Hamilton si pente pubblicamente dello sfogo contro la Ferrari a Zandvoort: “Ho riascoltato tutto, farò meglio”

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Lewis Hamilton torna sulle polemiche del GP d’Olanda e fa pubblicamente autocritica dopo aver riascoltato i propri team radio e le interviste: “Non era la versione migliore di me, mi assumo la responsabilità”. Ma non ritratta nel merito le critiche alla strategia Ferrari.

Lewis Hamilton ha riascoltato le proprie parole e non gli sono piaciute. A poco più di 24 ore dal tesissimo finale del GP d'Olanda, il sette volte campione del mondo torna pubblicamente sullo sfogo contro la Ferrari e fa mea culpa per quanto detto sia via radio durante la gara sia davanti alle telecamere dopo il quarto posto di Zandvoort.

Lo fa attraverso un lungo messaggio pubblicato sui propri social. Prima elogia il lavoro della squadra e i progressi della SF-26, poi arriva al punto: "Ho riascoltato alcune delle mie comunicazioni via radio e televisive", ammette Hamilton. "Nel calore del momento la frustrazione può venire fuori, specialmente quando tieni a qualcosa profondamente come me". Quindi l'autocritica: "Non era la versione migliore di me. Mi assumo la responsabilità e farò meglio".

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Hamilton fa mea culpa dopo le critiche alla Ferrari nel GP d'Olanda

Per capire il peso di quelle parole bisogna tornare a domenica. Hamilton si era ritrovato alle spalle di Charles Leclerc pur disponendo di gomme più fresche e aveva segnalato al muretto di essere più veloce. Vedendo trascorrere i giri senza riuscire ad avere pista libera, il britannico aveva perso la pazienza: prima aveva avvertito che stavano "perdendo tempo", poi aveva commentato sarcasticamente la gestione Ferrari.

La polemica era proseguita anche dopo la bandiera a scacchi. Quando il suo ingegnere Carlo Santi aveva attribuito alla sfortuna il mancato podio contro George Russell, Hamilton aveva respinto quella spiegazione: secondo Lewis era stato il tempo perso precedentemente a costargli il terzo posto. Una convinzione rafforzata dagli appena 849 millesimi che al traguardo lo avevano separato dalla Mercedes.

A caldo Hamilton aveva inoltre spiegato che quella frustrazione nasceva semplicemente dalla sua volontà di vincere e aveva chiesto un confronto interno per analizzare la gestione della gara.

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Adesso arriva però una pubblica assunzione di responsabilità. Una retromarcia che va interpretata correttamente: Hamilton non dice che la propria lettura strategica fosse sbagliata e non ritira esplicitamente la convinzione che Ferrari abbia perso troppo tempo. È il modo in cui ha manifestato quel dissenso a non convincerlo dopo aver riascoltato radio e interviste.

E il resto del messaggio sembra scritto proprio per ricompattare l'ambiente. Hamilton si dice orgoglioso del lavoro svolto a Maranello, ringrazia gli uomini in fabbrica e quelli presenti in pista e riconosce che resta ancora da migliorare, soprattutto sul giro secco. Poi spiega che la sua stessa rabbia nasce dalla fiducia nel progetto Ferrari: "La direzione è chiara. La fiducia c'è. E la lotta è assolutamente ancora aperta".

Infine una promessa, dopo una domenica nella quale le tensioni tra Hamilton, Leclerc e il muretto Ferrari erano diventate evidenti a tutti: continueranno a costruire, spingere e lottare insieme. E Lewis chiude con due parole che suonano quasi come un messaggio agli avversari: "Stiamo arrivando".

Il messaggio del 41enne di Stevenage ha però anche un'altra lettura. Il fatto che abbia sentito il bisogno di tornare pubblicamente sulle proprie parole dimostra quanto la tensione di Zandvoort sia stata reale. E allo stesso tempo racconta bene il momento della Ferrari: la squadra è abbastanza competitiva da far arrabbiare un sette volte campione del mondo quando un podio sfuma per meno di un secondo, ma non ancora abbastanza solida da evitare che strategie, ordini di squadra e comunicazioni diventino parte del problema. La retromarcia di Lewis ricompatta il fronte sul piano pubblico, ma le questioni emerse in Olanda restano tutte lì. E saranno probabilmente proprio quelle a misurare quanto la Ferrari sia davvero vicina a quel "stiamo arrivando" con cui Hamilton ha chiuso il suo messaggio.

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