La Serie C non è nemmeno iniziata, ma è già tempo di caos societari. Ad un anno e mezzo dallo scandalo Pro Piacenza, la situazione del Trapani assume contorni sinistramente simili. I siciliani si sono iscritti al campionato di Serie C 2020/21 senza pagare gli stipendi di aprile e già questo basterebbe a far scattare l’allarme, ma ad aggravare le situazione ci si mettono debiti per oltre due milioni (di cui 1,8 verso l’erario) e l’annuncio della proprietà, pronta a cedere le quote. Un’agonia che va avanti, per il Trapani, che ha comunque ottenuto la licenza per la Lega Pro grazie alle deroghe concesse a seguito dell’emergenza Covid-19.

Chi controlla il Trapani?

Il Trapani è controllato da Alivision Transport Scarl, società facente riferimento a Fabio Petroni, nome parecchio noto alle cronache calcistiche della Serie B e della Serie C. Nella stagione 2015/16 è stato socio del Pisa che, una volta conquistata la promozione in B, è passato interamente nelle sue mani. Una gestione che i tifosi pisani preferiranno non ricordare: dalla fideiussione irregolare agli arresti domiciliari per la bancarotta di Terravision, fino all’estenuante trattativa con Giuseppe Corrado per la cessione del club con l’eredità di 10 milioni di debiti (stando a quanto dichiarato da Corrado) e un -4 in classifica per le inadempienze federali.  A dicembre 2016, Petroni è stato condannato a nove anni e mezzo di reclusione per il crac di Terravision, ma nonostante ciò è tornato nel mondo del calcio.

Prima ha fatto capolino nella Juve Stabia, poi ha avuto l’opportunità di rilevare le quote del Trapani subito dopo la promozione dei siciliani in Serie B, nell’estate 2019, acquistando la società da Maurizio De Simone. Già allora il Trapani non navigava in buone acque: club messo in mora proprio durante i play-off per il mancato pagamento degli stipendi e precedenti non brillantissimi dello stesso De Simone (tra Avellino e Matera), che lo scorso 6 agosto è stato arrestato per la sottrazione di oltre 200 mila euro dalle casse del Trapani e per altri gravi reati tributari. Il passaggio di proprietà ha permesso ai granata di garantirsi l’iscrizione in Serie B, ma non di trovare una stabilità societaria, perché la gestione Petroni sta mostrando tutte le sue crepe.

Caso Trapani, stipendi non pagati ad aprile

Se il Trapani si trova in Serie C, d’altronde, è proprio perché la società non ha rispettato i termini previsti per i pagamenti di stipendi e contributi. Se la scadenza del 16 marzo, relativa al bimestre gennaio-febbraio, fosse stata rispettata, i granata avrebbero chiuso con 46 punti in classifica, salvandosi senza nemmeno passare dai play-out. Il club, in pieno lockdown, ha invece deciso di ritardare i pagamenti, venendo così penalizzato: prima di un solo punto, sanzione tramutata in appello a due punti (come previsto dalla norme federali) e confermata dal Collegio di garanzia dello sport del Coni a fine campionato. Un verdetto che ha così condannato il Trapani al ritorno in Serie C dopo un anno, con i giocatori che nel frattempo avevano messo in mora la società per il pagamento degli stipendi di marzo e aprile. Compensi che da tre mesi non vengono riconosciuti anche ai dipendenti della società.

Così facendo, ai giocatori è stata riconosciuta solo la mensilità di marzo, ma nonostante ciò, la Covisoc non ha evidenziato irregolarità nella domanda di iscrizione presentata dal club, che come tutte le società retrocesse in Serie C ha avuto tempo fino al 24 agosto per fornire la documentazione. A seguito dell’emergenza sanitaria, infatti, la condizione prevista per quanto riguarda il pagamento di emolumenti e contributi è il pagamento della mensilità fino a maggio, con la possibilità di portare a contenzioso gli adempimenti di marzo e aprile qualora non vi fossero stati accordi transattivi con i calciatori. Quello che è successo a Trapani: con i tesserati non è stata trovata alcuna intesa (salvo il prolungamento fino ad agosto di alcuni contratti in scadenza a giugno) e la società ha presentato una vertenza contro i propri calciatori per la restituzione di quanto pagato a marzo.

Come si è potuto iscrivere il Trapani?

Il rinvio al 24 agosto per presentare la domanda di iscrizione, nel caso del Trapani, è stato provvidenziale. A luglio, infatti, il club ha ricevuto un contributo straordinario di 250 mila euro dalla Figc e ha visto entrare nelle proprie casse anche una tranche prevista dalla mutualità dalla Lega B, soldi provvidenziali per poter saldare la mensilità di maggio e poter così rientrare nei parametri previsti dal Sistema Licenze Nazionali. Senza mai pagare gli stipendi di aprile, perché – come altre società – il Trapani ha presentato un ricorso al Collegio Arbitrale, congelando di fatto i pagamenti (e chiedendo la restituzione di quelli effettuati per il mese di marzo). Pur senza saldare tutti gli stipendi e i relativi contributi, dunque, il Trapani ha ottenuto il via libera per l’iscrizione in Serie C. I giocatori, per ottenere gli stipendi mancanti, dovranno attendere il verdetto dell’arbitrato, che non si annuncia certo imminente, visto il numero di ricorsi pendenti.

