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Bearman spiega perché i tanti sorpassi nel GP Australia esaltati dalla F1 sono in realtà farlocchi

Oliver Bearman attacca la nuova F1 2026 dopo il GP d’Australia: i 120 sorpassi esaltati dalla Formula 1 sono in realtà artificiali, frutto della gestione dell’energia e del boost.
A cura di Michele Mazzeo
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La Formula 1 ha scelto i numeri per difendere subito la nuova era regolamentare. Il dato dei 120 sorpassi visti a Melbourne, contro i 45 della passata stagione, è stato rilanciato come la prova che il debutto della F1 2026 abbia già riportato in pista lo spettacolo che mancava. Ma è proprio qui che nasce l'equivoco. Perché a guardare bene la gara del GP d'Australia, quei sorpassi non raccontano una Formula 1 più autentica, ma semmai una Formula 1 in cui molte manovre sono state rese possibili da una dinamica artificiale legata alla gestione dell'energia.

A spiegarlo nel modo più netto è stato Oliver Bearman, uno di quelli che nel traffico del gruppo ha dovuto farci i conti davvero. Il pilota della Haas ha demolito la narrazione costruita attorno ai tanti duelli visti in Australia e ha spiegato perché quei sorpassi, in realtà, siano spesso solo apparenti. "È un po' ridicolo, a dire il vero, avere così tanto delta in un pulsante e poi perderne altrettanto sul rettilineo successivo", ha detto l'inglese dopo la gara. Una frase che centra il punto: oggi non si passa più soltanto perché si è più veloci, ma spesso perché chi è davanti entra prima in ricarica o resta senza energia nel momento sbagliato.

Il nuovo sistema che ha preso il posto del DRS, l'Overtake Mode, consente di liberare più energia elettrica in attacco. Il vantaggio, però, dura pochissimo e spesso presenta il conto subito dopo. Chi usa il boost riesce magari a completare il sorpasso, ma nel rettilineo successivo rischia di ritrovarsi vulnerabile perché deve recuperare energia. È per questo che a Melbourne si sono visti sorpassi e controsorpassi quasi in serie, come nel duello tra George Russell e Charles Leclerc, diventato la fotografia perfetta di questa nuova F1: tanta azione, sì, ma spesso poco naturale.

Bearman lo ha spiegato ancora meglio entrando nel dettaglio del meccanismo: "Quello che guadagni nel rettilineo quando usi il boost è un quarto di quello che perderai nel rettilineo successivo". E poi la stoccata definitiva: "Questo non è correre". È qui che cade la lettura superficiale del dato statistico. Perché i 120 sorpassi possono anche impressionare, ma non bastano da soli a certificare che il nuovo regolamento funzioni. Se il sorpasso nasce dal fatto che uno scarica la batteria e l'altro ricarica, allora il duello diventa una questione di software, pulsanti e deployment, più che di guida pura.

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Eppure, fermarsi a dire che questa Formula 1 "sembra Mario Kart" rischia di essere persino riduttivo. Perché il punto vero è che questo effetto artificiale da solo non è ancora il problema peggiore. Se oltre a questi sorpassi "farlocchi" si materializza anche un dominio Mercedes, allora il rischio è di ritrovarsi con una Formula 1 insieme artificiale e già segnata. E sarebbe questo il guaio peggiore: non tanto i sorpassi strani, ma una nuova era tecnica nata con il confronto già svuotato in partenza.

Per questo le parole di Bearman pesano più del semplice sfogo a caldo. Dietro la sua critica non c'è soltanto il fastidio per una gara complicata, ma la sensazione che la F1 2026 abbia trasformato il sorpasso in qualcosa di meno vero. E se Melbourne doveva essere la vetrina perfetta del nuovo regolamento, il messaggio uscito dalla pista è stato l'opposto di quello che la Formula 1 sperava: i sorpassi sono aumentati, ma non per questo convincono davvero.

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