L'Europa del calcio si ferma, ma anche nel pallone non c'è unione. Ognuno per sé, altro che tutti per uno e uno per  tutti. Il nemico alle porte non ha corpo, non si vede. Non è come in guerra, l'unico altro momento dall'inizio del Novecento in cui l'Europa ha affrontato una minaccia capace di un impatto così esteso e di manifestare il senso di precarietà che tutti accompagna in quest'atomo opaco del male (Pascoli docet). I campionati si bloccano, chi prima chi dopo, chi più a lungo, chi per un po'. Ma la Uefa no. Si rinvia Juve-Lione, i bianconeri sono isolati dopo la positività di Rugani, si rinvia Manchester City-Real Madrid, perché gli spagnoli sono in quarantena dopo la positività di un giocatore della squadra di basket dei Blancos. Ma l'orchestra continua a suonare mentre il Titanic imbarca acqua. L'Europa League si gioca, la Champions al momento non è rinviata né cancellata. La riunione di oggi è servita solo a rimandare ogni futura decisione al 17 marzo.

Passa la linea della non fermezza

Nel momento delle decisioni irrevocabili, l'indecisione vince. Passa la linea della non fermezza, dell'immobilismo procrastinante. Non fare per non danneggiare, non scegliere per non sentire il peso della responsabilità. E' un principio che può andare bene nelle partite a tennis al circolo la domenica mattina, tirare semplicemente la pallina al di là della rete a volte basta a fare il punto e magari a vincere se è l'avversario a sbagliare. Ma qui non ci si può difendere dietro un semplice: non lo sapevo che era una partita, posso dartela vinta e tenermi la mia vita.

Dovrà impararlo Boris Johnson, che sostiene una surreale posizione di radicale darwinismo sociale: facciamo passare il virus, senza fare nulla, quelli che guariranno permetteranno di creare l'immunità di gregge e la nottata passerà. Ma a Liverpool, dove niente è stato fatto per la partita con l'Atletico Madrid, oggi ci sono almeno sei nuovi casi (10 nel Merseyside). La presenza libera di tremila tifosi di Madrid, la città con più contagiati di Spagna, non ha certo aiutato. Altro che anticorpi.

L'Europa League si gioca, nonostante tutto

La Premier League rischia di finire a porte chiuse, dopo la positività dei tre giocatori del Leicester. Senza pubblico già si giocherà in Germania e in Spagna nelle prossime settimane. In Francia stadi chiusi fino a metà aprile, anche se poi ieri duemila tifosi erano fuori dal Parco dei Principi durante e dopo PSG-Borussia Dortmund. Non si gioca in Olanda fino al 31 marzo, si gioca a porte chiuse in Belgio. L'elenco è in costante evoluzione.

Eppure la Uefa lascia che si giochi ancora. Nemmeno la sospensione forzata di Inter-Getafe e Siviglia-Roma, per il blocco dei voli tra Spagna e Italia, è bastato a convincere della necessità di una decisione forte, qui e ora. Si giocano sei partite su otto degli ottavi, e quattro a porte chiuse: LASK–Manchester United, Eintracht Francoforte–Basilea, Wolfsburg-Shakhtar Donetsk, Olympiacos–Wolverhampton.

Champions, Europa League, Europeo: una torta da 5 miliardi

Ma la forza di dire stop ancora non c'è. Si prova a rinviare l'inevitabile, ancora e ancora, per almeno cinque miliardi di ragioni. I 3,2, di miliardi, che la Champions League e l'Europa League garantiscono dai diritti televisivi, risorse che poi vengono per la maggior parte girate alle squadre sotto forma di premi di qualificazione e prestazione e di market pool. Soldi che non garantiscono i campionati europei giovanili, che infatti sono stati cancellati.

Rinviare le due principali competizioni per club vorrebbe poi dire finalmente vedere l'elefante rosa nella stanza a cui tutti finora preferiscono non guardare, l'Europeo 2020. La prima edizione itinerante del torneo, che si viene a scontrare con un calendario ormai da rivoluzionare, e con le conseguenze del Coronavirus. Conseguenze che ogni nazione sta affrontando con le sue norme, e questo complica ulteriormente lo scenario. Perché senza una presa di posizione unica e comune del calcio, si va avanti mettendo toppe che sono spesso peggiori del buco. Si continuano a fare scelte diverse per situazioni simili.

L'Europeo, ha scritto Marco Bellinazzo sul Sole 24 Ore, ha garantito introiti per oltre due miliardi, superando il record dell'edizione 2016 (1,9 miliardi). Rimandarlo vorrebbe dire quasi certamente, a cascata, cambiare data alla prima edizione della Confederations Cup a 24 squadre, prevista in Cina nell'estate 2021.

Di fronte a una pandemia, però, di fronte al rischio per la salute degli stessi giocatori, dei membri dello staff, degli addetti al campo, dei tifosi, la difesa dell'interesse non può essere l'unico orizzonte. Una partita di pallone non vale un rischio così elevato.