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Taarabt racconta cosa fece Balotelli al suo rottweiler: “Il cane era stordito, sembrava un gatto”

I ricordi di Adel Taarabt al Milan: Balotelli e il cane, la disistima per Pippo Inzaghi che lo scartò per Cerci. Ma è un altro “il peggiore allenatore mai avuto in carriera”: Davide Ballardini.
A cura di Paolo Fiorenza
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Adel Taarabt ha giocato solo 6 mesi nel Milan, ma a sentire i suoi ricordi quei mesi devono essere stati non solo pieni di cose rimaste stampate nella sua mente, ma anche tali da segnare un prima e un dopo nella sua carriera: "Non essere riscattato è il mio più grande rimpianto". Quello era il Milan di Clarence Seedorf, arrivato in rossonero come lui nel gennaio del 2014 al posto dell'esonerato Allegri, e poi come lui mandato via senza tanti complimenti in estate. Il tecnico olandese fu a sua volta esonerato, mentre il trequartista marocchino – che era in prestito – non venne riscattato dal QPR. Tra le memorie che sgorgano nitide da quel periodo trascorso a Milano, non poteva mancare Mario Balotelli. E il suo cane, un rottweiler.

Balotelli e il cane a 200 km/h

"Una volta arrivò all'allenamento con la Ferrari e il suo rottweiler dentro, a duecento all'ora. Andava così forte che il cane era completamente stordito. Sembrava un gatto – racconta oggi Taarabt – Il dottore gli spiegò che per un cane era deleterio andare forte. Ma avrei mille storie: un'altra volta, prima di una gara contro il Chievo, disse a Pazzini di scendere in campo dall'inizio perché lui non voleva giocare. Ovviamente Mario segnò dopo pochi minuti. Era buono, ma totalmente matto".

Adel Taarabt con Mario Balotelli al Milan nel febbraio 2014
Adel Taarabt con Mario Balotelli al Milan nel febbraio 2014

Taarabt e la disistima per Pippo Inzaghi

Taarabt era sicuro di restare al Milan, visto come aveva giocato nella seconda parte di quel campionato, ma poi arrivò sulla panchina Pippo Inzaghi, per il quale ha parole tutt'altro che lusinghiere: "Non vorrei sembrare arrogante, ma in quei sei mesi sono stato di gran lunga il miglior giocatore della squadra. E c'erano Balotelli, Kakà, Robinho. I tifosi lo sapevano, Seedorf mi voleva bene, io stavo da Dio. Dopo soli due mesi si parlò del riscatto, ma in estate cambiò tutto. Inzaghi disse ai piani alti di non voler puntare su di me perché preferiva Cerci (che poi sarebbe arrivato al Milan nel gennaio successivo, ndr). Lo rispetto, ma sentirmi dire una cosa del genere no. Ora tutti vedono che carriera sta avendo come allenatore. Suo fratello ha fatto bene, lui invece…".

Taarabt con Clarence Seedorf: tutt'altra stima per lui rispetto a Pippo Inzaghi
Taarabt con Clarence Seedorf: tutt'altra stima per lui rispetto a Pippo Inzaghi

Ma Ballardini è molto peggio…

Non è tuttavia Pippo Inzaghi il tecnico su cui il 34enne marocchino si scaglia con più disistima e acrimonia, ce n'è un altro che ha avuto nella sua altra esperienza italiana, quella al Genoa: "Ballardini è il peggior allenatore mai avuto. Un disastro – racconta alla Gazzetta dello Sport – In allenamento zero intensità, niente di niente, con quegli occhiali scuri mi chiedevo se fosse un tecnico o un attore. Quando inizia una stagione viene mandato via dopo tre mesi. Esperto nel salvare le squadre? È vero, anche al Genoa mi stupiva perché battevamo la Lazio ma in allenamento non facevamo niente. Forse è fortunato, non so…".

Davide Ballardini e il suo look abituale
Davide Ballardini e il suo look abituale

Taarabt oggi a 34 anni: dove gioca

Oggi Taarabt gioca a Dubai, nell'Al Nasr, la stesso club emiratino dove Manolo Gabbiadini sta facendo molto bene a suon di gol: i due sono i pilastri della squadra. Il marocchino è ormai a fine carriera, ma non piange sul latte versato e su quello che avrebbe potuto essere e non è stato: "Se mi sento un talento sprecato? No, sono sincero. Magari ho perso tre o quattro anni di carriera, avrei potuto fare scelte diverse e giocare più partite in Champions, ma ho vissuto in Portogallo, in Inghilterra e in Italia. Sono stato da Dio al QPR, al Milan, al Benfica e non ho mai provato ansia nel giocare a calcio, mentre alcuni compagni correvano in bagno a vomitare prima dei big match. Ho amato far passare la sfera sotto le gambe degli avversari, la mia skill preferita, e realizzato ciò che volevo fare. L'ho fatto a modo mio, nel bene o nel male, divertendomi. E ne sono fiero".

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