Olimpiadi Tokyo 2020
30 Luglio 2021
18:01

Il ct Cassani rispedito a casa nel pieno delle Olimpiadi: una bomba innescata da tempo

Nella notte è scoppiata una bomba riguardante il mondo del ciclismo: Davide Cassani parte per l’Italia, lasciando le Olimpiadi di Tokyo, senza assistere alle gare olimpiche di ciclismo su pista che iniziano lunedì 2 agosto. Potrebbe essere l’avvisaglia della sua sostituzione come CT della Nazionale, con il nuovo Presidente della Federciclismo, Cordiano Dagnoni, che vuole aprire una nuova era.
A cura di Jvan Sica
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Olimpiadi Tokyo 2020

Nella notte italiana è arrivata una notizia davvero clamorosa, difficile da immaginare in mezzo alle Olimpiadi. Davide Cassani ha lasciato il Giappone, senza seguire le prossime gare di ciclismo su pista che assegneranno le prime medaglie da lunedì 2 agosto. Il nuovo Presidente della Federciclismo, Cordiano Dagnoni, eletto a febbraio dopo 21 anni di presidenza di Renato Di Rocco, ha così commentato alla Gazzetta dello Sport la partenza del ct italiano: "Il rientro di Cassani in Italia è sempre stato previsto in questi termini, perché per le norme speciali di questa Olimpiade una volta finita la sua disciplina entro 48 ore devi rientrare in Italia".

La partenza quindi è legata a una procedura obbligata, anche se tutti hanno capito ormai che sa di vero e proprio siluramento in corsa d’opera, come viene anche praticamente chiarito dalle successive parole del ct del ciclismo: “Sto prendendo ora l’aereo. Il motivo per il quale lascio Tokyo prima? Preferisco parlarne stasera quando torno”.

La storia di Cassani come ct della Nazionale italiana di ciclismo ha tante vicende e tante sfumature. L’incarico che Renato Di Rocco gli affida il 28 gennaio 2014 è quello sia di Commissario tecnico della Nazionale di ciclismo maschile élite, al posto di Paolo Bettini, sia di Coordinatore generale di tutte le Nazionali. Era in poche parole un grande ruolo di gestione e indirizzo del ciclismo italiano, tanto è vero che Cassani ha portato in ambito azzurro molte novità, in primo luogo la grande sinergia tra strada e pista e poi la possibilità di far correre alle squadre nazionali diverse corse in linea o a tappe, ultima in ordine di tempo la “Settimana ciclistica italiana sulle strade della Sardegna” con la Nazionale convocata alle Olimpiadi di Tokyo.

Accanto alle innovazioni, i suoi detrattori oppongono però i risultati. Sotto la sua guida non abbiamo mai vinto un Mondiale di ciclismo, con il solo argento di Matteo Trentin ai Mondiali dello Yorkshire nel 2019. Molto meglio è andata con i Campionati europei, che nelle nuova versione sono iniziati nel 2016 e noi vinciamo da tre edizioni consecutive con Trentin, Viviani e Nizzolo, oltre all’argento sempre di Viviani nel 2017. Cassani con la sua squadra ha vinto anche un oro ai Giochi Europei con Davide Ballerini nel 2019, oltre a vincere con Filippo Ganna la crono mondiale dello scorso anno a Imola.

Non è un palmares da buttare, anche se la non vittoria ai Mondiali pesa parecchio. A questo si sono legate anche cattive prestazioni alle due Olimpiadi di Cassani ct. A Rio de Janiero 2016 la sfortuna più nera tolse una medaglia, possibilmente anche d’oro, a Vincenzo Nibali, mentre a Tokyo non solo non abbiamo mai lottato davvero per le medaglie, anche per colpa dei crampi di Bettiol, ma forse la vera goccia che ha fatto traboccare riguarda il fatto di non aver portato il miglior cronoman al mondo, campione del mondo in carica, Filippo Ganna, a vincere almeno una medaglia su un percorso magari non adatto alle sue caratteristiche ma su cui si poteva fare di più.

Un altro zero nella casella medaglie, rispetto al settore femminile che le sue medaglie, grazie all’enorme Elisa Longo Borghini, invece le ha portate a casa sia a Rio che a Tokyo, potrebbe essere l’innesco definitivo per l’addio prossimo al ct Cassani. O almeno il momento e la motivazione perfette per destituirlo. In realtà i problemi erano iniziati appena arrivato in Federazione Dagnoni, che ha subito declassato Cassani, portandolo al solo ruolo di Commissario tecnico della squadra maschile élite, affidando invece a Roberto Amadio il ruolo di Team manager di tutte le Nazionali. Questo era già un campanello di allarme che sia Dagnoni che Cassani hanno cercato di silenziare fino a Tokyo, per vedere come sarebbe andata a finire e magari arrivare a questa stessa soluzione ma, in base a eventuali successi o sconfitte, con la bilancia che poteva pendere da una parte o dall’altra.

Appena la bilancia si è spostata dalla sua parte, soprattutto dopo la non medaglia di Ganna nella crono, Dagnoni ha in pratica esautorato Cassani, seguendo le procedure che, in assenza di sport da seguire, chiedeva ai tecnici di partire per l’Italia. In realtà l’idea di sostituire Cassani era già chiara e tutti nel mondo del ciclismo parlavano di settembre come momento chiave per farlo, dopo i Campionati europei di ciclismo che si terranno in Trentino dall’8 settembre e i Campionati Mondiali in Belgio dal 19 settembre.

In questo modo sembra che la situazione invece debba cambiare molto rapidamente e sembra difficile che Cassani resti al suo posto dopo quello che è successo a Tokyo. Si parla di Beppe Martinelli, magari per il ruolo di Manager delle Nazionali e di Gianni Bugno per quello di Commissario tecnico. Nelle prossime ore molte cose potrebbero cambiare e far cambiare tutto in mezzo agli eventi olimpici può essere molto rischioso.

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