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6 Maggio 2021
11:42

Uccidere la Coppa Italia è l’unico punto che mette d’accordo Uefa e Superlega

Dal 2021-2022 la Coppa Italia sarà giocata solo da squadre di Serie A e di Serie B. Questa riforma peggiora ulteriormente il format della Coppa Italia che ora diventa sempre più elitaria. Questa nuova formula è forse l’unico punto che mette d’accordo la Superlega e la Uefa, che dal 2024 con la nuova Champions League ha bisogno di avere sempre più slot liberi in calendario.
A cura di Alessio Morra
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Per anni si è parlato della riforma della Coppa Italia. Adesso è realtà. Ma il nuovo format non piace quasi a nessuno. Si auspicava una riforma in stile FA Cup e invece la coppa nazionale diventa un torneo elitario che avrà ai nastri di partenza solamente squadre di Serie A e di Serie B. I club che si erano opposti alla Superlega hanno dato l'ok a questa nuova formula che all'apparenza dovrebbe dare maggiore audience televisiva alla Coppa Italia.

Il nuovo format della Coppa Italia dal 2021-2022

Il Consiglio di Lega mercoledì 5 maggio ha ufficializzato il nuovo format della Coppa Italia che dalla stagione 2021-2022 vede iscritte solo 40 squadre – i 20 club di Serie A e i 20 di Serie B. L'obiettivo è quello di valorizzare il torneo e dar vita sin dall'inizio a incontri che siano ‘appetibili' per le televisioni – i diritti tv per il prossimo triennio della Coppa Italia ancora non sono stati assegnati. Si comincia il giorno di Ferragosto, quando scenderanno in campo 12 squadre di Serie A.

  • 32 squadre (12 di Serie A e 20 di Serie B) saranno in campo il 15 agosto. Le 16 squadre che vinceranno passeranno il turno si affronteranno successivamente in una sfida secca. Le 8 squadre che passeranno il secondo turno si qualificheranno per gli ottavi di finale in cui entreranno in campo le otto teste di serie, che sono le squadre che chiudono nelle prime otto posizioni il campionato di Serie A 2020-2021.

La formula elitaria della Coppa Italia

Già l'idea di estromettere le squadre di Serie C dalla manifestazione è orrenda, ma a dare vita a questo tipo di formula sono stati i club che si erano opposti alla Superlega, che hanno approvato una riforma elitaria. Fare peggio della formula attuale pareva impossibile e invece si è scelto un modello ancora peggiore – quella attuale prevede che le prime otto della Serie A della stagione precedente iniziano da teste di serie il loro cammino dagli ottavi che disputano in casa, poi quarti, due semifinali e la finale. Appena cinque partite.

Si sperava in una riforma stile FA Cup, in cui spesso si vedono i cosiddetti ‘Giant Killer' cioè le vittorie di squadre di seconda o terza serie (almeno) contro squadre di altissimo livello. E va detto anche che negli ultimi anni spesso sorprese di questo tipo ci sono stati anche nelle coppe nazionali di Spagna, Germania e Francia. In Italia non sarà così. E ora si è capito che non c'è la voglia di rilanciare questa manifestazione.

Le riforme prodotte dalla nuova Champions League

C'è un motivo vero, oltre a quello economico, che ha portato a questa decisione. Al di là della guerra tra Superlega e Uefa, che promette minacce ai club che ancora sono dentro quell'organizzazione. Dal 2024 nascerà la nuova Champions League che prevede molte più partite e ciò significa che il calendario sarà sempre molto più ingolfato e per questo c'è bisogno di recuperare degli slot. La Coppa Italia è quella più sacrificabile. E tutte le coppe nazionali avranno sempre un minore spazio, perché è improbabile pensare che ci siano più slot di calendario rubati ai campionati nazionali, che hanno un valore economico importante in termini di diritti tv. E pensando al futuro, quello davvero lontano, si prevede sempre meno spazio per la Coppa Italia. In poche parole la Coppa Italia è l'unica vittima della guerra delle riforme tra la Superlega e la nuova Champions League.

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