposto.

Angelelli ha dunque ben impresso l'incidente di Senna. “Ormai sono passati trent’anni – aggiunge ancora – Forse non ricordo tutti i dettagli di quel giorno maledetto, ma ricordo le emozioni profonde e le cicatrici che mi lasciò. Vedere il più grande pilota della storia avvicinarsi a me e stringere il pugno per dirmi di andare più veloce mi ha fatto sentire piccolo. Avrei voluto scomparire, non essere mai nata".

Per togliersi ogni dubbio, nel dopo gara Angelelli chiamò Gianni Morbidelli, che guidava Footwork il quale gli fece capire come non avesse colpe sull'incidente di Senna. "Le parole di Morbidelli sono state confortanti, ma non mi hanno messo la coscienza in pace – ha concluso – Per me è stato terribile: sembrava che Senna mi parlasse dall'abitacolo della Williams, tanto era chiaro il messaggio che mi mandava. Sono uscito dalla pista sentendomi quasi in colpa. È stato terribile". 

104 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views