Non è solo il Trapani ad aver fatto ricorso al Collegio Arbitrale. In Serie A l’Udinese ha seguito la stessa strada per non pagare gli stipendi dal 10 marzo al 30 aprile e in Serie B il Chievo si è mosso allo stesso modo. In Serie C, la Sicula Leonzio (che non ha ottenuto la licenza per la stagione 2020/21) ha addirittura presentato ricorso a maggio, prima ancora della ripartenza dei campionati. Se le squadre della Lega Pro hanno potuto puntare sulla sospensione definitiva del campionato di Serie C, quelle di Serie B come il Trapani si trovano in una situazione diversa. Il tutto senza dimenticare la precedente inadempienza sugli stipendi di gennaio e febbraio, poi saldati fuori tempo massimo per evitare la penalizzazione. Se questa sembra già un’anomalia, quello che è successo nelle settimane successive aggrava un quadro di per sé preoccupante.

Svincolati e tamponi, altri problemi per il Trapani

Una volta ratificata l’iscrizione, la società siciliana ha dovuto fare i conti con una nuova messa in mora. Stavolta i giocatori richiedono il pagamento della mensilità di giugno, pur non essendo ancora scattata la scadenza federale (prevista per il 30 settembre), ma in linea con quanto previsto dal codice civile. L’obiettivo, stavolta, è svincolarsi dal club. Per questo motivo, il Trapani decide di pagare gli stipendi di giugno solamente ai pezzi pregiati dell’organico, per non disperdere un patrimonio milionario col mercato aperto. Il centravanti Pettinari (terzo miglior marcatore della Serie B con 17 reti) e il centrocampista Luperini in primis, mentre il nuovo ds Porchia e il nuovo tecnico Di Donato si ritrovano ad organizzare il ritiro con una squadra in fuga. La Covisoc, inoltre, ha contestato una carenza finanziaria di 438 mila euro, tale da far risultare l'indicatore di liquidità inferiore al minimo previsto. Per questo motivo, è stata disposta la non ammissione alle operazioni di acquisizione del diritto alle prestazioni sportive dei calciatori. Una sorta di blocco del mercato, a meno che non vi sia un saldo positivo dalle cessioni, revocabile una volta effettuato il ripianamento.

L’avvio del pre-campionato è stato un ulteriore calvario per il Trapani: giovedì 3 settembre i giocatori sono convocati in sede per il raduno, ma non si sottopongono ai test previsti dal protocollo Figc a seguito della pandemia di Covid-19. Niente tamponi, perché la società deve saldare un debito con la Usl di Alcamo e fin quando non arrivano i soldi, non si fanno gli esami. Il club minimizza sull’episodio: «Nessun caso eclatante, tutti i tesserati effettueranno lunedì mattina alle ore 9 presso la cittadella della salute di Erice tamponi e test sierologici». Lunedì mattina alle ore 9 i giocatori restano in attesa perché ancora il pagamento non è stato effettuato, ma alla fine i soldi arrivano e i tamponi pure (con un soggetto risultato positivo). A nemmeno venti giorni dalla prima giornata di campionato, il Trapani può iniziare ad allenarsi, anche se di fatto è tutto fermo.

I tifosi provano a salvare il Trapani

A Trapani, dunque, il calvario non è affatto terminato. Oltre alla scadenza del 30 settembre per gli stipendi di giugno, bisogna fare i conti con quella del 16 ottobre per il bimestre luglio-agosto, che nel caso in cui non dovesse essere rispettata potrebbe comportare ad una penalizzazione di due punti in classifica. Anche per questo si è mosso il comitato di tifosi «C'è chi il Trapani lo ama», ponendosi come obiettivo quello rilevare il 100% delle quote. Non solo per salvare la società, ma per garantire anche «decine di famiglie tra dipendenti e fornitori, per la gran parte trapanesi». Petroni, al termine dell’incontro avuto con i rappresentanti del comitato, non ha potuto far altro che ribadire la criticità della situazione: «Ho il dovere di dire pubblicamente che abbiamo iscritto la squadra per fare un campionato dignitoso in Serie C, ma non siamo in grado di continuare questa stagione».

Per la Serie C lo scenario è lo stesso del 2018, quando la Pro Piacenza venne rilevata dalla Seleco, azienda che nel 2017 chiuse il bilancio con «gravi irregolarità» riscontrate dal collegio sindacale. Nonostante ciò, la Federazione diede il via libera all’iscrizione e già ad ottobre la Seleco chiese l’ammissione (poi ottenuta) al concordato preventivo, a riprova di una situazione finanziaria per nulla florida. Il bubbone scoppiò scoppiò nel febbraio del 2019, con la radiazione della Pro Piacenza dopo la sconfitta per 20-0 a Cuneo. Oggi i regolamenti federali hanno permesso al Trapani di iscriversi in Serie C senza pagare gli stipendi di aprile e di giugno, con due procedure di messe in mora presentate dai calciatori, con una carenza finanziaria contestata dalla Covisoc e con difficoltà persino nel far partire il ritiro. Un cast da paura, per un film che assomiglia tanto ad una replica.