Stefano Pioli: “Ibrahimovic al Milan venne in ufficio da me e chiuse la porta. Disse: oggi parlo io”

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Stefano Pioli ha raccontato un retroscena relativo ai tempi del Milan quando allenava Zlatan Ibrahimovic. Un rapporto molto schietto ma anche diretto, in virtù del forte ego dello svedese.

Stefano Pioli ha allenato in carriera giocatori di grande temperamento come Cristiano Ronaldo, all'Al Nassr, e Zlatan Ibrahimovic al Milan. Il sodalizio in rossonero è iniziato nel gennaio 2020 ed è durato fino al 2023 quando l'ex centravanti svedese si è ritirato. L'allenatore ha capito sin da subito che con Ibra valeva il più classico dei "patti chiari e amicizia lunga", alla luce del suo enorme ego. A distanza di anni Pioli ne ha parlato durante la sua ospitata al Club di Sky, quando non sono mancati anche i retroscena. Particolarmente interessante quello relativo al primo "screzio" con Ibrahimovic. Se questo si è confermato tanto forte in campo quanto non semplice da gestire negli spogliatoi, il secondo ha dimostrato pazienza e abilità nella gestione. E questo racconto a distanza di anni conferma anche la sincerità di Pioli che ha riconosciuto le difficoltà avute con un pezzo da 90 del genere.

L'allenatore e il leader dello spogliatoio del Milan sono sempre andati d'accordo visto che si sono detti sempre le cose in faccia. Il corto circuito però nello spogliatoio del Milan si è creato quando Stefano Pioli non ha comunicato prima al suo giocatore la decisione di sostituirlo, qualcosa di non gradito per Ibra. Pioli ha raccontato: "Cristiano e Zlatan sono molto simili nei rapporti. Tu sei chiaro con me e io ti rispetto. Se non sei chiaro con me non va bene, me ne vado. Con loro se dici: ‘Guarda che domani non giochi' o ‘Domani giochi 60 minuti e poi ti tolgo' e poi non lo fai…".

Ed è esattamente quello che accaduto ma non per una presa di posizione forte di Pioli. Può capitare che durante una partita non si possa essere attenti a tutte le comunicazioni del caso nei confronti dei calciatori, Ibra compreso. E le cose hanno subito preso una piega non certo piacevole per l'allenatore: "Non gli ho detto una cosa ma per la fretta". Nel periodo del Covid, quando si giocava match a distanza ravvicinata ci fu un errore di comunicazione: "Feci tre cambi, Zlatan, Calhanoglu e un altro. Molto veloci ma a Zlatan non gliel'avevo detto in anticipo. E il giorno dopo è venuto da me. E non con un tono così come il tuo (riferito a Caressa, ndr). Quel giorno lì non mi aspettavo che entrasse Zlatan. È entrato: ‘Oggi parlo io'. Io avevo, sai quelle poltrone che ballano? Ho ballato tre minuti, però poi dopo è passata". Situazione pesante e complicata da gestire come confermato dalla gestualità di Pioli accompagnata da un sorriso. Entrando nei dettagli ha spiegato: "Quel giorno lì non mi aspettavo che entrasse Zlatan. È entrato: ‘Oggi parlo io'. Io avevo, sai quelle poltrone che ballano? Ho ballato tre minuti, però poi dopo è passata.  Ha chiuso la porta è quello è un segno di rispetto".

La cosa bella di quel confronto è che non ha prodotto rancore. Pioli ha confermato come tutto finisse subito con Ibrahimovic pronto sin da subito a voltare pagina per il bene del Milan. Giusto dirsi le cose in faccia in virtù di un concetto chiarito già al momento del ritorno a Milano: "Tu allenatore, io giocatore. Tu rispetti me, io rispetto te. E così è stato". E i due comunque insieme si sono tolti delle belle soddisfazione come lo Scudetto 2021-22. Certo il rapporto non è stato facile ma a giudicare da quello che hanno sempre ribadito entrambi è stato contraddistinto da schiettezza e sincerità.

Il carattere dell'allenatore e quello del giocatore all'epoca sono sembrati molto diversi: più calmo e conciliante il primo, più duro e forte il secondo. L'importante è stato capirsi, con buona pace delle parole su liti e rotture. E questo racconto a distanza di anni conferma anche la sincerità di Pioli che ha riconosciuto le difficoltà avute con un pezzo da 90 del genere. In tanti al posto suo magari avrebbero glissato oppure mostrato di avere un piglio differente da leader. Basti pensare a quanto accaduto a Ronaldo in nazionale con Jorge Jesus. Questo fa sicuramente onore al mister che cerca oggi una nuova avventura.

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